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Autonomia della ragione e diritto


 Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 25 marzo 2003

Il potere sovrano, dominium eminens


Ma è in fin dei conti proprio da effetti di squilibrio, da diversità di potenza che sorge lo Stato quale dominium eminens [1], cui i singoli trasferiscono il loro particolare dominium, la loro libertas e tutela in vista dell’attuazione di scopi di interesse generale.

Non si tratta di un passaggio meramente quantitativo: la respublica, l’auctoritas civilis come la più estesa delle universalità giuridiche viene ad assumere un valore eminente nella misura in cui tende all’affermazione di un aspetto essenziale, qualitativo, rimasto sotteso dopo la fine della communio primaeva, vale a dire quello della parità, dell’uguaglianza.

La statuizione della Lex, la sua generalizzazione in un ambito comune, eminente, di attribuzione e di gestione, introduce così un fondamento nuovo, di uguaglianza e di misura anche per la diseguaglianza. Con il diritto, la ragione subentra progressivamente alla forza, alla violenza: le ragioni dei rapporti tra gli uomini fondano l’universalità dell’auctoritas civilis, lo spazio politico plurale e concorde della respublica. Dando vita al pubblico, l’auctoritas civilis intreccia nella maniera più estesa, potente e incondizionata, le istanze costitutive dell’humanitas. E ciò sulla base di un equilibrio generale di parità che istituisce in un’unità di diritto, di senso e di identità peculiari, la varietà delle esperienze, la molteplicità delle determinazioni, delle istanze e bisogni.

L’assetto dello Stato muove pertanto da una tendenza unificatrice e sovraordinante, volta a governare le violenze indiscriminate e le forze prevaricatrici. Contraendole in un equilibrio composto di dominium, libertas e tutela, esso si regge in tal senso sulla subordinazione, la fonda e la legittima. Se nella communio primaeva, quale età incorrotta, la ratio conduceva senza impedimenti e in virtù di una spontaneità naturale all’humana societas, dopo la caduta, essa può essere ricostruita, o quantomeno tutelata, solo entro uno spazio d’ordine e di reciproca soggezione.

La respublica viene pertanto ad essere formata pur nella sua interezza, come da due ordini: dallo Stato e le sue leggi da un lato; dall’individuo e dal suo diritto dall’altro. Al primo Grozio non esita ad attribuire superiorità, (ossia un dominium eminens), in ragione del quale allo Stato spetta il potere di limitare la libertà dell’individuo; e ciò al punto da modificare e sospendere, se necessario e in ragione di finalità comuni, anche diritti acquisiti [2].

Dal dominium eminens, il quale si radica sia nella potestas del pater familias, sia in quella del padrone nei confronti dei servi, sia nel potere del proprietario sui suoi beni, deriva una vasta gamma di rapporti di subordinazione che fanno interamente capo al potere sovrano, dal quale si riconosce che persino accordi e promesse di diritto naturale possano essere derogati, qualora ragioni di pubblica utilità lo richiedano. Né tale dominium è originaria creazione dello Stato, come invece accadeva nell’ambito della giurisdizione romana. Bensì è un effetto della ragione e della volontà, che si afferma pur sempre e solo  in vista di una piena attuazione delle potenzialità insite nella natura umana. Se anche  i singoli individui e la famiglia (cui attiene lo jus privatum) vengono prima della respublica (jus publicum), soltanto attraverso quest’ultima possono in effetti veder riconosciuta la piena integrità della loro natura  giuridica, così da scongiurare il rischio del disconoscimento e della prevaricazione; e da veder soddisfatto l’irriducibile e costitutivo bisogno umano di protezione sociale, politica.

Con ciò il dominium eminens, lungi dall’essere il viatico per il dispotismo, dà  invece luogo ad una strettissima coniugazione di pubblico e di privato, mettendo così in luce il ruolo della sovranità statuale, quale ambito per eccellenza dei rapporti tra gli uomini, ineludibile snodo di ogni passaggio storico-giuridico-politico il quale risulti socialmente determinante, così come fondato su rapporti di proporzionalità e giustizia tra pubblico e privato [3].



Note

[1] “Sed haec facultas rursum duplex est: vulgaris scilicet quae usus particularis causa comparata est, et Eminens quae superior est iure vulgari, utpote communitati competens in partes et res partium boni communis causa. Sic regia potestas sub se habet et patriam et dominicam potestam: sic in res singulorum maius est dominium regis ad bonum commune quam dominorum singuliarum: sic reipublicae quisque ad usus publicos magis obligatur quam creditori”. H. GROTIUS, De Iure, cit., I, I, VI, p.32.

[2] Cfr. H. GROTIUS, De Iure, cit., II, XI, VIII, [3], p. 334;  III, XIX, [3], p. 823; III, XX, VII, [1], p. 829.

[3] Sulla rilevanza della tematica del dominium eminens e sulle sue peculiari caratteristiche sono particolarmente incisive le osservazioni di G. SOLARI, in Filosofia del diritto privato. I. Individualismo e diritto privato, Torino, Giappichelli, 1959, p. 18: “Diritto inferiore chiama Grozio il diritto privato rispetto al diritto superiore o eminente dello Stato. Riconosce Grozio allo Stato il dominium eminens ossia il potere di limitare per i suoi fini la libertà dell’individuo, di modificare e sospendere i diritti acquisiti […] L’intervento dello Stato nel campo del diritto privato non può essere né arbitrario, né illimitato. Tale potere d’intervento derivava allo Stato dal patto sociale liberamente consentito dagli individui e doveva in ogni caso ispirarsi al principio generale che l’individuo entrando a far parte della società civile, rinunzia alla sua naturale libertà e uguaglianza, ai suoi naturali diritti solo nei limiti imposti dalle necessità della vita pubblica. E’ evidente l’intenzione di Grozio di non portare la tesi individualista alle estreme conseguenze, ma di conciliare le rivendicazioni dell’individuo col giusto rispetto dell’autorità e delle esigenze dello Stato”.

 

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