Tetradrakmaton

L'invenzione della politica

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 17 ottobre 2002

Il dibattito sulle costituzioni

Del dibattito sulla democrazia nel corso del V secolo, sono arrivate fino a noi molte voci critiche. Non ci è pervenuta, tuttavia, nessuna compiuta teoria a favore della democrazia. Anche per questo, la testimonianza di Erodoto in III.80-84 risulta preziosa. E' piuttosto improbabile che i Persiani, alla metà del VI secolo, discutessero di costituzioni con i termini che Erodoto mette loro in bocca; ma la drammatizzazione e l'allontanamente della discussione è un ottimo espediente, per ascoltatori ancora vicini alla cultura orale, per affrontare la questione del miglior regime nella sua astrattezza.
Morto Cambise, e spodestato il Mago usurpatore, sette alti dignitari persiani si riuniscono per discutere del regime futuro del regno. Otane parla a favore della democrazia, Megabizo a favore dell'oligarchia e Dario, che prevale alla fine, a favore della monarchia. Gli argomenti di Megabizo e di Dario mettono l'accento sull'uso efficace e illuminato del potere; quello di Otane sul problema del suo controllo:
[III.80.2] A me sembra opportuno che nessuno divenga più nostro monarca, perché non è cosa né piacevole né buona. Voi sapete infatti a qual punto è giunta la hybris di Cambise, e avete provata anche la hybris del Mago. [3] Come dunque potrebbe essere una cosa ben ordinata la monarchia, cui è lecito far ciò che vuole senza doverne rendere conto? Perché il potere monarchico allontanerebbe dal suo solito modo di pensare anche il migliore degli uomini, una volta giunto a tale autorità. Dai beni presenti gli viene infatti la hybris, mentre sin dalle origini è innata nell'uomo l'invidia. [4] E quando ha questi due vizi ha ogni malvagità, perché molte scelleratezze le compie perché pieno di hybris, altre per invidia. Eppure un tyrannos dovrebbe essere privo di invidia, dal momento che possiede tutti i beni. Invece egli si comporta verso i cittadini in modo ben differente, è invidioso che i migliori siano in vita, si compiace dei cittadini peggiori ed è prontissimo ad accogliere le calunnie. [5] Ma la cosa più sconveniente di tutte è questa: se qualcuno lo onora moderatamente, si sdegna di non esser onorato abbastanza; se invece uno lo onora molto si sdegna ritenendolo un adulatore. Dirò ora la cosa più grave: egli sovverte le patrie usanze (nomaia patria) e violenta donne e manda a morte senza giudizio. [6] Il governo della massa invece anzi tutto ha il nome più bello di tutti, isonomia, in secondo luogo non fa niente di quanto fa il monarca, perché esercita a sorte le magistrature ed ha un potere soggetto a controllo e conduce tutte le deliberazioni in pubblico (es to koinon). Io dunque propongo di abbandonare la monarchia e di esaltare la massa (plethos), perché tutto è possibile per la maggioranza.
[traduzione di A. Izzo D'Accinni, con alcune modifiche]
Gli argomenti di Otane a favore della democrazia, o meglio del governo della massa, sono prevalentemente di tipo pragmatico:
  • chi è al potere tende alla hybris, cioè alla trasgressione dei limiti che gli sono stati posti - e vi tende tanto più, quanto più si muove sulla base di un'etica competitiva: l'invidia qui è trattata come un elemento connaturato all'uomo
  • il carattere illimitato del potere conduce alla sovversione delle consuetudini tradizionali - argomento, questo, che rende evidente il riferimento al potere tirannico di un principe nuovo, e non di una dinastia consolidata
  • il potere democratico è controllabile perché è suddiviso, viene esercitato a turno per sorteggio, ed ha la garanzia della pubblicità delle deliberazioni
Il tema dell'isonomia, cioè dell'uguaglianza della legge per tutti i cittadini, viene accennato soltanto per essere elogiato retoricamente. Dato che il nerbo dell'argomento a favore della democrazia consiste nel controllo del potere, l'isonomia, in realtà, si giustifica come una condizione necessaria perché l'alternanza, il sorteggio e la pubblicità siano efficaci.



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