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Online Journal of Political Philosophy

Il rapporto fra le facoltà

Concetto e divisione delle facoltà superiori: ragione o caso? [21-24]

La critica di Kant procede da una riflessione sull'esistente e tenta di discernerne l'eventuale razionalità, supponendo che non sia stato prodotto esclusivamente per aggregazione casuale. L'università è un'istituzione artificiale, costruita secondo un qualche disegno il quale - anche se il suo autore è il governo - potrebbe anche essere inconsapevolmente guidato da un' idea. Tale ipotetico modello unitario dotato di senso dovrebbe anche essere anche dimostrato nell'esperienza, in una prospettiva pratica [21]. Come funziona l'organizzazione universitaria? E perché è disegnata così?

Tabella 1. Gerarchia delle facoltà superiori [21-22]
  Secondo la ragione Secondo l'istinto naturale
  Teologia (bene eterno) Medicina (bene corporeo)
  Giurisprudenza (bene civile) Giurisprudenza (bene civile)
  Medicina (bene corporeo) Teologia (bene eterno)

La partizione delle tre facoltà superiori è stata prodotta dal governo, per motivazioni non scientifiche, allo scopo di esercitare un influsso sul popolo secondo tre moventi che ci inducono ad agire. Questi moventi classificabili in due gerarchie di ordine opposto, in relazione ai due elementi che determinano l'arbitrio, la ragione o l'istinto naturale.

"Un libro che ha intelletto per me"? [22-23]

Le facoltà superiori usano il testo scritto per rendere stabile e accessibile la norma delle dottrine che sanzionano per incarico del governo. Il testo scritto è anche il medium dell'uso pubblico della ragione. Per gli studiosi delle facoltà superiori, che devono "guidare il popolo", non è però uno strumento di discussione fra pari: è, in primo luogo, un atto di autorità esposto al rischio di diventare un "libro che ha intelletto per me", promotore di minorità. Mentre l'uso pubblico della ragione è un processo che non si può concludere con un'ultima parola, ai testi normativi delle facoltà superiori si può applicare la critica alla scrittura del Fedro di Platone.

Quando il testo scritto svolge una funzione normativa deve contenere statuti, cioè corpi di norme statuite, quali i codici di leggi, 18 che sono tali perché derivano - indipendentemente dal loro rapporto con la ragione - dall'arbitrio di un superiore [22].

Kant distingue dagli statuti i compendi e manuali esplicativi prodotti dalle facoltà per aiutare a comprenderli, che hanno un valore solo strumentale e provvisorio e che, in quanto elaborazione dottrinale, non posso pretendere di avere autorità. Nel novero di questi testi Kant include i cosiddetti libri simbolici - con un'implicita nota polemica nei confronti dell'editto di Wöllner. 19

La sola scriptura su cui si devono basare le facoltà superiori è dunque la seguente [23]:

  • la Bibbia (teologia)

  • il diritto positivo (Landrecht) in vigore (giurisprudenza)

  • l'ordinamento sanitario (medicina)

Teologi biblici. professori di diritto e dottori in medicina pagano il loro servizio al governo con il sacrificio della ragione, non potendo più confrontarsi, rispettivamente, con la ragione stessa, col diritto naturale e con la fisica del corpo umano. Kant, con un po' d'ironia, consiglia loro di tenersi lontani dalla facoltà di filosofia, perché "la reputazione dei loro statuti non sia demolita dalle libere sofisticherie [Vernünfteleien] di quest'ultima" [23]. Mentre le facoltà superiori sono obbligate ad affermare le dottrine sanzionate, la filosofia procede in modo libero e uguale e può criticare l'autorità che esse sono tenute a difendere.

Il sacrificio della ragione ha luogo in modo diverso a seconda del tipo di statuto a cui ciascuna facoltà superiore è chiamata a riferirsi.

Peculiarità delle facoltà superiori [23-27]

1. Teologia [23-24]

Lo statuto della teologia è la Sacra scrittura. Il teologo biblico puro, che si fonda esclusivamente sulle scritture, ottiene una serie di certezze extrarazionali:

  1. la Bibbia gli mostra che Dio esiste e gli illustra la sua natura, anche oltre quanto la ragione può capire, come nel caso della sua triplice personalità;

  2. il senso della scrittura è letterale e può essere compreso grazie a un'intellezione che può contare sull'apertura donatale, soprannaturalmente, dallo Spirito;

  3. la volontà degli esseri umani è in grado di attuare i comandamenti di Dio non per le sue capacità (natura), bensì in virtù della grazia, 20 concessa soprannaturalmente da Dio.

