Tetradrakmaton

I Greci tra oralità e scrittura

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 13 aprile 2003

Il Mito di Theuth

"[274c] Ho udito, dunque, che nei pressi di Naucrati d'Egitto c'era uno degli antichi dèi di quel luogo, quello a cui è sacro l'uccello chiamato Ibis; il nome di esso è detto Theuth. Egli fu il primo che scoprì (eurisko) i numeri, il calcolo, [274d] la geometria e l'astronomia, e inoltre il gioco del tavoliere e dei dadi e infine le lettere (grammata). Re di tutto l'Egitto era al tempo Thamus, che si trovava presso la grande città dell'Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio è detto Ammone; presso di lui giunse Theuth per fargli vedere le sue arti e disse che esse dovevano esser trasmesse a tutti gli Egiziani. Ma il re, di ciascuna di esse chiedeva l'utilità che comportava, e mentre Theuth le passava in rassegna, egli diceva ciò che gli sembrava buono e cosa no, [275a] approvando le prime e disapprovando le seconde. Molte furono le cose, si narra, che su ciascuna arte Thamus disse a Theuth, sia contro sia a favore, ma il discorso, ad esporle, sarebbe lungo. Quando giunsero alle lettere Theuth disse: "Questo insegnamento (mathèma), o re, renderà gli Egiziani più sapienti e più ricchi di memoria, dunque ho trovato un farmaco per la sapienza e per la memoria". E il re rispose: "O ingegnosissimo (technikòtate) Theuth, una cosa è la capacità di generare ciò che riguarda l'arte (techne), un'altra giudicare se coloro che la useranno ne avranno utilità oppure danno. E così ora tu, per ben volere nei confronti delle lettere di cui sei il padre, [275b] hai detto il contrario di quello che può provocare. Perché essa produrrà oblio nelle anime di coloro che imparano: essi fidandosi dello scritto senza cura della memoria, richiameranno alla memoria (anamimnèsko) dall'esterno, attraverso segni estranei, e non più dall'interno, da se stessi: tu non hai scoperto un farmaco per la memoria (mneme) ma per far ricordare (hypòmnesis). A coloro che imparano dai una apparenza (doxa) di sapienza e non la verità; grazie a te essi, avendo udito molto senza insegnamento, crederanno di essere molto dotti senza per lo più esserlo; [275c] sarà difficile stare con (synéinai) loro, presuntuosi di sapienza (doxòsophoi) piuttosto che sapienti."


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Il Fedro: La critica alla scrittura
Il Fedro: La struttura del dialogo








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