Bollettino telematico di filosofia politica

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3. Il Web, premesse e antefatti: dal Mundaneum al Memex

All'importanza del collegamento nei sistemi di documentazione e all'idea di ipertesto si erano già dedicati, prima di Ted Nelson e di Berners-Lee, scienziati di diverse discipline. Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento sono in particolare documentaristi e ingegneri ad affrontare, la questione della catalogazione e dell'accesso all'informazione. Tra questi vale la pena ricordare in particolare Paul Otlet e Vannevar Bush.

Nato a Bruxelles nel 1868 da un'agiata famiglia di avvocati, Paul Otlet intraprende nella prima giovinezza studi giuridici. Tuttavia, egli mostra da subito una vocazione agli studi speculativi, vocazione che viene incoraggiata da Edmond Picard e Paul Héger, la cui frequentazione nell'ambiente familiare lo spingerà ad abbracciare la filosofia positivista. Nel 1891 un gruppo di eruditi belgi fonda a Bruxelles la Société des Etudes Sociales et Politiques, che il giovane Otlet vede nascere con grande interesse. All'interno della Société, Henri La Fontaine dirige la Sezione di Bibliografia. L'amicizia e la collaborazione con La Fontaine, premio nobel per la pace nel 1913, ne incoraggiano la creazione di repertori bibliografici in materia giuridica 39 e, più in generale, la formulazione di un progetto innovativo che si propone la costituzione di centri di documentazione capaci di mettere a disposizione dell'umanità la grande varietà di documenti prodotti nelle diverse discipline. Il suo primo saggio di bibliografia («Un Peu de Bibliographie»), in cui esprime apprezzamento per una bibliografia di matrice positivista e per il positivismo in generale, risale al 1892.

Convinto sostenitore della necessità che le scienze umane e sociali imitino le cosiddette scienze dure, occupandosi del problema del registro delle conoscenze umane, Otlet si occuperà in seguito della catalogazione delle fonti sociologiche. Con la creazione del catalogo, Otlet si persuade della necessità di una classificazione, cioè di un vocabolario controllato che consenta di descrivere con esattezza i diversi materiali.

Nel 1893, la Sezione di Bibliografia si trasforma nell'Istituto Internazionale di Bibliografia Sociologica (IIBS). La bibliografia viene intesa da Otlet e La Fontaine come una formula sintetica che permette di rimediare ai grandi mali che affliggono le scienze sociali e, più in generale, l'umanità. Entrambi coltivano infatti parallelamente due grandi passioni: la documentazione e il pacifismo 40 .

È su tali premesse che la creazione di una disciplina che permetta una comunicazione di tipo universale si colloca come parte fondamentale del lavoro quotidiano degli uomini di scienza. La scienza della documentazione, come enunciata da Otlet, nasce dunque allo scopo di studiare i problemi della ricerca e del suo avanzamento, nel piano generale della comunicazione scientifica applicata al progresso umano. A tal fine si rendono necessarie una scienza e una tecnica della documentazione.

Paul Otlet fonda così la teoria della documentazione come scienza che si occupa della classificazione dei dati relativi alla produzione, alla conservazione, alla circolazione e all'uso (o impatto) degli scritti e documenti di ogni specie. Il fine ultimo della sua impresa è unire l'umanità attraverso l'opera scientifica.

Otlet descrive la nascita di una nuova scienza che si scompone in un processo triadico: 1. la descrizione dei libri (biblioteconomia); 2. le leggi della loro produzione, conservazione e diffusione (bibliografia); 3. le applicazioni pratiche delle conoscenze bibliografiche (documentazione). Le fasi del processo si propongono di risolvere altrettanti problemi metodologici che riguardano le scienze bibliografiche: il registro, la moltiplicazione e la disponibilità dell'informazione.

La scienza della documentazione si configura come disciplina che si occupa dello studio del libro e del documento e che assume come sue parti biblioteconomia e bibliografia, che il documentarista teorizza e sistematizza nel Traité de documentation, il primo trattato scientifico di teoria della documentazione pubblicato a Bruxelles nel 1934.

Con una metafora efficace, Otlet definisce la sua nuova disciplina «metallurgia documentale»: un processo di estrazione, separazione e trattamento dei materiali intellettuali grezzi, che avviene tramite l'elaborazione e l'interscambio di conoscenze. Così, la documentazione viene intesa come corpo epistemologico che è al contempo oggetto di studio e strumento metodologico.

