Tetradrakmaton

Il Simposio di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Socrate confuta Agatone (198a-201c)

Aristodemo - riferisce Apollodoro - raccontò che la conclusione dell'elogio di Agatone fu seguita da un lungo applauso. Socrate confessò di sentirsi imbarazzato (198a) a dover parlare dopo un discorso così bello e multiforme (198b), e di stile talmente simile a quello di Gorgia da fargli temere che alla fine la testa del sofista gli sarebbe stata gettata dinanzi per pietrificarlo, come quella della Gorgone Medusa in un episodio dell'Odissea (XI, 632). 25

L'evocazione di Gorgia, suggerendo il termine di confronto del dialogo platonico a lui dedicato, è la chiave dell'ironia di Socrate. Il Gorgia comincia alla fine di una conferenza del sofista che Socrate ha evitato a bella posta di ascoltare. Gorgia e il suo allievo Polo tendono a confondere la definizione col giudizio qualitativo. Socrate si sottrae alla loro strategia retorica imponendo un dialogo brachilogico, con domande e risposte, per indirizzare i suoi interlocutori verso una maggior precisione tassonomica. In questo caso, però, egli ha accettato le regole del simposio, che richiedono un discorso lungo il quale, in quanto elogio, sarà giocoforza di carattere prevalentemente qualitativo.

Socrate, per ricondurre la conversazione dalla retorica alla filosofia, deve compiere una trasgressione, che si sviluppa in due mosse.

  1. Come nel Protagora, Socrate si chiama fuori dalla gara, riconoscendo la propria inadeguatezza - sia pure con una confessione che suona come una critica ironica alla retorica. Egli credeva che per fare un encomio fosse sufficiente dire cose vere dell'oggetto da elogiare, scegliendone gli aspetti migliori e disponendoli in un ordine elegante (198c), senza attribuirgli le qualità più grandi e più belle, indipendentemente dal fatto che le possegga o no (198d). Con il permesso di Fedro - che aveva interrotto il suo dialogo con Agatone -, Socrate preferirebbe parlare alla propria maniera, senza retorica, per evitare di rendersi ridicolo (199b). I presenti acconsentono alla sua richiesta: Socrate, dichiarandosi perdente, ha depotenziato la competizione retorica per indirizzare il suo uditorio a un'altra, e ben diversa, ricerca.

  2. Ricevuta questa concessione, Socrate ne ottiene un'altra: quella di fare qualche domandina ad Agatone, in modo da accertarsi del suo accordo prima di cominciare il suo discorso (199b-c). Socrate, in questo modo, riesce a superare le regole del simposio, spostando la discussione dalla macrologia alla brachilogia e dalla retorica alla dialettica.

Socrate loda Agatone - attribuendogli retoricamente il suo personale spirito tassonomico - perché, all'inizio del suo discorso, ha detto che si deve innanzitutto chiarire che cosa sia Eros e quale sia la sua funzione (199c). "Eros" è un termine che - similmente a "padre", "madre", "fratello", "sorella" - designa una relazione. Come chi è padre deve essere, per definizione, padre di qualcuno, così l'eros è amore di qualcosa (199d).

Dopo aver concordato che l'amore deve avere un oggetto, Socrate chiede se l'eros desidera ciò che ama. Agatone dice di sì. Ma quando si desidera e si ama, si possiede l'oggetto del desiderio o no? Agatone è costretto a rispondere di no (200a).

Si desidera necessariamente - prosegue Socrate - non quanto abbiamo già, ma ciò di cui siamo privi nel presente (200b), o ciò che temiamo possa venire a mancarci nel futuro (200d).

Agatone - ricorda Socrate - aveva sostenuto che gli dei hanno risolto i loro conflitti grazie all'amore di ciò che è bello (201a) - termine, questo, che nell'uso greco, equivaleva a "buono" (201c). Ma se l'eros è desiderio di ciò che manca, allora non può essere né bello né buono. L'amore, come aveva oscuramente intuito Aristofane, è mancanza. Agatone riconosce di non essere in grado di contraddire Socrate, il quale gli risponde che a non poter essere contraddetta è la verità - non lui (201c). Il sapere degli individui è sempre storico ed esposto alla confutazione, la verità che essi ricercano, platonicamente, no.



[ 25 ] Ulisse, alla fine del suo viaggio nell'Ade, fugge per timore che la divinità infernale Persefone gli lanci contro la testa di Medusa.

Creative Commons License

Il Simposio di Platone by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
Based on a work at http://btfp.sp.unipi.it/dida/simposio