Tetradrakmaton

I Greci tra oralità e scrittura

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 13 aprile 2003

La questione omerica:

La composizione e la struttura dei poemi

La scoperta del digamma da parte di Bentley nel 1699, e gli studi sulla lingua sanscrita, aprono la strada ad uno studio storico della lingua, vista nella sua evoluzione. La scienza filologica e la stessa questione omerica sono inaugurate da Friedrich August Wolf nel 1795. Con i Prolegomena ad Homerum Wolf getta le basi per la dottrina analitica, giungendo a concludere che i poemi omerici rappresentano il coagulo secondario di brevi canti, concepiti e tramandati oralmente. I canti sarebbero così stati aperti ad inserzioni e soggetti a modifiche nel corso del tempo. L'argomentazione del filologo tedesco si poggia su elementi noti e in buona parte rivelatisi discutibili e infondati, quali l'inesistenza della scrittura al tempo di Omero o la redazione ad opera di Pisistrato nel VI secolo a.C.
L'idea dominante della teoria esposta da Wolf e destinata ad aver seguito, è che i poemi omerici non sono il prodotto della creazione di un unico autore; Wolf riconosce in Omero l'autore di un primo nucleo centrale, poi ampliato e trasformato da interventi successivi, e inaugura un'impostazione che sarà portata avanti dalla ricerca filologica, soprattutto tedesca, per tutto l'Ottocento.

È possibile sintetizzare tre ipotesi alternative formulate dai principali teorici di questa scuola (ne fanno parte Gottfried Hermann, Karl Lachmann, Grote, Kirchoff) intorno alla composizione e alla struttura dei poemi:

Secondo la prima ipotesi, i poemi sarebbero nati per aggregazione di brevi poemi sparsi e tra loro indipendenti.
Nella seconda interpretazione, attorno ad un breve nucleo principale si sarebbero aggiunte progressivamente parti più o meno lunghe, che integrano il tema centrale.
La terza interpretazione intende i poemi come il risultato della composizione di brani, che è avvenuta ad opera di un poeta o di un redattore.

Alla scuola analitica si contrappone la teoria unitaria, che si appella alla tradizione e tenta di dimostrare (dapprincipio con metodi scarsamente scientifici, poi con sempre maggior cura filologica) l'esistenza di un unico poeta. Se la scuola analitica mira a dissolvere l'unità dei poemi, essa tende anche a negarne la grande qualità poetica, che viene difesa dagli unitari. Accanto agli studi filologici nell'Ottocento si fa strada la ricerca archeologica; i ritrovamenti a Troia, Micene, Tirinto, finanziati da Schliemann (1872), sembrano confermare l'ipotesi dell'effettiva esistenza di una civiltà micenea a cui è possibile far risalire un nucleo reale che emerge dalla leggenda cantata nell'Iliade. Trova così risposta la questione se sia mai esistita Troia, anche se l'archeologia successiva dimostra che i ritrovamenti di Schliemann sono relativi ad epoche precedenti la narrazione di Omero, e getta nuove ombre sulla storia greca, schiarite in parte dalla decifrazione della scrittura lineare B ad opera di Michael Ventris nel 1952.

La convergenza della filologia e dell'archeologia sembrano confermare che Omero sia vissuto nell'VIII secolo a.C., e che la composizione dei poemi raccoglie attorno a temi centrali, rispettivamente l'ira di Achille e la vendetta di Odisseo, brevi poemi e canti singoli che vengono rielaborati e inseriti nella narrazione. A questo processo si accompagna l'invenzione di parti ulteriori che strutturano i poemi nella forma che è giunta fino a noi. Tale è l'ipotesi del filologo tedesco Ulrich von Wilamowitz Möllendorf (1921), che reimposta la questione salvaguardando l'esistenza storica di una personalità creatrice, vissuta nell'VIII secolo a.C.

Ma la questione omerica come problema della poesia tramandata oralmente viene posta in quanto tale dal classicista americano Milman Parry (1902-35). Nella sua tesi di laurea discussa a Berkeley e pubblicata solo successivamente in Francia (L'Epithète traditionelle dans l'Homère, 1928), Parry ricostruisce, attraverso lo studio delle espressioni formulaiche nei poemi omerici, gli elementi essenziali della tecnica di composizione messa in atto oralmente. La tesi fondamentale che Parry dimostra è che la formula, che può essere costituita da un nome e un epiteto come ma da versi più ampi, è la cellula elementare della dizione omerica. Essa ha una funzione prevalentemente sonora che permette al poeta la memorizzazione di lunghi canti.
"Il nostro concetto dell'originale, del canto, è semplicemente privo di senso per la tradizione orale. A noi sembra tanto fondamentale, tanto logico, per essere cresciuti in una società in cui la scrittura ha fissato la norma di prima creazione stabile, che pensiamo che ci debba essere un originale per tutte le cose [] nella tradizione orale l'idea di un originale è illogica". Questa frase di Albert Lord (A Singer of Tales, 1960) serve a comprendere che il processo di formazione della poesia orale non è meccanico; possiamo intendere con autore, in termini moderni, solo chi interviene sulla redazione, e ciò avviene solitamente in conclusione. Per questa ragione la poesia orale porta con sé un diverso concetto di proprietà letteraria da quello dei moderni.
Gli studi di Parry e del suo collaboratore Albert Lord sulla natura e sull'impiego, nell'epica slava, della "formula" che ritorna ripetutamente e regolarmente nei poemi, sono stati ricostruiti e ampliati da Adam Parry ed inaugurano la scuola oralista. La teoria esposta da Parry ha avuto il merito di mostrare che il metodo critico fino ad allora adottato per lo studio dei poemi omerici non poteva rendere conto né dei loro caratteri propri dell'epos, né dei problemi relativi alla loro composizione e formazione.

Ma quali sono le caratteristiche dell'epos omerico? E quali le specifiche condizioni che una cultura essenzialmente orale impone? La teoria oralista lascia spazio a obiezioni e insoddisfazioni, centrate soprattutto sul fatto che una teoria generale dell'oralità deve fondarsi su una teoria generale della società; poiché il linguaggio è condiviso da una comunità di parlanti, ed è tale se si conserva in forma durevole, la teoria oralista non sembra poter fare a meno dell'appoggio dell'antropologia.


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Caratteristiche dell'epos omerico

  





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