Su un piano applicativo, Otlet e La Fontaine danno vita a un insieme di creazioni innovative destinate a orientare la scienza documentale dei decenni successivi: l'Istituto internazionale di bibliografia, centro dell'attività bibliografica europea; il Repertorio bibliografico universale, un catalogo di cataloghi che già nel 1897 contiene un milione e mezzo di registri bibliografici; la scheda bibliografica, un innovativo strumento documentale che ancora oggi costituisce uno standard della biblioteconomia; la Classificazione Decimale Universale, un adattamento della classificazione universale di Dewey di cui Otlet viene a conoscenza nel 1894. Elementi, questi, che danno origine al paradigma documentale otletiano.

Ma l'esperienza più importante e significativa dell'opera di Otlet è il Palais Mundial, che sfocia successivamente nel Mundaneum, una sorta di universitas universale, un tempio del sapere consacrato alla conoscenza scientifica. Il Mundaneum, che avrebbe ospitato una Biblioteca Internazionale, l'Istituto Internazionale di Bibliografia, il Repertorio Bibliografico Universale, una Enciclopedia di Documentazione, l'officina di Associazioni Internazionali e l'Università Internazionale, si configura come un luogo animato dai princìpi di totalità, simultaneità, gratuità, volontarietà, universalità, e da un ideale di vita internazionale, sostenuta dalla ragione e dedicata alla cooperazione e alla pace nel mondo. Un tempio consacrato all'intelletto, nel quale i ricercatori e gli intellettuali del mondo potessero avere la possibilità di studiare tutto quanto prodotto e pensato dagli uomini nel corso dei secoli.

Il progetto ottiene grandi riconoscimenti internazionali, ma uno scarso appoggio istituzionale. Otlet getta tuttavia le basi del lavoro documentale, indicando gli attrezzi del mestiere necessari al lavoro di ricerca. Diversi studi su Otlet lo hanno indicato come precursore dell'idea di ipertesto 41 . L'uso delle schede e dei cataloghi proposto dal padre della scienza documentale dà vita a un nuovo paradigma, in cui la scheda bibliografica corrisponde al nodo e i link che creano un sistema di navigazione ipertestuale sono dati dai cataloghi. Il sistema di classificazione proposto da Otlet si distingue come un nuovo dispositivo di accesso all'informazione e al documento, da molti considerato come l'inizio della rottura con il modello della struttura lineare. Il suo interesse si concentra sugli aspetti di un problema centrale per la società, le cui conseguenze sono tanto tecnico-organizzative quanto teoretiche: il problema di rendere la conoscenza facilmente accessibile e consultabile dall'umanità.

È questo un tema che lo avvicina a Vannevar Bush, che nel 1945 pubblica il famoso saggio «As we may think» 42 . «La conoscenza, scrive, per essere utile alla scienza deve poter essere continuamente ampliata, in primo luogo archiviata e soprattutto consultata». Preside della facoltà di ingegneria al MIT tra il 1932 e il 1938, in seguito Bush diventa direttore capo dell'Ufficio americano per la Ricerca e lo Sviluppo scientifico e consigliere scientifico del Presidente. Nello stesso anno in cui pubblica il saggio sopra citato, indirizza al presidente Roosevelt un rapporto 43 in cui, con sguardo lungimirante, sostiene l'importanza della ricerca di base; un documento che nei decenni successivi si rivelerà determinante nell'orientare la politica americana in materia di innovazione e sviluppo.

Se durante la seconda guerra mondiale Bush aveva messo la propria opera al servizio dello Stato e, al pari di altri scienziati tra cui vale la pena ricordare il matematico inglese Alan Turing, padre del moderno calcolatore e artefice della decriptazione del codice tedesco Enigma, aveva ricoperto un importante ruolo nella ricerca militare, il saggio del 1945 è una riflessione sul rapporto tra la tecnologia e il problema, particolarmente attuale in epoca post-bellica, della pace nel mondo. Come può la tecnica, si domanda l'ingegnere americano, contribuire al benessere dell’umanità? Bush risponde all'interrogativo sciogliendo, nel corso del saggio, un’altra questione che sta, a suo parere, a monte del problema: la questione riguarda il modo in cui il bagaglio di conoscenze umane possa creare le condizioni per la pace nel mondo. Perché le tecnologie possano mettere l’uomo in grado di costruire condizioni di vita migliori, una «casa ben arredata» in cui «vivere in buona salute» 44 suggerisce Bush con un'immagine dall'assonanza kantiana 45 , è necessaria un’indagine sul metodo della ricerca e sul processo di costruzione della scienza. Il saggio non affronta dunque un tema meramente tecnico: viceversa, l’argomentazione sui cui è imperniato è anche e soprattutto una riflessione filosofica e politica sulle modalità di produzione e di trasmissione del sapere.

