Spendere meno, spendere meglio: una proposta panottica di J.-C. Guédon

open access logoJ.-C. Guédon ha commentato la nostra campagna di crowdsourcing in merito alle spese delle biblioteche  sulla mailing list Nexa.  Offriamo, qui di seguito, la versione italiana delle sue osservazioni – che presuppongono un mondo accademico molto diverso da quello impostoci dalla burocrazia della valutazione e dei tagli, perché consapevole che bisogna cooperare,  per uscire di prigione.


Da molto tempo gli editori giocano al “dilemma del prigioniero” facendo firmare alle biblioteche clausole di riservatezza sull’esito delle trattative come condizione per conservare quanto è presentato come un privilegio fatto su misura, vale a dire un piccolo sconto sul prezzo complessivo di un pacchetto di testate e di database.  Senza la clausola di riservatezza, lo sconto va perduto. Questo significa che gli editori godono di ciò che si potrebbe senza dubbio chiamare – per usare il concetto di Bentham come rielaborato da M. Foucault – un vantaggio “panottico” sulle biblioteche.

È ben ora che le biblioteche reagiscano con un sistema panottico simmetrico per ripristinare un qualche grado di equilibrio nella relazione di potere con gli editori. Potrebbero farlo creando un database delle licenze e dei costi di ciascun editore, naturalmente con una descrizione dettagliata di quanto ottengono in cambio dei loro soldi,  e rendendolo pubblico. Questo sistema panottico potrebbe partire su base nazionale, per esempio in Italia, e poi, per imitazione, diffondersi nel mondo.  E dovrebbe essere esplicitamente progettato per evitare che alcuni bibliotecari siano puniti per non aver conseguito l’accordo migliore: non deve, cioè, essere inteso come una classifica, bensì come un modo per documentare l’estensione arbitraria dei prezzi, quanto sono l’esito di trattative opache.

A proposito di spesa bibliotecaria, le biblioteche, su base nazionale, potrebbero concordare collettivamente che, da ora in poi, il loro budget complessivo per gli acquisti verrà suddiviso fra gli acquisti e il sostegno di iniziative ad accesso aperto (sia verdi sia auree), e questa suddivisione potrebbe spostarsi gradualmente verso l’Open Access.  Si potrebbe immaginare, dunque, che il primo anno le biblioteche dirotterino il 5% del loro bilancio per sostenere riviste ad accesso aperto, il secondo anno il 10% e così via. In questo modo il flusso di ricavi dei grandi editori si ridurrebbe inesorabilmente, mentre si finanzierebbe qualche iniziativa Open Access a livello nazionale, per esempio una piattaforma italiana simile a SciELO o un megajournal scientifico ad accesso aperto. E se i ricavi cominciassero a diminuire, e diventasse noto nei circuiti degli investitori, il valore delle loro azioni cadrebbe precipitosamente…

Le biblioteche, collettivamente, detengono un potere d’influenza enorme: non hanno, però, trovato ancora il modo di organizzarsi per trarne vantaggio.

 

 

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La crisi dei prezzi dei periodici in Italia: quanto ci costano le riviste scientifiche?

tetradrakmatonPer serial crisis i bibliotecari intendono l’aumento continuo e sproporzionato dei prezzi delle riviste scientifiche più importanti – i cosiddetti core journals – iniziato nell’ultimo quarto del secolo scorso.  Le sue cause e le sue conseguenze sono state oggetto di numerosi studi, fra i quali quello di J.-C. Guédon  tradotto  da noi qualche anno fa.

Anche se molti sistemi bibliotecari di ateneo rendono pubblici i propri bilanci,  i dati italiani su questo fenomeno sono parziali,  sepolti in formati poco amichevoli e non sempre freschissimi.  Però, dopo il 18 marzo 2013, dati e documenti offerti online dalle amministrazioni pubbliche devono essere intesi come aperti di default,  a meno che una licenza d’uso esplicita non stabilisca altrimenti.

Stando così le cose,  diventa possibile sperimentare una sorta di crowdsourcing di dati già pubblici,  in attesa di qualcosa di più organico fornito dai grandi consorzi di acquisto come CARE e CIPE, o dallo stesso MIUR. Il nostro scopo è dare una risposta semplice a una domanda semplice, basandoci su dati italiani e non americani.

Per esempio, nel 2011 il sistema bibliotecario dell’università di Pisa ha speso, dei 3.139.670 euro dedicati agli acquisti, 2.886.027 euro per i periodici e le banche dati e solo 253.643 euro per i libri. La crisi dei prezzi esiste anche da noi.  Avremmo, in verità, bisogno di sapere di più: per esempio quanto va alle multinazionali dell’editoria scientifica per i periodici e le banche dati (comprese quelle che si usano per la valutazione della ricerca), quanto va agli editori piccoli e italiani; quanto gli studiosi italiani pubblicano in Italia e quanto altrove.

Sospettiamo che i fondi del nostro sistema di ricerca, già gravemente sottofinanziato, siano drenati a favore di giganti editoriali multinazionali e a danno di tutti gli stakeholder locali, quando la pubblicazione accademica potrebbe adottare lo stesso modello del software libero,  sviluppando competenze locali che traggono profitto da un codice condiviso. Ma senza dati non è possibile andare oltre il sospetto, anche se, certamente,  potremmo spendere meglio i soldi del contribuente.

In attesa che le amministrazioni offrano qualcosa di più organico,  proponiamo un sondaggio, dedicato ai sistemi bibliotecari delle università e dei centri di ricerca, così da aggregare il maggior numero possibile di dati pertinenti. Parte di questi dati, infatti,  è  già pubblicata, di solito sotto forma di documenti pdf seminascosti nei meandri di siti istituzionali grandi e complessi. Si tratta semplicemente di aggregarla e di renderla riutilizzabile.

Le risposte ricevute sono disponibili in questo foglio di calcolo Libreoffice (qui anche in formato csv) in modo da rendere quanto ricevuto,  sebbene parziale,  disponibile per chiunque desideri  elaborarlo.

Aggiornamenti

Quando il foglio di calcolo indica come fonte “Amministrazione” i dati relativi sono stati forniti direttamente dall’amministrazione bibliotecaria.

Nel caso dell’università di Milano, la cifra 731019 riportata come addendo in due celle riguarda le banche dati, disaggregate dalle altre risorse elettroniche. I numeri milanesi sono ancora in discussione per un problema interpretativo: vanno dunque intesi come provvisori fino a nuovo avviso.

Il sistema bibliotecario del politecnico di Torino offre un dato disaggregato molto interessante: nella sua spesa complessiva di € 546.240,93 per i periodici, solo 11.924,15 euro vanno a editori italiani.

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