Tetradrakmaton

L'invenzione della politica

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 27 novembre 2002

La vocazione di Socrate

In Apologia 31c-d, Socrate racconta di essere stato trattenuto dal partecipare alla vita politica da un fenomeno divino e demonico: una specie di voce, che gli si manifesta non per spingerlo a fare qualcosa, ma solo per fermarlo. Questo theion ti kai daimonion ha il carattere di quello che noi chiameremmo vocazione (Beruf). Si tratta, infatti, di una chiamata personalissima che fa appello a Socrate imponendogli un comportamento non legato all'interesse immediato: astenersi dalla politica e dedicarsi alla filosofia è per lui una scelta di vita che risponde a una chiamata religiosa - la parola del dio di Delfi, nella libera interpretazione che egli ne dà.

Delle vocazioni sono spesso all'origine di grandi rivoluzioni morali. Per esempio, Max Weber spiega l'origine dello stile di vita capitalistico - asceticamente dedicato al lavoro e al guadagno - come frutto della dottrina calvinista dell'elezione: il lavoro e il guadagno non sono intesi, come nel mondo antico, al modo di una necessità, che si deve trascendere per dedicarsi alle cose veramente importanti, ma un segno della predestinazione alla salvezza. Dalla Beruf (vocazione, professione) calvinista nasce la professionalità capitalistica:
[...] Il motivo ascetico fondamentale dello stile di vita borghese [è] che il limitarsi al lavoro professionale colla rinuncia alla universalità faustiana, che questa limitazione comporta, sia nel mondo moderno il presupposto di ogni azione degna di stima, che azione dunque e rinuncia si condizionano inevitabilmente a vicenda. Per [Goethe] questo riconoscimento significava rinuncia ed un addio a un tempo di piena e bella umanità, che non si rinnoverà più, nel corso della nostra civiltà, come nell'antichità non si rinnovò il fiorire di Atene. Il Puritano volle essere un professionista noi dobbiamo esserlo. Perché in quanto l'ascesi fu portata dalla celle dei monaci nella vita professionale e cominciò a dominare nella moralità laica, essa cooperò per la sua parte alla costruzione di quel potente ordinamento economico moderno, legato ai presupposti tecnici ed economici della produzione meccanica che oggi determina con strapotente costrizione, e forse continuerà a determinare finché non sia stato consumato l'ultimo quintale di carbon fossile, lo stile di vita di ogni individuo, che nasce da questo ingranaggio, e non soltanto di chi prende parte all'attività puramente economica. Solo come un mantello sottile, che ognuno potrebbe buttar via, secondo la concezione del Baxter, la preoccupazione per i beni esteriori doveva avvolgere le spalle degli "eletti". Ma il destino fece del mantello una gabbia d'acciaio. Mentre l'ascesi imprendeva a trasformare il mondo e ad operare nel mondo, i beni esteriori di questo mondo acquistarono una forza sempre più grande nella storia. Oggi lo spirito dell'ascesi è sparito, chissà se per sempre, da questa gabbia. (*)
Quello che in passato era un vocazione cui si rispondeva con una scelta libera, ora è diventato una gabbia di acciaio, cioè un ambiente che ci impone uno stile di vita al di là delle nostre decisioni e della nostra stessa consapevolezza. Dobbiamo chiederci se anche la vocazione di Socrate, il suo theion ti kai daimonion rechi in sé la potenzialità di diventare un demone, cioè un destino che ci viene imposto.
Per rispondere a questa domanda dobbiamo ricordare che il theion ti kai daimonion non impone di agire, ma trattiene, chiedendo di sospendere il giudizio e di discutere. L'idea che "una vita senza indagine non è degna di essere vissuta" (Apologia, 38a) è il lato forte della professione di ignoranza socratica: Socrate è ignorante nel senso che non ha certezze teoriche che si possano dare per acquisite, ma è sapiente, nel senso che possiede una certezza pratica incrollabile, l'impegno ad esaminare rigorosamente e personalmente ogni nozione e ogni valore, anche di fronte al rischio mortale. La vocazione di Socrate, proprio perché non impone una serie di comportamenti esteriori, ma richiede la libertÓ una disposizione interiore alla sospensione e alla critica, non può produrre una gabbia d'acciaio. Essa, a differenza del lavoro ascetico da cui per Weber è derivato il capitalismo, non può trasformarsi in istituzione senza tradire se stessa.


(*) Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-5), trad. it. di P. Burresi, Firenze, Sansoni, 1977, pp. 304-305.

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