Vannevar Bush fonda il proprio ragionamento su una importante premessa condivisa da buona parte della tradizione filosofica occidentale da Platone in poi 46 , vale a dire il fatto che la conoscenza umana è un insieme collegato in un tutto che, in quanto tale, ha una dimensione universale la quale trascende la singola vita individuale. Il sapere è tale in quanto frutto di un processo cumulativo, e si struttura, grazie alla collaborazione degli scienziati, in sistemi collegati che includono l’intero patrimonio delle conoscenze umane. Per questo, l’accesso all’informazione scientifica è una condizione necessaria alla stessa possibilità della scienza.

Se la diffusione della stampa ha permesso all'umanità di produrre enormi quantità di informazioni a un ritmo sempre crescente, l'accrescersi progressivo dei dati e delle conoscenze raccolti in libri, articoli, e testi di varia natura non implica la possibilità di condividere tale patrimonio; inoltre, la crescente specializzazione del sapere, prosegue Bush, confligge con l’esigenza di sistemi di comunicazione veloci ed efficienti.

Il principale ostacolo all’accesso risiede negli alti costi di riproduzione, ostacolo che può essere tuttavia facilmente superato con l’ausilio di tecnologie in grado di comprimere grandi quantità di libri in dispositivi di piccole dimensioni. La proposta di Bush individua nell'uso delle macchine una soluzione al problema dell’archiviazione; ma il problema della consultazione del sapere è assai più serio e di difficile soluzione. Esso infatti coinvolge l'intero processo grazie al quale l'uomo trae vantaggio dal suo bagaglio di conoscenze: la selezione. Bush riconosce che il cuore del problema è più profondo del semplice ritardo nella meccanizzazione delle biblioteche. Il processo di selezione è «come uno scalpello nelle mani di un ebanista», che dev’essere pertanto considerato e affrontato con riguardo al metodo della ricerca scientifica, cui l’ingegnere americano dedica ampio spazio nella parte centrale del saggio.

Il cuore del problema deve essere ricondotto all’artificiosità dei sistemi di indicizzazione in uso negli archivi, che organizzano l’informazione gerarchicamente, in base a una struttura ad albero. Poiché le informazioni si trovano in un unico punto dell’archivio, a meno di duplicati, si devono avere regole per decidere quale cammino ci porterà a ciò che cerchiamo. Il limite di tale struttura è che a un documento corrisponde un unico percorso. «La mente umana non funziona in questo in modo. Essa opera per associazioni. Una volta che essa abbia un elemento a disposizione, salta istantaneamente all'elemento successivo suggerito, in base a un intreccio di piste registrate nelle cellule del cervello, dalla associazione dei pensieri». 47 Bush suggerisce così di ripensare la selezione dell’informazione a partire dal modo in cui funziona la nostra mente, e indica nel memex 48 , una macchina fotoelettronica in grado di attuare e seguire riferimenti incrociati su microfilm servendosi di codice binario, fotocellule e fotografia istantanea, un esempio di meccanizzazione della selezione per associazione piuttosto che per indicizzazione. L’accesso virtualmente universale al patrimonio culturale dell’umanità e l’impiego delle macchine nella ricerca hanno, ai suoi occhi, un potenziale creativo dirompente. Se infatti non esistono sostituti meccanici per il pensiero creativo, ma pensiero creativo e pensiero essenzialmente ripetitivo sono molto diversi; tuttavia ogni qualvolta si combinano e si registrano fatti sulla base di processi logici stabiliti, l'aspetto creativo «riguarda solo la scelta dei dati e del processo da impiegare, e da quel momento in poi la manipolazione è di natura ripetitiva, e dunque adatta per essere affidata alle macchine» 49 .

