Pierpaolo Ciccarelli, Hobbes schmittiano o Schmitt hobbesiano? – Invito alla revisione paritaria aperta

The frontispiece of the book Leviathan by Thomas Hobbes; engraving by Abraham BosseL’interpretazione di Thomas Hobbes come il fondatore del liberalismo, in quanto teorico del superamento politico di uno stato di natura dominato dalla disposizione alla guerra, ha ricevuto, nel pensiero di Leo Strauss, due sensi differenti:

1. in una prospettiva di filosofia della storia, ripartire dalla sua fondazione hobbesiana aiuta a recuperare, con una mossa rivoluzionaria in senso astronomico, quella base naturale che il liberalismo con il suo artificio culturale aveva sistematicamente obliato;

2. senza la speranza “rivoluzionaria” della filosofia della storia tornare a Hobbes significa invece condividerne i presupposti, e quindi in ultima analisi accettare il superamento della natura e contribuire a quell’oblio culturale di cui si accusa il liberalismo e dal quale ci si vorrebbe distanziare criticamente.

L’articolo proposto da Pierpaolo Ciccarelli alla revisione paritaria aperta vuol mostrare, con un’analisi testuale raffinata, che la transizione fra questi due sensi ha luogo in un medesimo testo, lo scritto giovanile  apparso nel 1932 con il titolo Note a Carl Schmitt, «Il concetto del politico» (Anmerkungen zu Carl Schmitt, Der Begriff des Politischen) nel quale, un trentennio dopo, lo stesso Leo Strauss ravvisò il momento di un cambio d’orientamento.

Chi volesse cimentarsi in un compito reso più difficile dall’impossibilità di linkare e annotare in rete i testi di Leo Strauss e Carl Schmitt, morti da tempo ma soggetti a un diritto d’autore la cui scadenza supera ormai di molto i limiti della loro esistenza fisica, può seguire le indicazioni esposte qui.

Pierpaolo Ciccarelli, Hobbes schmittiano o Schmitt hobbesiano?
Sul «cambio di orientamento» nelle «Note a Carl Schmitt» di Leo Strauss

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