Bollettino telematico di filosofia politica

Online Journal of Political Philosophy

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4. L'architettura del Web

Nel pensiero e nei progetti di Otlet e di Bush è possibile rinvenire gli elementi essenziali a caratterizzare la filosofia e i princìpi che stanno alla base del Web. Le implicazioni di un sistema di documentazione ipertestuale universale sono discusse dallo stesso Berners-Lee in una lezione tenuta in Giappone nel 2002 54 .  

«Il concetto del Web ha integrato molti diversi sistemi informativi disparati, creando uno spazio immaginario astratto in cui le differenze tra essi fossero ininfluenti. Il Web doveva includere ogni sorta di informazione su qualunque sistema. L’unica idea comune necessaria a mettere ciò assieme fu identificare un documento tramite lo Universal Resource Identifier (URI). Direttamente da ciò sono come piovute architetture (design) di protocollo (come HTTP) e di formati di dati (come HTML) che hanno permesso ai computer di scambiarsi informazioni mappando i propri formati locali in standard in grado di offrire interoperabilità globale» 55 . In termini semplificati, Berners-Lee spiega che il Web non è un programma ma un insieme di protocolli che richiede a ciascuno di assegnare un nome unico ai propri documenti. Si tratta di una richiesta inaggirabile in quanto necessaria al suo funzionamento, ma ampia: è infatti l’unico limite che l’architettura del Web impone alla rappresentazione e alla organizzazione dei dati.

Nella sua lezione, Berners-Lee insiste sul fatto che il passato, il presente e soprattutto il futuro del Web dipendono dal modo in cui viene garantita e protetta l’universalità del sistema. Sul piano tecnico, ciò è possibile postulando la separazione tra contenuto dell’informazione e forma in cui essa viene veicolata da due punti di vista principali: in primo luogo, mantenendo valida la condizione che ha permesso la nascita della ragnatela ipertestuale su Internet, vale a dire la sua indipendenza dal sostrato materiale (hardware) e dal modo in cui le idee sono codificate e veicolate (software); in secondo luogo, definendo con maggior rigore i confini tra «documenti» e «dati», i primi dedicati alla lettura da parte degli uomini, i secondi interpretabili dalle macchine.

Nella conferenza giapponese, Berners-Lee ricorda l’esigenza che ha dato origine al World Wide Web, quella di mettere a disposizione degli ospiti del CERN un comune strumento che permettesse loro di condividere documenti in rete. Si è osservato come l’idea di Berners-Lee si fondasse su un principio filosofico semplice e, assieme, forte: creare un sistema di condivisione dei documenti “leggero”, fondato sulla sottrazione, piuttosto che sull’addizione di requisiti. Così operando, il sistema pensato dallo scienziato inglese sarebbe stato facilmente condivisibile da diversi computer, sistemi operativi e programmi applicativi, e, in quanto tale, universale, cioè aperto a tutti coloro che volessero connettervisi. Da un punto di vista pratico, l’universalità del World Wide Web è garantita dalle specifiche del W3C 56 , che raccomandano:

  1. l’indipendenza dall’hardware e dal software, importanti nel prevenire tanto la frammentazione in molti ipertesti sconnessi e proprietari quanto il pericolo che il Web finisca sotto il controllo monopolistico di una data società o di un solo stato;

  2. l’adozione di standard per la codifica dei caratteri che permettono la presenza sul Web alle diverse lingue del mondo;

  3. la creazione e la diffusione di standard per l’accessibilità, che tutelano chi è svantaggiato in termini di capacità (di vedere, sentire, muoversi e capire) e chi dispone di macchine con tecnologie obsolete.

La riflessione del padre dell'ipertesto globale si sposta dunque su un topos della teoria informatica, la dicotomia tra cervello e macchina, tra «rima» e «ragione». Se il cervello umano funziona tramite un complesso sistema di associazioni, e possiede la capacità di effettuare collegamenti che rientrino in un sistema coerente e consistente di conoscenze, le macchine, viceversa, hanno enormi capacità di calcolo, e possono processare l’informazione in forma di tabelle, vale a dire secondo una struttura gerarchica.