Il memex è un dispositivo meccanico, una scrivania meccanizzata formata da schermi translucidi inclinati, una tastiera, e gruppi di bottoni e di leve. Al suo interno sono archiviati gli strumenti di lavoro del ricercatore (i libri e gli articoli su cui lavora, come gli appunti che produce), proiettabili velocemente su schermi inclinati. Grazie al memex è possibile consultare il proprio archivio tramite lo schema di indicizzazione tradizionale: basterà digitare il codice del libro desiderato, e la sua copertina sarà rapidamente proiettata su uno dei visori. Ma la caratteristica fondamentale del “memory extender” è  che esso consente al ricercatore di collegare stabilmente due testi qualunque premendo un semplice tasto 50 . La valenza pratica della macchina ideata da Bush è descritta dall’autore come segue: «Il proprietario del memex, per esempio, è interessato alle origini e alle proprietà dell'arco. In particolare, sta ricercando il motivo, nelle battaglie delle Crociate, per cui l'arco corto turco fosse superiore all'arco lungo inglese. Ha a disposizione dozzine di libri e articoli pertinenti nel suo memex. Dapprima sfoglia un'enciclopedia, trova un articolo interessante ma non approfondito, lo lascia proiettato. Poi, in un resoconto storico, trova un altro argomento pertinente, e lo congiunge al precedente. Procede in questo modo, costruendo un percorso di molti elementi. Di quando in quando inserisce un proprio commento, sia congiungendolo alla pista principale sia connettendolo come pista laterale a un elemento particolare. Quando diventa evidente che le proprietà elastiche dei materiali disponibili erano fondamentali per il rendimento dell'arco, egli devia su una pista laterale che lo porta attraverso libri di testo sull'elasticità e tavole di costanti fisiche. Inserisce una pagina di analisi scritta di suo pugno. In questo modo egli costruisce una pista della sua ricerca attraverso il labirinto del materiale che ha a disposizione» 51 .

Così, quando numerosi elementi sono stati congiunti per formare una pista, grazie al memex possono essere esaminati l’uno dopo l'altro, velocemente o lentamente, muovendo una leva come quella usata per girare le pagine del libro. È come se gli elementi, parti di libri preesistenti, venissero raccolti separatamente e quindi rilegati nuovamente assieme, in modo  da formare un nuovo libro.

Affrontando il problema della selezione dell'informazione, Bush restituisce al ricercatore un ruolo attivo e fondante. «Nascerà la nuova professione di battitore di piste, persone che si ingegneranno a tracciare percorsi significativi attraverso l'immane mole dell'esperienza umana. L'eredità del maestro ai suoi discepoli non saranno più solo i suoi contributi alla conoscenza comune, ma l'intera impalcatura di conoscenze sulla quale essi sono stati costruiti» 52 . L’attività della ricerca si traduce praticamente nell’inserimento di ogni singolo elemento in una o più piste; percorsi che restano così patrimonio dell’umanità, tanto quanto i libri, e danno vita a enciclopedie di concezione radicalmente nuova, dotate di una trama di piste associative che le attraversano. L'utilità insita nella possibilità di conservare traccia dei passaggi del processo di ricerca è esemplificata con riferimento alla ricerca sulle origini e le proprietà dell’arco, come segue: «Qualche anno dopo, durante un suo colloquio con un amico, il discorso cade sui modi strani in cui le persone resistono alle innovazioni, anche se di vitale interesse. Egli dispone di un esempio, ed esattamente di come gli europei, pur riconoscendo che la loro arma aveva una gittata minore, si rifiutarono di adottare l'arco turco: dispone addirittura di una pista al riguardo. Un tocco mostra l'elenco dei codici. La pressione di alcuni tasti porta all'inizio della pista. Una leva permette di scorrerla a piacimento, fermandosi sui punti interessanti e dipartendosi in escursioni laterali. È una pista interessante, pertinente alla discussione. Così aziona un riproduttore, fotografa l'intera pista e la passa all'amico perché la inserisca nel proprio memex, congiungendola opportunamente ad altre sue piste» 53 .



