Tetradrakmaton

L'invenzione della politica

Bollettino telematico di filosofia politica
bfp
Home > Didattica > L'invenzione della politica
Ultimo aggiornamento 16 ottobre 2002

La costituzione di Sparta

Licurgo, il mitico legislatore spartano, è il nome collettivo a cui viene attribuita la costituzione di Sparta, che si sviluppa, in realtà, in una evoluzione che ha luogo fra l'VIII e il VII secolo.

Sparta intende se stessa come una comunità militare aristocratica. La figura leggendaria di Licurgo, quasi sovraumana, permette di pensare la costituzione spartana a un tempo come istituita - anch'essa crea uno spazio comune di omoioi, o uguali - e come data da una volontà più che individuale.
Le classi sociali sono tre:
Spartiati (l'aristocrazia degli "uguali")
Perieci (piccoli proprietari, che prestano servizio militare in guerra)
Iloti (contadini privi di diritti politici e civili)
Gli Spartiati formano l'Apella, una assemblea che elegge la Gerusia, nonché cinque magistrati con potere di controllo, gli efori, i quali a partire dalla metà del VI secolo determinano la politica interna ed estera. Una diarchia, composta da due re appartenenti alle famiglie degli Agiadi e degli Europontidi, conserva la funzione del comando militare.
Ogni anno gli Spartiati dichiarano simbolicamente guerra agli Iloti, che coltivano le loro terre, divise in lotti inalienabili ed ereditari (kleroi). Gli aristocratici o Omoioi (uguali), ricevono una rigorosa educazione comunitaria e militare, finalizzata alla karteria, cioè allo sviluppo del valore come forza e capacità di resistere a prove durissime. La Gerusia, composta, per elezione, da ventotto cittadini con più di sessant'anni, nonché dai due re, determina l'indirizzo politico generale. Gli efori possono giudicare e censurare i cittadini, re compresi, e presiedono l'Apella, che si pronuncia sulle mozioni della Gerusia.

Le donne spartiate, facendo parte di una classe dominante che si sente accerchiata dal gran numero dei suoi schiavi, sono molto più libere delle donne di altre città greche. Ricevono una educazione simile a quella dei maschi, amministrano l'oikos; fanno - scandalosamente, dal punto di vista di un ateniese - ginnastica, si fanno vedere in pubblico. Per questo hanno fama di dissolutezza, come riporta Aristotele - ma si veda anche la diversa opinione di Plutarco - trattando le diverse usanze spartane come una semplice assenza di legge:
La libertà concessa alle donne è dannosa sia all'intento della costituzione, sia alla felicità della polis. Perché, come l'uomo e la donna sono parte della famiglia, è chiaro che anche la polis si deve ritenere divisa pressappoco in due gruppi separati, quello degli uomini e quello delle donne: di conseguenza in tutte le costituzioni nelle quali la posizione delle donne è mal definita, bisogna credere che la metà della polis sia senza leggi. Il che è accaduto precisamente a Sparta; il legislatore, volendo che l'intera polis fosse più forte, perseguì apertamente le sue intenzioni rispetto agli uomini, e trascurò invece le donne: perciò esse vivono senza freno, rotte a ogni dissolutezza e in lussuria.
[Aristotele, Politica, II (B), 9, 1269b]
Sparta, con la sua disciplina militare, con la sua vita comunitaria e con la sua rigida divisione dei poteri, diventa il modello mitico cui si rifanno i critici della democrazia ateniese.















































Ricerche locali Notifica degli aggiornamenti