Per disporre di strumenti informativi più ricchi, l’architettura del Web deve pertanto definire con precisione i confini tra i «documenti» (i contenuti accessibili agli uomini) e i «dati»; una reale separazione permetterà alle macchine di processare le informazioni, una possibilità resa oggi complicata dal fatto che la gran parte dell’informazione collegata in forma di ipertesto nella ragnatela condivisa “World Wide”, contiene entrambi gli elementi mescolati 57 .

Berners-Lee ha cura di precisare che non intende sostenere la possibilità di un’intelligenza artificiale - ne è conferma il presupposto su cui si fonda il suo ragionamento, la netta differenza tra il funzionamento del cervello umano e della macchina. Egli vuole semplicemente sottolineare i notevoli vantaggi che la possibilità di trattare informazione semanticamente strutturata reca con sé, favorendo l’interoperabilità, la portabilità e la durabilità dell’informazione (il riuso della conoscenza), e aprendo nuove possibilità di selezione del sapere.

Il discorso di Berners-Lee affronta la questione della selezione del sapere secondo criteri di qualità. Se «è noto che una raccolta di testi, come un insieme di report tecnici o una biblioteca, include soltanto quegli articoli che raggiungano un certo livello di qualità» e «alcuni ritengono l’assenza di simili sistemi una limite del Web», tuttavia, precisa, è importante che il Web in sé non tenti di promuovere una singola nozione di qualità, ma continui a raccogliere ogni informazione, vera o falsa che sia. È questa una caratteristica che può certamente rappresentare un limite. Tuttavia, un’autorità centrale che esercitasse un controllo sulla qualità sarebbe assai più dannosa; e se nessuno può essere in alcun modo obbligato a leggere letteratura di bassa qualità, è altresì vero che, come mostra la storia della scienza, appunti che oggi sono marginali potrebbero, un domani, essere a fondamento di nuove idee dalla portata rivoluzionaria. Pertanto, il problema della selezione dell'informazione secondo criteri di qualità dev'essere così riformulato: «Come possiamo fornire all’utente la percezione soggettiva di qualità elevata, e allo stesso tempo mantenere il Web aperto a persone i cui criteri di giudizio sono diversi?». La questione, risponde il suo inventore, dovrà essere affrontata dotando i lettori di strumenti di filtro in grado di sfruttare l’organizzazione semantica dell'informazione, che trasformeranno i ricercatori in veri e propri «battitori di piste» i quali, come nell’esempio di Bush, potranno scambiarsi e condividere i percorsi e crearne di nuovi, mantenendo comunque l’ipertesto globale svincolato da una autorità centrale che decida quale informazione è appropriata, e per chi.



[54]  T. Berners-Lee, «The World Wide Web - Past, present, future. Exploring Universality» (2002), online all'URL: <http://www.w3.org/2002/04/Japan/Lecture.html>.

[55]  Ivi.  Le specifiche URI, HTTP e HTML formano cosiddetti “bus” che connettono i programmi che risiedono sul computer dell’utente (detti client) ad altri programmi installati su computer remoti (cosiddetti server) che forniscono le informazioni.

[56]  Il W3C (acronimo di World Wide Web Consortium) è un organismo misto pubblico-privato con sede al MIT e nato allo scopo di promuovere e sviluppare tecnologie che garantiscano l'interoperabilità sul Web. Sul sito del W3C (http://www.w3.org/) si trovano le specifiche e le linee guida del consorzio, oltre a software e applicazioni specifiche.

[57]  La formattazione dei dati in HTML non permette che l’informazione sia processabile dalle macchine; è questo un limite strutturale del linguaggio, che non consente di separare pienamente il contenuto dalla sua struttura. Tuttavia, la nascita di nuovi formati di codifica (primo tra tutti XML, acronimo di Extensible Markup Language) e di nuove tecnologie di cui il W3C si è fatto promotore (che rientrano nel cosiddetto Web semantico) stanno favorendo l’accentuarsi di questa separazione. Cfr. su questo il paragrafo 6.


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