Tetradrakmaton

I Greci tra oralità e scrittura

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 17 aprile 2003

Il Fedro: La critica alla scrittura

Nel Fedro, Socrate indirizza una serie di critiche specifiche al medium alfabetico a partire dalla narrazione del mito di Theuth, un'esplicita invenzione che gli permette di portare l'attenzione del suo interlocutore, tramite la componente magica, sull'aspetto innovativo che l'origine della scrittura alfabetica reca con sé. Come il re di Tebe, Socrate afferma che la scrittura non ha, in sé, una funzione conoscitiva: essa è utile nella misura in cui aiuta chi già sa a ricordare [275c].

"Perché vedi, Fedro, la scrittura (graphè) ha una strana qualità, simile veramente a quella della pittura (zographìa). I prodotti della pittura ci stanno davanti come se vivessero; ma se domandi loro qualcosa, tengono un maestoso silenzio. Nello stesso modo si comportano i discorsi (logoi): crederesti che potessero parlare quasi che pensassero; ma se tu, volendo imparare, domandi loro qualcosa di ciò che dicono, ti manifestano una cosa sola e sempre la stessa. E una volta che sia messo per iscritto, ogni discorso (logos) si rivolge a tutti, tanto a chi l'intende quanto a chi non ci ha nulla da fare, e non sa a chi gli convenga parlare e a chi no. Prevaricato ed offeso oltre ragione esso ha sempre bisogno che il padre gli venga in aiuto, perché esso da solo non può difendersi né aiutarsi [275c - d]" (trad. it. di P. Pucci, Laterza, p. 119, con alcune correzioni).

Il carattere visivo dell'alfabeto fonetico permette a Platone di equiparare segno grafico e segno pittorico; a partire da questa analogia prendono origine le osservazioni di Socrate, attraverso cui Platone pone in evidenza le caratteristiche proprie del nuovo medium: la fissità dell'oggetto, l'universalità della sua diffusione, la chiusura del suo contenuto e la dipendenza dall'autore.

Se le critiche che Socrate muove alla scrittura sono comprensibili in una prospettiva orale, giustificata dal fatto che non abbia lasciato niente di scritto, diversa è la posizione di Platone, che affida alla scrittura la trasmissione dei suoi dialoghi. Come è da intendersi la critica alla scrittura nel Fedro? La relazione tra oralità e scrittura nell'elaborazione del pensiero di Platone è stata oggetto di una lunga discussione da parte dei sostenitori del primato delle dottrine esoteriche (le dottrine non scritte e tramandate oralmente) per la corretta interpretazione platonica, e di chi ha rivendicato, al contrario, la fondatezza e la validità dei dialoghi scritti, nonché la preminenza di tali fonti per la comprensione del pensiero di Platone.

Friedrich D.E. Schleiermacher introduce alcuni elementi a sostegno della seconda ipotesi. Nella sua Introduzione a Platone del 1804 il filosofo tedesco accompagna alla propria traduzione la raccomandazione, assai importante, di accostarsi, prima che alla letteratura secondaria e alle opinioni, ai testi platonici. È questa l'applicazione diretta del platonismo che Schleiermacher intende proporre ai suoi lettori, e che prende le mosse dalla definizione di conoscenza come processo interiore.
Schleiermacher confuta le interpretazioni che vanificano la ricerca di un'unità nella dottrina platonica sulla base dell'apparente confusione che la forma dialogica e l'identità dei personaggi coinvolti comportano: l'errore che ne deriva consiste nel limitare la funzione del dialogo ad uno strumento accessorio, e non aiuta a giungere ad alcuna conclusione. Anche un secondo errore, di apprezzare il valore linguistico e poetico come una caratteristica secondaria e dubbia dell'opera del filosofo greco, è foriero di malintesi quando porta a ritenere che negli scritti platonici non sarebbe espressa la sua dottrina. Quanto al filosofo tedesco preme, al contrario, dimostrare, è che nella filosofia di Platone è impossibile separare la forma dal contenuto, e che ogni asserzione può essere compresa solo nella sua collocazione, con le limitazioni e i legami in cui lo stesso Platone l'ha espressa.
Non si tratta dunque secondo Schleiermacher di esporre le singole opinioni, ma le singole opere, nel modo in cui le sue idee le hanno sviluppate in esposizioni progressive e sempre più complete. Il dialogo e la sua forma non possono essere compresi come una totalità in sé, ma necessitano della connessione con gli altri scritti, come è chiarito attraverso un esplicito riferimento al Fedro; la critica alla scrittura è precisamente una critica all'insegnamento dottrinale, cui Platone contrappone una teoria della conoscenza e dell'apprendimento che ha il suo fondamento nella forma dialogica, senza così negare valore di per sé al dialogo scritto. Al primo tipo di discorso, nel seguito del dialogo Socrate contrappone un altro tipo di discorso, "quello scritto con la scienza (epistème) nell'anima di chi impara, capace di difendere sé stesso, e che sa a chi parlare e di fronte a chi tacere" [276a]. Il riferimento diretto a Fedro, che possiede il logos scritto di Lisia, ma non la conoscenza, è esplicito.
Poiché il pensiero è autoattività e anche un richiamo al modo in cui si è acquisito, la forma dialogica è indispensabile per l'apprendimento tanto allo scritto quanto all'oralità. Il lettore del dialogo è dunque coinvolto se l'anima è posta nella necessità di cercare la verità, e condotta sulla strada dove può trovarla. Solo sulla base del fatto che il lettore, e più in generale chi impara (mathetès), divenga o meno ascoltatore del proprio interno, è possibile secondo Schleiermacher distinguere in Platone una dottrina esoterica da una essoterica.

Le tesi di Eric Havelock danno conferma a chi nega che Platone possa aver affidato il cuore della sua dottrina e del suo pensiero alla trasmissione di tipo orale; Platone, come mostra Havelock, fonda la sua epistemologia sul rifiuto del vecchio mondo della cultura orale rappresentato dai poeti, e la sua critica al medium orale dell'epos ne investe tanto la forma quanto il contenuto. La critica alla scrittura del Fedro non sarebbe tuttavia da leggere in contrasto con quanto affermato in precedenza; qui infatti Platone, oltre al merito di mettere in evidenza con lucidità la caratteristica principale del medium alfabetico (il primato della vista sull'udito), dimostra di avere chiara l'importanza della rivoluzione mediatica che sta vivendo, e i limiti specifici del medium grafico.


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