Tetradrakmaton

L'invenzione della politica

Bollettino telematico di filosofia politica
bfp
Home > Didattica > L'invenzione della politica > Il caso Socrate
Ultimo aggiornamento 3 gennaio 2003

Politici, poeti ed artigiani

Socrate, allo scopo di mettere in atto la missione impostagli, a suo parere, dal dio di Delfi, sottopone a esame coloro che hanno reputazione di sophia, per dimostrare che sono più sapienti di lui. (Apologia, 21c ss) L'elenchos di Socrate è rivolto, in particolare, a tre categorie:
  • gli uomini politici (Apologia, 21c-d)
  • i poeti (Apologia, 22a-c)
  • gli artigiani (Apologia, 22d)
Ai politici Socrate dedica pochissime parole, anche perché l'intera Apologia è una denuncia dell'insufficienza e della debolezza della morale politica (democratica) alla cui luce egli è posto sotto accusa. L'elenchos dei poeti e degli artigiani viene invece esplicitamente giustificato.

I poeti, nell'oralità primaria da cui ci si stava congedando, erano l'autorità enciclopedica e culturale per eccellenza, in quanto detentori della tecnica della memoria. Il poeta, in questa tradizione, non aveva la funzione attiva di creare o di conoscere per proprio conto, ma quella, passiva, di ricordare: di comporre, per così dire, sotto dettatura, per ricevere una sapienza diffusa e impersonale. Non a caso le divinità ispiratrici dei poeti erano le Muse, figlie di Zeus e di Mnemosyne, dea della memoria. Se il canto dei poeti viene interrotto e li si sottopone a un confronto dialettico, che richiederebbe loro una comprensione attiva di ciò che ricordano e fanno ricordare, sono inevitabilmente confutati. La sophia di Socrate, che comporta la ricerca di astrazioni valide per tutti i casi e si acquisisce tramite un percorso e un impegno personale è completamente diversa dalla physis (naturalità) e dall'enthousiamos (ispirazione divina) del mondo dei poeti, il quale presuppone, moralmente, socialmente e cognitivamente, passività e predeterminazione. Questo giudizio sui poeti viene sviluppato da Platone in un dialogo giovanile, lo Ione.

Gli artigiani di cui parla Socrate sono indicati col termine cheirotechnes, il quale designa chi esercita un'arte o una tecnica manuale. La parola greca techne copre lo spettro semantico sia della nostra "arte" sia della nostra "tecnica": lavoro manuale, lavoro ingegneristico e lavoro artistico convivono in un solo concetto. Socrate riconosce, nel cheirotechnes, una sapienza di settore, che rischia di diventare presunzione solo quando pretende di ergersi a sapienza complessiva.

