Claudio Baglietto, Kant e l’antifascismo

Depositato nell’Archivio Marini, il documento contiene un saggio incompiuto di Claudio Baglietto, filosofo normalista morto prematuramente nel 1940, che scelse l’esilio a Basilea a causa della sua obiezione di coscienza contro il servizio militare e contro il fascismo. Il saggio è preceduto da una presentazione di Aldo Capitini, suo compagno di studi e d’idee, e seguito dagli scritti religiosi composti dai due in collaborazione. Questi ultimi due testi sono tratti da Antifascismo fra i giovani (1966).

Il primo brano, in particolare, è di grandissimo interesse perché racconta come, sotto un regime autoritario che negava la libertà dell’informazione e fra pensatori che erano allo stesso tempo ambigui uomini di potere, Capitini e Baglietto maturassero una coscienza critica grazie al principio kantiano dell’ “assoluta distinzione tra spirito e realtà”, da cui seguì una “riluttanza ad accettare il facile storicismo giustificatore del fatto compiuto, accoglitore della realtà della potenza, seguace di ciò che da astratto ideale si fa movimento di moltitudini, peso concreto nella storia, istituzione, governo” (p. 6). Questo principio è riflesso puntualmente nell’interpretazione di Baglietto, che rappresenta Kant come punto di partenza di un percorso fin dall’inizio deviante rispetto a quello che condurrebbe all’idealismo gentiliano. “Alla base del pensiero kantiano c’è la distinzione della ragione intesa come ciò che noi siamo in dignità dalla ragione intesa come ciò che noi siamo di fatto: la distinzione netta della ragione dalla natura, i due termini che tutta la mentalità illuministica identificava. E perciò quell’affermazione kantiana della ragione che sembra ed è in parte pensata nella direzione di tutto l’Illuminismo, è, veduta più profondamente, il suo superamento completo” (p. 14).

Il saggio incompiuto di Baglietto, Il cammino della filosofia tedesca nell’Ottocento, fu pubblicato su carta negli “Annali della S.N.S” del 1950. I testi sono stati digitalizzati dal matematico trentino Claudio Fontanari che ha così reso disponibili per l’uso pubblico della ragione scritti altrimenti di non facile accesso.

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2 thoughts on “Claudio Baglietto, Kant e l’antifascismo”

  1. Sebbene non sia esplicitamente affermato , dai toni pare che si tratti di un saggio inedito, peraltro non idnicizzato da WorldCat (http://archive.is/ZK5Sd/).

    Marini è un cognome ebraico e Baglietto probabilemte riparò a Basilea non soltanto perchè non condivideva la violenza militare della Germania nazista e dell’Italia fascista, ma anche per sfuggire alle leggi razziali del 1938.

    Il testo come è pervenuto all’Archivio Marini? Possibile che sia stato fatti giungere a Pisa, portato da lui personalmente durante qualche rientro in patria negli anni durante i quali risiedeva a Friburgo?

    1. Il testo nella sua versione elettronica è stato preparato e depositato nell’archivio Marini, come si vede dalla sua intestazione, dal matematico trentino Claudio Fontanari, su mio suggerimento.

      Baglietto riparò a Basilea, dopo essere andato in Germania con una borsa di studio, nel 1932, solo per renitenza alla leva. Infatti Hitler salì al potere nel 1933 mentre le leggi razziali in Italia risalgono al 1938. Capitini fu espulso dalla Normale nel 1933 perché aveva rifiutato di iscriversi al partito fascista.

      Giuliano Marini sapeva che taluni ritenevano il suo cognome ebraico, ma la sua famiglia non aveva legami con l’ebraismo né interni né esterni. Infatti non subì la persecuzione delle leggi razziali, a differenza – per esempio – dei Pontecorvo, che dovettero lasciare Pisa, e che Giuliano Marini ricordava di aver conosciuto da ragazzo.

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