Tetradrakmaton

L'invenzione della politica

Bollettino telematico di filosofia politica
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Ultimo aggiornamento 7 novembre 2002

Il processo a Socrate

Socrate viene accusato di empietà sulla base di un decreto di epoca periclea, approvato su proposta dell'indovino Diopite. Se dobbiamo credere a Plutarco (Pericle, 32.1) il decreto recitava quanto segue:
Sono passibili di denuncia e vanno processati colore che non credono negli dei e insegnano dottrine sulle entità celesti.
Il decreto era pensato per colpire il filosofo naturale Anassagora e, indirettamente, il suo allievo Pericle, il quale ritenne opportuno far fuggire il maestro per sottrarlo al processo. Dal momento che non era stato fissato un canone di ortodossia, la dike asebeias (procedimento per empietà) può essere considerata un vero e proprio processo "politico". Nel 399 la democrazia, restaurata dopo la sconfitto nella guerra del Peloponneso e il colpo di stato dei Trenta Tiranni, si sentiva tanto debole da avvertire il bisogno di salvaguardare la propria integrità culturale. Gli accusatori di Socrate, Anito e Meleto, appartenevano, significativamente, alla parte democratica.

I processi ad Atene si celebravano senza pubblico ministero: ogni cittadino, in quanto tale, aveva titolo ad agire come pubblico accusatore. Accusato e accusatore dovevano prendere parte al processo e far valere le proprie tesi personalmente. Chi non era pratico dell'arte di parlare in pubblico si faceva scrivere il suo discorso, dietro pagamento, da professionisti, detti logografi. I logografi godevano di una fama equivoca perché aggiravano il principio del carattere personale dell'accusa e della difesa.
I tribunali erano - eccezion fatta per l'aristocratico Areopago - grandi giurie popolari selezionate per sorteggio fra volontari, cui poteva accedere la totalità dei cittadini maschi ultratrentenni, fin dalla riforma di Solone. Le decisioni dei tribunali erano prese con un voto a scrutinio segreto, anziché per alzata di mano, come era prassi nell'ordinaria amministrazione delle altre assemblee ateniesi. I collegi giudicanti erano molto numerosi per rendere difficile la corruzione dei giudici: anche in questo caso, la democrazia frazionava e distribuiva il potere allo scopo di tenerlo sotto controllo.




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