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L'invenzione della politica

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 4 aprile 2003

Le culture ad oralità primaria

In Orality and Literacy. The Technologizing of the Word, London and N.Y., Methuen 1982 (trad. it. di A. Calanchi Oralità e scrittura. Le tecnologie della parola, Il Mulino 1986) Walter J. Ong affronta - da un punto di vista sincronico e diacronico - il tema delle differenze tra culture a oralità primaria, del tutto ignare della scrittura e della stampa, e culture chirografiche, che si basano sulla scrittura.

La scoperta delle culture orali primarie è relativamente recente e strettamente legata alla storia della questione omerica. Ong deriva la propria teoria e il metodo della ricerca dagli studi degli oralisti, inaugurati dal classicista americano Milman Perry. Perry nei primi anni Venti sulla base di studi filologici e di ricerche etnologiche condotte in jugoslavia, mise in luce la natura essenzialmente orale dei poemi epici, fondata sulla natura del suono costruita tramite l'esametro. Se delle oltre tremila lingue parlate oggi solo settantotto posseggono una letteratura, Ong sottolinea che l'oralità fondamentale del linguaggio è un carattere stabile. L'ipotesi oralista sottolinea che la scrittura è stata inventata in un preciso momento della storia dell'uomo e spinge a riflettere su processo di tecnologicizzazione della parola come transizione tuttora in evoluzione. Eric Havelock ha esteso il lavoro di Milman Perry, Adam Perry e Albert Lord mostrando come gli inizi della filosofia greca siano legati alla ristrutturazione del pensiero operata dalla scrittura. La scrittura è disumana, distrugge la memoria, è inerte e non può difendersi. Queste critiche, che Platone muove alla scrittura, sono le stesse che oggi molti rivolgono al computer. In realtà Platone, come mostra Havelock, fonda la sua epistemologia proprio sul rifiuto del vecchio mondo della cultura orale rappresentato dai poeti. La scrittura, come Platone ha sottolineato, è una tecnologia della parola, e se le tecnologie sono artificiali, l'artificialità è naturale per l'uomo. Essa infatti è stata l'evento di maggior importanza nella storia delle invenzioni tecnologiche dell'uomo poiché ha trasformato pensiero e discorso. Di particolare interesse per noi può dunque ricostruire alcune tappe di questo processo.

Quali sono i tratti di una cultura orale primaria? Gli studi degli oralisti hanno mostrato che non è facile rispondere a questa domanda, poiché la scrittura pone l'alfabetizzato in una condizione di non ritorno, e non è possibile, per noi, pensare le parole senza vederle. In una cultura ad oralità primaria, invece, le parole sono suoni cui non corrisponde alcun luogo: il suono esiste nel momento in cui viene emesso e percepito per poi sparire. Le parole di Omero sono sempre “alate”.

La prima caratteristica fondamentale della psicodinamica orale è l'interiorità del suono: solo l'udito infatti “può prendere atto dell'interno di un oggetto senza penetrarlo” (p. 105). L'udito, a differenza della vista che isolando i singoli elementi li separa, li unifica e li armonizza.
“Un'economia verbale dominata dal suono tende verso l'aggregazione (armonia) piuttosto che verso l'analisi disaggregante (che compare assieme alla parola scritta, visualizzata). Tende anche all'olismo conservatore (il presente omeostatico che dev'essere mantenuto intatto, le espressioni formulaiche che devono essere conservate), al pensiero situazionale (di nuovo olista, con l'azione umana al suo centro) piuttosto che a quello astratto, ad una organizzazione della conoscenza centrata attorno alle azioni di esseri umani o antropomorfi, piuttosto che attorno a cose impersonali”. (p.108)

In una cultura ad oralità primaria il pensiero e l'espressione tendono ad essere strutturati per favorire una facile memorizzazione e possono essere classificati secondo alcune caratteristiche. Essi sono

  • paratattici invece che ipotattici, ovvero basati su una struttura di frasi coordinate e non su una sintassi costruita con subordinate; Ong riporta un utile esempio di due versioni della Genesi; la prima è del 1610, la seconda del 1970.

"All'inizio Dio creò i cieli e la terra. E la terra era sgombra e vuota, e le tenebre stavano sulla superficie del mare; e lo spirito di Dio si muoveva al di sopra delle acque. E Dio disse: Sia la luce. E la luce fu. E Dio vide che la luce era buona; e separò la luce dalle tenebre. Ed egli chiamò la luce Giorno, e le tenebre notte; e ci fu sera e mattina, un giorno".

