Tetradrakmaton

L'invenzione della politica

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 6 novembre 2002

Apologia di Socrate: seconda parte

Il tribunale ha votato, riconoscendo Socrate colpevole. L'imputato riconosciuto colpevole ha facoltà di proporre una pena alternativa a quella richiesta dall'accusatore.

[35e] Non mi senta irritato, cittadini ateniesi, da quanto [36a] è avvenuto - avete votato a mio sfavore - per molte ragioni insieme, e specialmente perché non è accaduto inaspettatamente: anzi, mi meraviglio molto più del numero di voti di ciascuna delle due parti. Io personalmente pensavo che la differenza sarebbe stata ampia, e non così piccola. Ma ora, a quanto pare, se soltanto trenta voti fossero migrati dall'altra parte, io sarei stato assolto. In ogni caso, a me sembra di essere stato assolto dall'accusa di Meleto anche così, e non soltanto assolto: è chiaro che se non fossero sopraggiunti Anito e Licone ad accusarmi, avrebbe anche dovuto pagare [36b] la multa di mille dracme, non avendo ottenuto un quinto dei voti.

Dunque quest'uomo propone per me la pena di morte. Va bene: e quale pena dovrò offrire come controproposta, cittadini ateniesi? Chiaramente quella che merito, non è vero? Quale allora? Che cosa merito di subire o di pagare, perché nella mia vita non me ne sono stato tranquillo a studiare, ma trascurando ciò di cui si interessano i più - fare soldi, amministrare la casa, aspirare a comandi militari, a ruoli pubblici di oratore e ad altre cariche, partecipare alle associazioni politiche e alle lotte intestine della città - e ritenendomi [36c] troppo onesto per sopravvivere in quegli ambiti, non andavo dove non sarei stato certo utile a voi e a me, ma vi facevo un grandissimo servizio rivolgendomi a ciascuno di voi in privato? Questo facevo - dico - cercando di convincere ciascuno di voi a non prendersi cura di nessuno dei propri affari prima che di se stesso, per diventare il più possibile eccellente e saggio, né a occuparsi degli affari della città prima che della città stessa, [36d] e analogamente per il resto - allora, che cosa merito di patire perché sono così? Qualcosa di buono, cittadini ateniesi, se in verità si deve ricompensare secondo il merito; e qualcosa di buono che mi si addica. Che cosa si addice a un uomo povero che vi ha fatto del bene e che ha bisogno di tempo libero per la vostra istruzione? Non c'è nulla che si addica di più, cittadini ateniesi, di una pensione nel Pritaneo; [e si addice] molto di più a lui che a chi di voi abbia vinto alle Olimpiadi con cavallo, biga o carro da corsa; perché quest'ultimo vi fa credere felici, mentre io vi faccio [36e] essere felici davvero, e lui non ha bisogno di sostentamento, mentre io sì. Se dunque devo chiedere quello che merito secondo giustizia, [37a] mi sia assegnata questa pena: mangiare nel Pritaneo.

Forse anche dicendo queste cose vi sembro parlare con arroganza, come avrei fatto a proposito del suscitare compassione e del supplicare. Non è così, cittadini ateniesi. Io sono convinto, piuttosto, di non aver fatto volontariamente ingiustizia a nessuno, ma non convinco voi: abbiamo avuto poco tempo per discutere insieme. E se - penso - da voi vigesse, come fra altri, la consuetudine (nomos) di non decidere su una condanna a morte in un giorno [37b] solo, ma in più, verreste persuasi, ma ora non è facile sciogliersi da calunnie così grandi in un tempo così piccolo. Io sono convinto di non aver fatto ingiustizia a nessuno e perciò non voglio fare ingiustizia a me stesso dicendo di me che merito del male e proponendo qualcosa del genere come pena. E per paura di che? Forse per paura di subire la pena proposta da Meleto, della quale dico di non sapere se è un bene o un male? E in luogo di quella dovrei scegliere cose che so bene essere mali, e proporle come pene? E che cosa dovrei proporre? La prigione? [37c] E perché dovrei vivere in carcere, da schiavo della perenne istituzione degli Undici? Oppure una pena pecuniaria e la detenzione finché non l'avrò pagata? Ma per me sarebbe la stessa cosa, perché non ho i soldi per pagarla. Dovrei invece proporre l'esilio? Forse questa pena la considerereste adatta a me. Ma, cittadini ateniesi, dovrei davvero essere posseduto da una gran voglia di vivere, se fossi così sconsiderato da non saper vedere che voi, pur essendo miei concittadini, non siete riusciti a sopportare il mio [37d] modo di vivere e i miei discorsi e vi sono diventati tanto oppressivi ed odiosi che ora cercate di liberarvene: altri, forse, li sopporteranno facilmente? Tutt'altro, cittadini ateniesi. Avrei proprio una bella vita, in esilio alla mia età, passando di città in città, scacciato da ogni parte. Perché so bene che, dovunque vada, i giovani verranno ad ascoltarmi come qui; e se li mando via, loro stessi convinceranno i più anziani ad espellermi; [37e] se non lo faccio, i loro padri e familiari mi espelleranno a causa loro.

Allora qualcuno potrebbe dire: - Socrate, ma non riuscirai a vivere stando zitto e tranquillo, una volta allontanatoti da noi? - Convincere qualcuno di voi su questo è la cosa più difficile di tutte. Perché se vi dico che un simile comportamento è disubbidienza al dio e perciò è impossibile [38a], voi non mi credete e pensate che faccia finta (eironeoumeno); e se vi dico ancora che il più gran bene che può capitare a una persona è discorrere ogni giorno della virtù e del resto, di cui mi sentite discutere e indagare me stesso e gli altri - una vita senza indagine non è degna di essere vissuta - voi mi credete ancor meno. Ma è così come dico, cittadini, per quanto non sia facile convincervene. E inoltre non sono abituato a pensare me stesso come meritevole di qualcosa di male. [38b] Se avessi avuto soldi, avrei proposto una pena pecuniaria, nella misura delle mie possibilità di pagamento, e non ne sarei stato per nulla danneggiato. Ma ora non ho soldi, a meno che non vogliate multarmi di quel poco che potrei pagare. Forse potrei pagarvi una mina d'argento all'incirca: e questa multa propongo come pena.
Ma, cittadini ateniesi, Platone, che è qui, e Critone, e Critobulo, e Apollodoro, insistono perché proponga una pena pecuniaria di trenta mine e per darne loro stessi garanzia. Mi multo allora di tanto. E ne saranno garanti per voi questi qui, con la corrispondente quantità di denaro.



Traduzione italiana di Maria Chiara Pievatolo. Il testo può essere liberamente riprodotto a condizione che sia inclusa questa nota.


Traduzione italiana di Maria Chiara Pievatolo

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