Tetradrakmaton

I Greci tra oralità e scrittura

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 15 aprile 2003

Iliade, Libro primo, vv. 1-104

L'ira di Achille

1 Canta, o dea, l'ira d'Achille Pelide,
rovinosa, che infiniti dolori inflisse agli Achei,
gettò in preda all'Ade molte vite gagliarde,
d'eroi, ne fece il bottino dei cani,
5 di tutti gli uccelli -consiglio di Zeus si compiva-
da quando prima si divisero contendendo
l'Atride signore d'eroi e Achille glorioso.

Ma chi tra gli dèi li fece lottare in contesa?
Il figlio di Zeus e Latona; egli, irato col re,
10 mala peste fe' nascer nel campo, la gente moriva,
perché Crise l'Atride trattò malamente,
il sacerdote; costui venne alle navi rapide degli Achei
per liberare la figlia, con riscatto infinito,
avendo tra mano le bende d'Apollo lungi saetta,
15 intorno allo scettro d'oro, e pregava tutti gli Achei,
ma sopra tutto i due Atridi, ordinatori d'eserciti:
"Atridi, e voi tutti, Achei schinieri robusti,
e voi diano gli dèi, che hanno le case d'Olimpo,
d'abbattere la città di Priamo, di ben tornare in patria;
20 e voi liberate la mia creatura, accettate il riscatto,
venerando il figlio di Zeus, Apollo che lungi saetta".


Allora gli altri Achei tutti acclamarono,
fosse onorato quel sacerdote, accolto quel ricco riscatto.
ma non piaceva in cuore (thymos) al figlio d'Atreo, Agamennone,
25 e lo cacciò malamente, aggiunse comando brutale:
"Mai te colga, vecchio, presso navi concave,
non adesso a indugiare, non in futuro a tornare,
che non dovesse servirti più nulla lo scettro, la benda del dio!
Io non la libererò: prima la coglierà vecchiaia
30 nella mia casa, in Argo, lontano dalla patria,
mentre va e viene al telaio e accorre al mio letto.
Ma vattene, non m'irritare, perché sano e salvo tu parta".

Disse così, tremò il vecchio, obbedì al comando,
e si avviò in silenzio lungo la riva del mare urlante;
35 ma poi, venuto in disparte, molto il vegliardo pregò
il sire Apollo, che partorì Latona bella chioma:
"Ascoltami, Arco d'argento, che Crisa proteggi,
e Cilla divina, e regni sovrano su Tènedo,
Sminteo, se mai qualche volta un tempio gradito t'ho eretto,
40 e se mai t'ho bruciato cose pingui
di tori o di capre, compimi questo voto:
paghino i Danai le lacrime mie coi tuoi dardi".

Disse così pregando: e Febo Apollo l'udì,
e scese giù dalle cime d'Olimpo, irato in cuore,
45 l'arco avendo a spalla e la faretra chiusa sopra e sotto:
le frecce sonavano sulle spalle dell'irato
al suo muoversi; egli scendeva come la notte.
Si postò dunque lontano dalle navi, lanciò una freccia,
e fu pauroso il ronzìo dell'arco d'argento.
50 I muli colpiva in principio e i cani veloci,
ma poi mirando sugli uomini la freccia acuta
lanciava; e di continuo le pire dei morti ardevano, fitte.

Da nove giorni andavano i darsi del dio per il campo;
al decimo chiamò l'esercito in adunanza Achille,
55 ché glielo mise in cuore la dea Era braccio bianco:
si doleva dei Danai, perché li vedeva perire.
E dunque, dopo che quelli convennero e furon raccolti,
fra essi alzandosi parlò Achille piede rapido:
"Atride, ora noi, respinti, credo,
60 ritorneremo indietro, purché sfuggiamo alla morte,
se guerra e peste insieme abbatton gli Achei.
Ma su, interroghiamo un profeta o un sacerdote,
o un indovino di sogni -anche il sogno è da Zeus-
perché possa dirci perché s'adirò così Febo Apollo,
65 se ci rinfaccia un voto, una ecatombe,
se forse, dal fumo d'agnelli, di capre accettevoli
saziato, vorrà stornare il flagello da noi".

Detto così, sedette; s'alzò fra loro
Calcante, figlio di Tèstore, il migliore fra i vati,
70 che conosceva il presente e il futuro e il passato,
e sulle navi fu guida agli Achei fino a Ilio
con l'arte sua d'indovino, che gli donò Febo Apollo.
A loro, saggio pensando, egli parlò e disse:
"Achille, tu m'ordini, o amato da Zeus, di spiegare
75 l'ira d'Apollo, del sire che lungi saetta:
e io parlerò certamente. Ma tu comprendimi e giurami
che mi proteggerai con parole e con mano, benigno:
penso che un uomo s'adirerà, che molto su tutti
gli Argivi è forte e gli Achei gli obbediscono.
80 Troppo forte è il re quando si adira con un popolano:
se pure quel giorno dovrà digerire il corruccio,
ma anche dopo conserva il rancore, fin che lo soddisfi,
nel suo petto; e tu, dillo se mi salverai".

E ricambiandolo Achille piede rapido disse:
85 "Svela con gran coraggio il responso divino che sai.
No, - per Apollo amato da Zeus, a cui tu, Calcante,
volgendo preci, sveli ai Danai i responsi divini -
nessuno, finché io vivo e sulla terra apro gli occhi,
presso le navi concave porrà su te mani pesanti,
90 nessuno tra tutti i Danai, neppure se dici Agamennone,
il quale ora molto si vanta d'esser nel capo il più forte".

E allora si fece coraggio, parlò il vate senza macchia:
"No, egli non ci rinfaccia voto o ecatombe,
ma pel sacerdote, che Agamennone maltrattò,
95 non liberò la figlia, non ricevette il riscatto,
per questo il Saettante ha dato e darà pene ancora;
non prima il flagello umiliante allontanerà i Danai,
non prima che al padre si renda la giovane occhi vivaci,
non compra, non riscattata, e si conduca una sacra ecatombe
100 a Crisa: allora potremo mitigarlo, piegarlo".

Così detto, sedette; s'alzò fra loro
l'eroe figlio d'Atreo, il molto potente Agamennone,
infuriato; d'ira tremendamente i neri precordi
erano gonfi, gli occhi parevano fuoco lampeggiante;

(Omero, Iliade, versione italiana di Rosa Calzecchi Onesti, Einaudi, Torino 1950, pp. 3-9, grassetti nostri)

  



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