Marco Calamari, Lampi di Cassandra: l’altro Steve

L’articolo, pubblicato oggi su “Punto informatico”, è apparentemente dedicato alla differenza fra i due fondatori della Apple: lo Steve Jobs di cui parlano tutti, e l’altro, Wozniak, che ha lasciato l’azienda nel 1985, dopo aver creato i primi due veri personal computer, Apple I e Apple II. Mentre a Wozniak si devono i pochissimi momenti di apertura del software e del firmware Apple,

Jobs si è anche coperto del “fango” di aver scientemente concepito solo prodotti chiusi e di averli protetti con ogni arma fisica e legale possibile ed immaginabile, contribuendo non poco all’attuale pietoso e grave stato dell’informatica di consumo, e quindi della Rete stessa.

Chi si avvicina all’informatica da utente potrebbe considerare tutto questo di interesse soltanto tecnico. Ma noi studiosi, quando così ci convinciamo che i nostri contenuti siamo tanto importanti da rendere irrilevante, “tecnica”, la loro prigionia in sistemi di valutazione e di pubblicazione informaticamente chiusi e umanamente oligarchici, rinunciamo al potere individualmente minimo ma collettivamente enorme di costruire porzioni del mondo delle idee – e infine del mondo stesso – tramite l’uso pubblico della ragione. E questa rinuncia è tanto più colpevole quanto più ricordiamo e ammiriamo i costruttori di gabbie e ignoriamo chi lavora per aprirle, anche a prezzo di una minor fama entro la prigione. Marco Calamari, ingegnere, riesce a illustrarlo con filosofica chiarezza.

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One thought on “Marco Calamari, Lampi di Cassandra: l’altro Steve”

  1. Su questo stesso tema, dello stesso autore, merita di essere letto anche il bellissimo articolo uscito oggi su “Punto Informatico” – in un momento in cui tutti gli altri commentano la morte di qualcuno che viene definito geniale, e che però è stato anche un costruttore di giardini murati. Ne cito il passaggio più rilevante:

    L’editoria elettronica di oggi è, ahimè, al 100 per cento un Walled Garden, ben delimitato dagli alti muri costituiti dai DRM e dai lettori di ebook in commercio e da quelli già annunciati. Quando si arriva alla conta dei “buoni” e dei “cattivi”, non c’è che un posto da assegnare agli ebook del presente e del futuro prossimo, e non è insieme ai buoni. Possiamo poi parlare di valore della tecnologia e dell’interazione tra tecnologie, strumenti del sapere e scrittura, possiamo vivere situazioni più o meno estreme di compromesso, come tanti fanno o devono fare.

    Non bisogna però mai stancarsi di ripetere che anche se la strada che percorriamo oggi con gli e-book ci porta in una direzione diversa, la meta del viaggio deve essere nella direzione “giusta”, quella del libero sapere. Ed il libero sapere si trova in direzione della condivisione e della libera circolazione della conoscenza, non dentro giardini racchiusi da alti muri.

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