Queste certezze, però, richiedono che la ragione sia corrispondentemente limitata. Il teologo biblico, infatti

  1. non può chiedersi se Dio ha davvero parlato tramite la Bibbia, perché questo domanda è di competenza dello storico, che appartiene alla facoltà di filosofia;

  2. non può attribuire alla Bibbia un senso ulteriore a quello letterale, non essendoci nessun interprete umano autorizzato da Dio;

  3. e infine, moralmente, non può contare sulla capacità naturale degli esseri umani per mettere in atto i comandamenti di Dio.

Superare questi limiti - scavalcarli al modo di Remo, il quale valicò con un salto, per spregio, il solco di confine della città che Romolo stava fondando - significherebbe avventurarsi nel campo della filosofia e del giudizio personale e rinunciare al governo religioso a favore di una pericolosa anarchia [24].

Per Kant la differenza fra teologia e filosofia non consiste, materialmente, nel teismo della prima e nell'ipotetico ateismo della seconda, bensì, formalmente, nella circostanza che la prima ha un potere senza discussione, ma con il divieto di fare domande, mentre le seconda una discussione senza potere, ma con la libertà d'indagine.

Qual è, fra le due, la facoltà più forte? La risposta è nascosta nel mito di fondazione di Roma. Romolo stava fondando una città che il gemello Remo non voleva riconoscere: nella similitudine di Kant il teologo biblico, proprio come Remo, salta il solco e invade il campo della filosofia. A dispetto dell'apparenza per la quale la facoltà di teologia è più vicina al governo, nella similitudine è Romolo, cioè la filosofia, a fondare la città, mentre Remo, cioè la teologia, la contesta perché avrebbe voluto fondarla al suo posto e paga la sua trasgressione con la vita. La città destinata a durare non è dunque - nonostante la fede e il potere che esercita al servizio dello stato prussiano - quella della teologia biblica, bensì quella della filosofia. Roma è repubblicana e filosofica, non assolutista e teologica, checché ne pensasse Wöllner.

2. Giurisprudenza [24-26]

Il giurista funzionario governativo si deve basare sul diritto positivo e non su quello di natura. Il suo diritto, dunque, è lo ius quia iussum e non lo ius quia iustum: egli deve cercare le leggi a tutela del mio e del tuo nel codice pubblicamente prodotto e sanzionato dall'autorità suprema dello stato [24-25]. Questa circostanza lo esonera dal compito di criticarle e di giustificarle: al governo, infatti, si deve ubbidienza sulla base di quanto stabilito dal potere legislativo, indipendentemente da quel che ne pensiamo [25]. Anche in questo caso, il prezzo dell'esonero è una riduzione della libertà razionale.

I giuristi, rispetto ai teologi, hanno però una maggiore interattività, perché possono contare su interpreti umani delle leggi, dai giudici fino allo stesso legislatore, e, corrispondentemente, un minor grado di certezza e di responsabilità: il libro del diritto positivo, infatti, è soggetto al mutamento, 21 e i suoi professionisti - avvocati o procuratori - non si prendono la colpa di aver mal consigliato i loro clienti [25]. 22 Anche in questo caso, e ancor più esplicitamente, la città della facoltà superiore è una città provvisoria.

3. Medicina [26-27]

La medicina è un'arte che si deve confrontare con la natura e dunque con la sua scienza. Questo avvicina, dal punto di vista della dottrina e della formazione, la facoltà di medicina a quella di filosofia: le sue dottrine, anzi, in quanto frutto di una ricerca sulla natura, dovrebbero appartenere alla filosofia intesa in un senso non disciplinare.

  1. La ricerca degli studiosi di medicina non si basa su statuti stabiliti dalla volontà di un legislatore, umano o no. Questo li rende liberi, in quanto scienziati, sia sul piano della formazione, sia su quello della valutazione dei colleghi.

  2. Il governo, che è interessato alla salute pubblica, si può occupare solo della polizia sanitaria, 23 tramite ordinamenti che non stabiliscono un sapere ma hanno un duplice scopo:

    1. dal punto di vista del benessere, si propongono di assicurare la disponibilità di medici per la popolazione.

