Tetradrakmaton

I Greci tra oralità e scrittura

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 13 aprile 2003

J.J. Rousseau
Saggio sull'origine delle lingue dove si parla della melodia e dell'imitazione musicale
(1755-61)

"CAPITOLO VI
SE E' PROBABILE CHE OMERO ABBIA SAPUTO SCRIVERE

Qualunque cosa si dica dell'invenzione dell'alfabeto greco, io la credo molto più moderna di quanto non venga reputata e fondo questa opinione principalmente sul carattere della lingua. Mi è spesso venuto in mente di dubitare non solo che Omero abbia saputo scrivere, ma anche proprio del fatto che si scrivesse al tempo suo. Ho un gran rammarico che questo dubbio sia così formalmente smentito dalla storia di Bellerofonte nell'Iliade, come ho la disgrazia, al pari di padre Hardouin, d'essere un po' ostinato nei miei paradossi; se fossi meno ignorante sarei proprio tentato di redigere i miei dubbi su questa storia e di accusarla di essere stata interpolata, senza gran riflessione, dai compilatori di Omero. Non solo nel resto dell'Iliade si vedono poche tracce di questa arte, ma io azzardo l'ipotesi che tutta l'Odissea non è che un tessuto di ingenuità e assurdità tali che una o due lettere scritte l'avrebbero mandato in fumo, laddove questo poema diviene ragionevole e anche assai ben costruito se si pensa che i suoi eroi ignorassero la scrittura. Se l'Iliade fosse stata scritta, sarebbe stata molto meno cantata, i rapsodi sarebbero stati meno ricercati e si sarebbero moltiplicati di meno. Nessun poeta è stato cantato tanto quanto il Tasso a Venezia, se non altro dai gondolieri, che non sono grandi lettori. La diversità dei dialetti impiegata da Omero costituisce una prova molto forte. I dialetti, che si distinguono nella parola parlata, si uniformano e si confondono nella scrittura, tutto si rapporta insensibilmente ad un modello comune. Più una nazione legge e si istruisce, più i suoi dialetti si sfumano e alla fine essi continuano a sussistere soltanto in forma di gergo presso il popolo, che legge poco e non scrive affatto.

Ora, poiché questi due poemi sono posteriori all'assedio di Troia, non è molto verosimile che i greci, che fecero quest'assedio, conoscessero la scrittura e che il poeta che lo cantò non la conoscesse. Questi poemi restarono a lungo scritti soltanto nella memoria degli uomini; furono raccolti per iscritto molto tardi e con gran difficoltà. Fu quando la Grecia cominciò ad abbondare di libri e di poesia scritta che tutto il fascino di quella di Omero si fece sentire per comparazione. Gli altri poeti scrivevano, Omero solo aveva cantato, e questi canti divini hanno cessato di essere ascoltati con rapimento soltanto quando l'Europa si è coperta di barbari che si son messi a giudicare ciò che non potevano intendere".

(J.J. Rousseau, Essai sur l'origine des langues où il est parlé de la mélodie et de l'imitation musicale, tr. it. di P. Bora, Saggio sull'origine delle lingue dove si parla della melodia e dell'imitazione musicale, Einaudi, Torino 1989, pp. 43-44)

  



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G. Vico, Della discoverta di Omero (1744)
La questione omerica: Chi è Omero?
Oralità e scrittura









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