Le statue di Dedalo: le riviste di filosofia politica italiane di serie A

Roars ha puntualmente segnalato l’ancipite vicenda delle nuove liste di riviste last minute per l’abilitazione scientifica nazionale. E’ cambiato qualcosa fra le riviste di filosofia politica italiane di serie A, di cui avevamo già avuto modo di discutere? A quanto pare, la sola novità è data da Filosofia politica, che, scomparsa dalla lista precedente, è ora ritornata in tutta la sua gloria.  Per il resto, rimane saldo quanto avevamo già scritto a suo tempo.

Quanto a noi, in questo movimento di  statue di Dedalo,  conserviamo il nostro marchio di scientificità,  sia per l’area 14 sia per l’area 11.

L’Anvur ha spiegato che lo scopo delle nuove liste è correggere gli errori. Però la lista dell’area 14 continua a negare la scientificità sia all’Archiv für Rechts- und Sozialphilosophie sia alle Hegel Studien.  Dobbiamo dunque concludere che per l’Anvur, persistentemente, studiare  Kant, Hobbes e Tocqueville è segno d’eccellenza scientifica nella filosofia politica, mentre ragionare su Hegel o pubblicare su un’importante rivista di filosofia sociale e del diritto tedesca e internazionale è meno fruttuoso della suinicultura.

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Il marchio di scientificità

E’ appena uscita la lista delle riviste che, secondo l’Anvur, meritano di fregiarsene.  Per l’uso dei nostri autori: siamo stati inclusi anche noi, sia nell’area 14 (scienze politiche e sociali), sia nell’area 11 (scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche).

Dobbiamo festeggiare? Temo proprio di no. Rimane in piedi una questione di principio che Immanuel Kant, rivolgendosi a un despota, spiegava così:

Il monarca reca detrimento alla sua stessa maestà se si immischia in queste cose ritenendo che gli scritti nei quali i suoi sudditi mettono in chiaro le loro idee siano passibili di controllo da parte del governo: sia ch’egli faccia ciò invocando il proprio intervento autocratico ed esponendosi al rimprovero: Caesar non est supra grammaticos; sia, e a maggior ragione, se egli abbassa il suo potere supremo tanto da sostenere il dispotismo spirituale di qualche tiranno del suo stato, contro tutti gli altri suoi sudditi (AK VIII, 40).

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