    2. dal punto di vista della prevenzione, si propongono di proteggere il popolo da medicastri che si arroghino la prerogativa di ammazzare i pazienti impunemente (ius impune occidendi) e di fare esperimenti su malati che ritengono di poca importanza (fiat experimentum in corpore vili);

Mentre teologo e giurista pagano il loro potere al servizio del governo con il sacrificio della ragione, qui il suo uso privato 24 è confinato al livello più basso, quello dell'organizzazione sanitaria pubblica, mentre la facoltà medica si dedica alla ricerca nell'ambito della filosofia naturale. Il medico, dunque, ha due facce: una scientifica e libera, che mostra ai colleghi di facoltà e agli studenti, l'altra amministrativa e costretta, che esibisce ai pazienti in quanto funzionario.

Concetto e partizione della facoltà inferiore [27-29]

Filosofia: una facoltà che non serve [27]

La facoltà inferiore, per definizione, si occupa di dottrine che non sono accettate come norma per ordine di un superiore.

Quando facciamo uso privato della ragione possiamo aderire esteriormente a una dottrina pratica per ubbidienza, eseguendo le azioni che prescrive; ci sarebbe, però, impossibile considerarla vera perché ci è stato ordinato di farlo (quia iussum). Questa impossibilità va intesa in due sensi:

  • oggettivamente, dal punto di vista della legge morale, un giudizio nel quale si afferma consapevolmente una tesi falsa perché ci è stato comandato di ritenerla vera sarebbe contro il dovere [ein Urtheil, das nicht sein sollte], perché ci comporteremmo da bugiardi; 25

  • soggettivamente, un essere umano non è psichicamente in grado di pronunciare un giudizio nel quale non solo dichiara, ma ritiene anche vera una tesi che sa essere falsa. Possiamo fingere, esteriormente, di esserne persuasi: ma se interiormente ci appare falsa, non possiamo diventarne convinti semplicemente per obbedire agli ordini.

Di conseguenza, il docente che insegna in pubblico non può fondare la verità di quanto spiega su un ordine superiore, né lo studente, su questa base, può dare a intendere di crederci. Qualora un ordine del genere venisse emanato, docenti e discenti avrebbero l'obbligo o la facoltà 26 di obbedirgli solo se l'accettazione delle dottrina loro ingiunta discendesse dal un giudizio libero. In mancanza di ciò, studenti e professori, per non essere dei mentitori, dovrebbero valutare l'eventualità dell'obiezione di coscienza e delle dimissioni.

La capacità di giudicare in modo autonomo, cioè seguendo solo le proprie leggi, secondo i princìpi del pensiero in generale, è caratteristica della ragione. La facoltà filosofica dunque, in quanto il suo compito è offrire un giudizio libero, è sottoposta esclusivamente alle leggi della ragione e non a quelle del governo. Essa, inoltre, non disponendo di scritture su cui fondarsi, deve rispondere da sé della verità di ciò che afferma.

A che cosa serve una facoltà che non serve? [28]

Le tre facoltà superiori, dal punto di vista di chi è al potere, sono indubbiamente utili, ma la loro utilità è una questione secondaria. La domanda principale, infatti, non è se quello che dicono serve a qualcuno, bensì se quello che dicono è vero - se, cioè, esse hanno titolo per rivendicare non il loro prestigio, non il loro impatto, non la loro eccellenza, bensì il loro sapere.

In questo senso, secondo Kant, la facoltà di filosofia non è utile: è indispensabile, proprio perché non serve e può perciò permettersi di essere libera e di lasciar liberi gli altri, in quanto si occupa esclusivamente dell'accertamento della verità e non degli interessi del potere - di qualunque potere. 27 A che servono, infatti, delle facoltà che formano professionisti e funzionari al servizio dello stato, dei partiti o delle aziende, ma addestrati in base a dogmi e mezze verità da parte di professori privi di coscienza?

La partizione della facoltà di filosofia [28]

La facoltà inferiore non si occupa solo di filosofia in senso disciplinare, ma di tutta la ricerca di base. 28 Kant la divide in due dipartimenti:

  • Scienza storica (storia, geografia, linguistica, discipline umanistiche e scienze naturali empiriche)

  • Scienze razionali pure (matematica e filosofia pure, metafisica della natura e dei costumi)

Il confine non corre lungo la suddivisione, ottocentesca, fra scienze della natura e scienze della cultura (o dello spirito), bensì sulla distinzione fra a posteriori e a priori. Le conoscenza storica in senso etimologico si basa sull'indagine dell'esperienza, nel mondo naturale e umano; le scienze razionali, invece, riflettono ed elaborano i modelli puri tramite i quali diamo forma al nostro sapere teoretico e pratico. Ragione e storia, per Kant, sono reciprocamente indispensabili: la scienza ha bisogno sia della raccolta dei dati, sia delle riflessione sulle forme tramite le quali essi vengono costruiti, collegati e dotati di senso.