" All'inizio, quando Dio creò i cieli e la terra, la terra era una terra desolata e senza forma, e le tenebre coprivano gli abissi, mentre un vento potente soffiava sulle acque. Allora Dio disse "vi sia luce", e vi fu luce. Dio vide com'era buona la luce. Da allora separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce "giorno" e le tenebre le chiamò notte. Venne così la sera, e poi il mattino, ed era il primo giorno".

  • aggregativi piuttosto che analitici: le espressioni tradizionali nelle culture orali sono ricche di epiteti o caratteri fissi e non possono essere disgregate. Esempi sono gli epiteti ("astuto Odisseo", "Achille piè veloce", ma anche, in esempi più recenti, la "bella principessa", o "il soldato coraggioso"). La ricchezza e pesantezza delle formule del discorso orale, che spesso sono ampie e arrivano a coprire interi versi, ne rendono caratteristica la
  • ridondanza o “copia”, che sarà un fenomeno tipico anche della retorica. Accanto all'assenza del supporto visivo, il pubblico numeroso e la presenza di suoni musicali che accompagnano il canto del poeta, rendono le frequenti ripetizioni necessarie. Nell'atto della rappresentazione poetica è meglio ripetersi piuttosto che tacere. Essi inoltre sono
  • conservatori o tradizionalisti: le formule vengono ristrutturate, ma non sostituite ed è la necessità di una facile memorizzazione blocca la sperimentazione intellettuale, favorendo la trasmissione acritica dei contenuti e con essi dei valori della società;
  • vicini all'esperienza umana: i racconti in una cultura orale sono sempre in riferimento alla vita concreta dell'uomo; il pensiero orale è stato definito pre-logico nella misura in cui non comprende astrattamente le categorie della logica occidentale, pur facendone uso concretamente.
  • dal tono agonistico: il potere riconosciuto alla parola, ne fa un'arma, poiché dall'esito dei discorsi dipende l'esito delle decisioni. Comune a tutti i testi antichi, compresa la bibbia, è l'insulto.
  • enfatici e partecipativi: c'è identificazione empatica col conosciuto. Il cantore si identifica con la storia e il protagonista.

Il sistema della memoria, inoltre, è omeostatico, ovvero elimina le memorie che non hanno più rilievo (o sono scomode) per il presente, e situazionale piuttosto che astratto: le domande di tipo analitico compaiono in uno stadio di alfabetizzazione avanzato, e la memoria orale funziona in modo assai diverso da come un alfabetizzato possa immaginare. L'espressione orale inoltre non è mai solo verbale, ma è uno stile di vita 'verbomotorio' (M. Jousse, Le style oral rytmique et mnémotechnique chez les Verbo-moteurs, G. Beauchesne, Paris 1925), che coinvolge il corpo intero dell'individuo in ogni attività: ogni azione e interazione è retorica.


Lo studio delle trasformazioni legate al passaggio da una cultura completamente ignara dell'uso della scrittura ad una cultura alfabetizzata introduce ad una serie di tappe obbligate: l'invenzione della scrittura, la nascita dell'alfabeto fonetico greco, e il rapporto tra i Greci e la scrittura nel V secolo a.C., una volta che questa è diventata una pratica diffusa.

Lo studio di Walter Ong si riallaccia inoltre alle ricerche sulla nuova oralità, e rende lo studio dei Greci particolarmente attuale. L'oralità secondaria presenta somiglianze con la vecchia per la sua mistica partecipatoria, il senso della comunità, la concentrazione sul presente e addirittura per l'uso di alcune formule, ma essa genera il senso di appartenenza a gruppi molto più ampi - a ciò che McLuhan chiama “villaggio universale”. Ong, pur non facendo esplicito riferimento alle nuove forme di comunicazione che crea Internet, sembra anticipare alcune delle caratteristiche messe in luce da Pierre Lévy: la struttura della rete, secondo il filosofo francese, può essere compresa con la nozione di "universale senza totalità", la quale si fonda su di un ordine non gerarchico che riflette la struttura ipertestuale e può essere interpretato nella prospettiva di ciascun nodo.



scheda di Francesca Di Donato  




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