Nella cultura greca arcaica le tecniche non erano un prodotto storico, soggetto ad essere inventato, bensì una prerogativa di divinità, come, per esempio, Efesto. Ma l'accrescersi della divisione del lavoro mostrò che la tecnica è un insieme storico di procedure che si acquiscono e si rinnovano nel tempo.
Senofane di Colofone, ispiratore della scuola eleatica, affermò, innovativamente, che "non dall'inizio gli dei rivelarono tutto ai mortali, ma col tempo cercando essi trovarono il meglio" (DK 21 B 8). Egli riconobbe le technai come esclusivamente umane in virtù della sua critica all'antropomorfismo teologico. Tuttavia, dopo di lui, le technai dovettero legittimarsi teoricamente ponendosi in conflitto con l'eleatismo. La visione tecnica del mondo presuppone, infatti, una realtà imperfetta e mutevole, su cui l'uomo può operare attivamente. Parmenide di Elea, di contro, vedeva l'essere come intero necessario, immutabile e immobile: le technai, in questa prospettiva, dovevano ricadere nell'ambito dell'apparenza. Conseguentemente un suo allievo, Melisso, negò la possibilità del passaggio da uno stato all'altro - per esempio, dal malato al sano e viceversa - perché questo avrebbe comportato che l'essere non sia una totalità, non sia eterno, non sia necessario e non sia sempre uguale a se stesso.
La medicina - la techne che per prima raggiunse una propria consapevolezza teorica - dovette dunque giustificarsi come disciplina dotata di una specifica pretesa cognitiva negando le posizioni eleatiche: essa descrive se stessa come una conoscenza di un campo delimitato, che presuppone un mondo composto di oggetti in relazione nel tempo, e si propone di scoprire le corrette relazioni fra di loro, in modo da offrire una prognosi (Corpus hippocraticum, peri technes)
A favore della tecnica intervenne il filosofo presocratico Democrito: in origine la vita umana era priva di ordine come quella degli animali, e l'uomo isolato e indifeso soccombeva alle intemperie e alle belve; la paura spinse gli uomini ad associarsi e la società diede origine al linguaggio. Il bisogno spinse poi gli uomini a trar spunto dall'esperienza per usare le loro doti naturali (mani e ragione) allo scopo di costruire cose utili per sopravvivere. La tecnica nasce dalla natura e dalla necessità, ma si costituisce a seconda natura (G. Cambiano, Platone e le tecniche, Roma-Bari, Laterza, 1991, pp. 15-60)
Secondo Senofonte ( Mem. I, 2, 32-37), Socrate frequentava gli artigiani e ne parlava continuamente, tanto che Crizia e Caricle gli vietarono di frequentare calzolai, fabbri, falegnami. Nei primi dialoghi platonici, le technai sono trattate come il modello del sapere: la loro forza e la loro debolezza si fonda sulla delimitazione di un campo di competenza, connesso al loro oggetto. Questa delimitazione garantisce loro la possibilità di costruire, entro i propri ambiti, criteri univoci di correttezza, ma pone il problema del senso e del coordinamento complessivo delle tecniche. Da una parte, una tecnica orienta le proprie azioni e produzioni in base a un eidos (modello), dall'altra questo eidos, in quanto modello, è diverso dal settore di mondo su cui essa agisce, e nulla dice delle relazioni dei modelli fra loro né della connessione complessiva dei settori di realtà presidiati da ciascuna tecnica (Cambiano, op. cit. pp. 61-84 e 85-115).
Le tecniche si muovono in un mondo di conflitti possibili, cioè in un mondo che non è mai né tanto disordinato da non essere riconducibile a un ordine, né tanto ordinato da non poter diventare disordinato (Cambiano, op. cit., p. 111): riconoscere, come fa Socrate nell'Apologia, la validità delle technai come sapere parziale, significa aderire ad una posizione teorica intermedia fra l'eleatismo e la medicina, che comprende:
  • il carattere concettuale della conoscenza
  • la possibilità - contro l'eleatismo - che i concetti siano molteplici e non uno solo
  • la distinzione fra i concetti e le cose su cui insistono
  • la storicità del sapere umano
  • la necessità, in accordo con una esigenza espressa dall'eleatismo, di un sapere unitario complessivo in grado di coordinare i molteplici concetti settoriali che presidiano le technai
La conoscenza socratica, tuttavia, non può essere a sua volta ridotta a techne: Socrate, infatti, lo nega esplicitamente (Apologia, 20c) Il suo sapere, per quanto riconosca il valore della techne, è legato alla più ampia scelta preliminare della vita vocata all'indagine: "l'insegnamento delle singole tecniche spetta ai competenti; la consapevolezza del proprio agire e il contenuto che ne scaturisce nel rapporto con gli altri, di volta in volta, spogliatici di ogni formula cristallizzata, da ogni pregiudizio, spetta a ciascuno di noi" (F. Adorno, La filosofia antica, Milano, Feltrinelli, 1993, p. 136).

Pagine collegate:
Apologia: parte prima
Apologia: parte seconda
Confutare l'oracolo
La vocazione di Socrate

Ricerche locali Notifica degli aggiornamenti