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La publicité est la sauvegarde du peuple

Daniela Tafani, studiosa di filosofia politica e morale, entra a far parte della redazione del Bollettino telematico di filosofia politica proponendo alla revisione paritaria aperta l’articolo Il palladio dei diritti del popolo. La libertà di stampa come contropotere in Kant e negli scritti rivoluzionari.

Quando Kant scriveva che la libertà della penna è l’unico palladio dei diritti del popolo non stava – come potrebbe pensare un lettore europeo o americano poco attento alla costituzione materiale che oggi si trova a subire – facendo retorica. Stava riecheggiando non solo il motto della medaglia dei venditori ambulanti di giornali (colporteurs) all’inizio della Rivoluzione francese, ma anche un’ampia letteratura repubblicana che rappresentava la libertà della stampa come un diritto a salvaguardia degli altri diritti, perfino contro il potere costituito.

La posizione di Kant, fondata sul carattere strutturalmente pubblico della giustificazione morale, era già chiara prima della rivoluzione francese quando, nel saggio sull’Illuminismo, scrive che ogni essere umano ha la vocazione a pensare da sé, contro il ministro Zedlitz che invece la riconosceva a pochi. E il suo senso politico diventa ancora più accentuato quando, nel 1793, la libertà della penna, che è libertà spirituale dell’autore invece che mera libertà economica dell’editore, funge da spartiacque fra un regime che contiene leggi ingiuste a cui si può ancora por rimedio tramite il dibattito pubblico e un regime basato sulla mera forza contro il quale è invece lecito fare la rivoluzione.

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Simbolo dell'anarchia

Il fisico Francesco Scotognella propone alla revisione paritaria aperta l’articolo “L’affermazione di una teoria nella comunità scientifica: lo scienziato-parresiasta, il collettivo di pensiero e il mutuo appoggio“.
La comunità scientifica si è molto ampliata rispetto al passato, ma per distribuirsi “in fazioni trasversali polverizzate in piccole scuole spesso in competizione tra loro”. Le scuole meglio connesse e più finanziate sviluppano delle autorità, che riempiono le sale più grandi ai congressi e le cui pubblicazioni, teorie e modelli godono della massima considerazione. E però qualsiasi scienziato, a condizione che rispetti i protocolli di comunicazione della comunità disciplinare, può arrischiarsi a fare la parte del parresiasta fino al punto di scalzare l’autorità, ancorché in tempi non brevissimi.
Questa evoluzione è possibile esclusivamente perché nel lungo termine i parresiasti non rimangono soli: fin dall’inizio la loro sfida non è un conflitto fra individui, bensì un appello al mutuo appoggio della comunità scientifica, perché altri controllino le loro proposte in maniera indipendente, ripetendo o proponendo esperimenti cruciali. In questo senso – sostiene Scotognella – la comunità scientifica è anarchica, perché l’avanzamento del sapere ha luogo non per la forza di una gerarchia, che anzi lo trattiene, ma in virtù di una forma di mutuo soccorso simile a quello teorizzato dall’anarchico e scienziato naturale Pëtr Kropotkin.

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Breaking barriers

Ecco il testo del discorso pronunciato il 9 luglio 2021 da tre portavoce degli allievi della classe di Lettere della Scuola Normale Superiore di Pisa durante la cerimonia di consegna del loro diploma. La stampa ne ha enfatizzato la denuncia della disparità di genere, a cui è più facile dare una parvenza di risposta o con una politica di quote o con l’impossibilità legale di applicarla – come se prendere le studiose sul serio fosse così difficile da non riuscire a dar loro spazio se non per costrizione amministrativa. Ma questa denuncia è a conclusione di un argomento più difficile, che riguarda, oltre il caso particolare, ancorché estremo, della Normale di Pisa, l’università italiana nel suo complesso.

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Bibliotheca Alexandrina

Istituzioni come la biblioteca di Alessandria, i monasteri e le università hanno concentrato i testi nello spazio, li hanno estesi nel tempo e vi hanno costruito attorno comunità di conoscenza ora lasciando la polis per sottomettersi all’impero, ora allontanandosi dal consorzio civile, ora aggregandosi in corporazioni o in accademie, ora dividendosi in raggruppamenti disciplinari: ogni volta, per ottenere questo scopo, hanno rinunciato a qualcosa – dal consorzio con la città fino a quello con la società – ma hanno ottenuto l’essenziale, vale a dire la possibilità di tramandare e coltivare un sapere relativamente indipendente e pubblico in virtù del controllo della propria “biblioteca”. Ora, però, la biblioteca, divenuta digitale, è governata ed elaborata da macchine cognitive la cui automazione – la potenza delle procedure basate su un sapere passato che pare esonerare gli umani dalla comprensione – induce a credere che non più di comunità di conoscenza ci sia bisogno, ma solo di inseritori di dati.
Karen Maex, rettrice dell’università di Amsterdam, in un discorso per nulla di circostanza analizza i rischi e i possibili rimedi di quest’ultimo sviluppo, che la pandemia ha reso più veloce ed evidente.

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Trundholm sun chariot

Una strategia di negoziazione con gli oligopolisti dell’editoria scientifica mirata particolaristicamente all’accesso aperto invece che sistemicamente alla scienza aperta ha condotto finora, anche e soprattutto in Italia, a contratti svantaggiosi, quali quello con Elsevier e quello con Springer-Nature. Se, infatti, un articolo su “Nature” rimane fondamentale per il prestigio e la carriera dei ricercatori, il suo editore, com’è riuscito a imporre un prezzo oltraggiosamente alto per gli abbonamenti, può anche chiederne uno paragonabilmente alto per la pubblicazione.

Possiamo – realisticamente – permetterci di continuare a essere realisti? Il progetto Plan I – Towards a sustainable research information infrastructure spiega perché è più che mai indispensabile rispondere di no.

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