[39]  Nel 1891, Paul Otlet pubblica, assieme a Pierre Blanchemerle, Joseph Cassiers e Max Hallet, Le Sommaire périodique des revues de droit (Sommario periodico delle riviste di diritto), tavole mensili di tutti gli articoli giuridici pubblicati nei mensili belgi. Per una bibliografia completa dell'opera di Otlet, a cura di W. Boyd Rayward, si veda:

<https://www.ideals.uiuc.edu/html/2142/652/Paul%20Otlet%20Bibiliography.htm>.

[40]  La sintesi di tale duplice interesse viene pubblicata in due saggi: il Traité de documentation. Le livre sur le livre. Théorie et pratique, del 1934 e Monde: Essai d'universalisme dell'anno successivo. Il primo è disponibile on-line all'indirizzo: <https://archive.ugent.be/handle/1854/5612>, il secondo all'URL: <https://archive.ugent.be/handle/1854/8321>.

[41]  Su questo argomento si vedano: W. Boyd Rayward, Visions of Xanadu: Paul Otlet (1868-1944) and Hypertext, “Journal of the American Society of Information Science,” Vol. 45, 1994, pp. 235-250, online all'URL: <http://people.lis.uiuc.edu/~wrayward/otlet/xanadu.htm>; P. Arnau Reved, «Trascendencia de la vida y obra de Paul Otlet», online all'URL: <http://www.ucm.es/BUCM/revistas/byd/11321873/articulos/RGID9595220153A.PDF>; R. Day, «Paul Otlet's book and the writing of social space», Journal of the American Society of Information Science, Vol. 48, n. 4, 1997, pp. 310-17; I. Rieusset-Lemarié, «P. Otlet's Mundaneum and the International Perspective in the History of Documentation and Information Science», Journal of the American Society of Information Science, Vol. 48, n. 4, 1997 pp. 301-310; M. Buckland, «What is a Document?», Journal of the American Society of Information Science, vol. 48, no. 9,  1997, pp. 804-809, online all'URL: <http://people.ischool.berkeley.edu/~buckland/whatdoc.html>;  C. van den Heuvel, «Mundaneum. Architectures of Global Knowledge: The Mundaneum and the World Wide Web», online all'URL: <http://www.virtualknowledgestudio.nl/staff/charles-van-den-heuvel/vdheuvel-mundaneum.pdf>; J. M. Zurita Sànchez, El paradigma otletiano como base de un modelo para la organizaciòn y difusiòn del conocimiento cientìfico, Tesi di laurea in biblioteconomia, Universidad nacional autònoma de méxico, 2001, online all'URL: <http://etdindividuals.dlib.vt.edu:9090/358/1/paradigma_otletiano.pdf>.

[42]  V. Bush, «As we may think», “The Atlantic Monthly”, vol. 176, no. 1, luglio 1945, pp. 101-108. Il testo in lingua originale: <http://www.ps.uni-sb.de/~duchier/pub/vbush/vbush.shtml>, tr. it. «Come possiamo pensare», in T. Nelson, Literary machines 90.1, cit. pp. 1/38-53.  

  1. [43] V. Bush, «Science: The Endless Frontier. A Report to the President», Washington, U.S. Government Printing Office, 1945, online all'url: <http://www.nsf.gov/od/lpa/nsf50/vbush1945.htm>.

[44] V. Bush, «Come possiamo pensare», in T. Nelson, Literary machines 90.1, cit. p. 1/53.

[45]  Nell'Architettonica della ragion pura Kant paragona l'edificio della conoscenza scientifica a una casa d'abitazione (I. Kant, Critica della ragion pura A 707- B 735, Utet, Torino 1967).

[46] Si veda in particolare il mito dell'anamnesis nel Menone, 81c-d (Platone, Menone, Laterza, Roma-Bari, 2004, p. 34.)

[47] V. Bush, «Come possiamo pensare», in T. Nelson, Literary machines 90.1, cit. p. 1/49.

[48] Il nome deriva dalla contrazione dell'espressione “Memory extender”.

[49] V. Bush, «Come possiamo pensare», cit. p. 1/49.

[50]  A differenza dei link sul Web, i collegamenti immaginati da Bush sono bidirezionali; vale a dire che ogni volta che un elemento viene proiettato, un altro elemento, ad esso collegato, può essere istantaneamente richiamato premendo un bottone, e visualizzato.

[51] V. Bush, «Come possiamo pensare», cit. p. 1/51.

[52] Ivi, p. 1/52.

[53] Ivi, p. 1/51.


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