Tetradrakmaton

L'invenzione della politica

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 4 ottobre 2006

La democrazia restaurata

Nel 403 a.C., dopo l'occupazione di File la vittoria a Munichia del partito democratico in esilio, guidato in battaglia da Trasibulo, ad Atene torna al potere la fazione 'popolare', che restaura l'antica costituzione democratica rovesciata dal governo oligarchico dei trenta tiranni.
La caduta di Atene risaliva al 404 a.C., alla disfatta della flotta ateniese ad Egospotami; gli spartani vittoriosi imposero un presidio permanente di mercenari in stanza nell'Acropoli, alla cui ombra gli oligarchici avevano rovesciato la costituzione (politéia) democratica grazie ad una votazione effettuata con la minacciosa presenza della flotta spartana nelle acque del Pireo. Dopo una lunga guerra civile i democratici possono restaurare le antiche magistrature elettive, come i tribunali e l'arcontato, restituendo in tal modo alla città (polis) la costituzione di Solone e di Clistene.

Nonostante il ritorno alle istituzioni politiche delle origini, l'avvenimento segna un momento fondamentale per l'intera storia greca, perché, dopo la dittatura oligarchica, gestita dai trenta tiranni, alla cui testa erano Crizia e Teramene, e che annoverava pure un Teognide (omonimo del poeta elegiaco), le libere istituzioni andarono sempre più degenerando in una distruttiva lotta tra le fazioni, determinando in tal modo un inesorabile declino politico che accompagnò la vita della città fino al suo definitivo asservimento per opera di una potenza straniera, quella macedone.

Lo sfondo storico dell'orazione di Lisia contro i trenta tiranni è il tramonto della democrazia ateniese, che vede Platone scrivere le sue grandi opere, portando a più alta consapevolezza lo sviluppo delle arti, della scienza e della speculazione ad Atene. Come ha descritto Hegel nelle sue Lezioni sulla storia della filosofia, Platone è l'autore che interpreta appieno la crisi politica che investe la città e le sue istituzioni. Nella Repubblica, egli sembra essere alla ricerca di una soluzione per arginare la decadenza di quella stessa costituzione che aveva reso Atene la più grande tra le poleis della Grecia. È possibile ritrovare una tale realtà storica all'interno della dottrina della decadenza delle costituzioni che Platone formula nell'VIII libro della Repubblica.

Pertanto, il tardo periodo democratico è anche l'età della maggiore fioritura della filosofia, e della fondazione delle grandi scuole, come l'Accademia; ma al contempo esso è l'età del conflitto politico tra le fazioni, che in precendenza aveva condotto al particolarsimo, e ora conduce alla dissoluzione della vita pubblica.
La politica si trasforma così nel luogo proprio dell'attività dei demagoghi e dei logografi, i quali, in modi differenti, riconducono la funzione dell'attività nella società a un semplice rapporto utilitario: la conquista del potere, ovvero la vittoria della propria causa. In entrambi i casi, la funzione del discorso non è più quella dialogica che Platone aveva impiegato ai fini della verità (alétheia) e della sapienza (sophía), ma diviene al contrario di natura strumentale, il cui fine si rintraccia nel grado di utilità e nel risultato che essa riesce a procurare a colui il quale è in grado di esercitarne l'arte (techne). La strada per la perdita della libertà politica e per l'asservimento a un governo autoritario è oramai aperta.

Hegel interpreta il mutamento della realtà politica della città come un processo di uscita dall'ethos immediato, proprio della polis democratica; egli scrive che la filosofia politica di Platone compare proprio quando il mondo etico al quale quella fa riferimento è giunto al suo tramonto. Un tale mutamento nella sfera dell'eticità si ritrova nelle differenze tra i dialoghi platonici giovanili e quelli della maturità. Se nelle opere della giovinezza è descritta la polis nel proprio splendore politico, dove il protagonista della vita filosofica è Socrate e quello della vita politica è Pericle, la Repubblica dopo la restaurazione democratica è quella che condannerà Socrate, a cui nei dialoghi succederà in modo sempre più rilevante la misteriosa figura dello straniero di Elea. Anche nello sviluppo della filosofia platonica la virtù etica (che è sempre una virtù 'pubblica') lascia spazio in misura sempre maggiore alle virtù dianoetiche, cioè alla metafisica: una tale distinzione in seguito sarà formulata in modo esplicito nell'Etica di Aristotele. La saggezza (phronesis) diviene così il corretto controllo sulle passioni che l'uomo buono e retto deve saper imporsi, ma la vita morale risulta sempre più associata alla vita interiore, sia essa quella del sapiente, che trova nella speculazione il fine della propria esistenza, sia esso, più semplicemente l'uomo comune, al quale si chiede soltanto di essere un buon cittadino (spudaios) e un buon padre di famiglia.

Anche se la ricerca storica contemporanea ha rimeditato molte delle considerazioni di Hegel, che interpreta la filosofia politica di Platone all'insegna di una propria filosofia della storia, l'importanza della lettura di Hegel risiede nella influenza decisiva che la prospettiva del pensiero esercita in ogni discorso sul miglior ordine politico. Platone inaugura pertanto un modo di riflettere sulla politica che la svincola da una concezione tecnica, cioè non la risolve in una mera disputa sulle forme di governo. In questa intuizione Platone prende le distanze dai tecnici della politica, per i quali in questa fase della vita della polis il regime migliore resta sempre la costituzione democratica.

L'orazione di Lisia contro i trenta si fa portatrice di una tale fede ancora profonda nella superiorità dell'ideale democratico ateniese, condotto all'insegna del principio della libertà politica, nei confronti del modello aristocratico e militarista della oramai egemone Sparta, e agli occhi del cittadino di Atene la tirannide resta il male più oscuro che possa colpire la comunità politica.


Nico De Federicis


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