Prerogative della facoltà di filosofia [28-29]

In virtù della sua autonomia, la facoltà di filosofia può richiamare tutte le dottrine - indipendentemente dalle partizioni disciplinari - per esaminane la verità. Questo esame, che non esclude le dottrine sanzionate dal governo, ha luogo pubblicamente. La facoltà di filosofia fa uso pubblico della ragione e induce, anche loro malgrado, anche malgrado il loro potere su cui altrimenti riposerebbero tranquilli, i professori delle facoltà superiori a fare altrettanto [28].

Perché il governo deve permettere che vengano criticate pubblicamente le dottrine da esso promosse, da parte dei componenti di una facoltà universitaria finanziata con denaro pubblico? Kant sostiene, ellitticamente, che se non lo facesse andrebbe contro il suo intento essenziale. Si deve presumere, infatti, che l'interesse dello stato per la teologia, per il diritto e per la medicina sia giustificato dalla volontà di garantire ai suoi sudditi l'applicazione di dottrine vere. Se lo stato censurasse, tentasse di indirizzare o chiudesse una facoltà che ha il compito di esaminare tali dottrine, renderebbe chiaro che il suo scopo è un altro. Il suo interesse, infatti, sarebbe tutt'al più quello di avere dottrine utili - utili per dei sudditi da trattare come minorenni a cui somministrare, per la loro felicità, delle comode bugie, o utili per lo scopo dello stato di conservare il proprio potere. Ma come potremmo giudicare queste motivazioni di utilità, come potremmo capire se sono addotte veridicamente o no, se il governo sanzionasse e promuovesse, programmaticamente, la menzogna?

Qual è il luogo dell'uso pubblico della ragione promossa dalla facoltà filosofica? Kant risponde a questa domanda solo per negationem [29]:

  • i funzionari - predicatori, magistrati e medici - devono fare un uso solo privato della ragione: dunque, nell'esercizio delle loro funzioni, non possono presentare al popolo le loro critiche e i loro dubbi;

  • gli studiosi delle facoltà superiori discutono fra loro, lontano dal popolo, che ha contatto con le loro dottrine solo tramite i funzionari ai quali ubbidisce.

L'esame della facoltà inferiore non si svolge dunque negli uffici ecclesiastici e statali, e neppure nelle sedi delle facoltà superiori, ma in uno spazio pubblico, accessibile a tutti coloro che siano interessati a seguire la discussione e a cui professori e funzionari sono ugualmente esposti. Kant assicura che questo esame indurrà le facoltà superiori a istruire meglio i funzionari in modo da rischiararli sul loro dovere e spingerli a mutare il modo in cui si rivolgono al popolo. Ma una simile evoluzione è solo uno dei possibili esiti di una critica potenzialmente sovversiva che non si sottomette al potere di nessuno e di una discussione pubblica che - non confinata alle aule - ha luogo in un foro che dovrebbe essere aperto.



[ 18 ] Sulla codificazione intesa come espressione dell'assolutismo giuridico statale si veda Paolo Grossi, «Code Civil: una fonte novissima per la nuova civiltà giuridica», Quaderni fiorentini per la storia del pensiero giuridico moderno, 35, 2006, I, 83-114.

[ 19 ] I libri simbolici della Chiesa evangelica luterana (Liber Concordiae: Libri Simbolici Ecclesiae Lutheranae) sono i testi che contengono il corpo dottrinario essenziale tramite al quale i fedeli si riconoscono in quella chiesa. Si chiamano "simbolici" perché hanno una funzione di identificazione, proprio come l'antico symbolon. L'editto del 1788 imponeva una stretta ortodossia luterana basata anche su tali libri, che qui Kant tratta come meramente interpretativi - in coerenza con quanto aveva scritto nel saggio sull'Illuminismo.

[ 20 ] Kant espone qui la dottrina luterana della grazia, che l'essere umano riceve in virtù della sua fede, essa stessa a sua volta prodotta per grazia di Dio.

[ 21 ] Kant anticipa quanto espresso nella celebre frase di Julius von Kirchmann: "I giuristi sono vermi che vivono solo di legno marcio, evitando quello sano: è in quello malato che nidificano e tramano. Quando la scienza fa dell'accidentale il proprio oggetto, diviene essa stessa accidentalità. Bastano tre parole del legislatore, e intere biblioteche diventano carta straccia."

[ 22 ] I professionisti del diritto, infatti, sostengono che Ob consilium nemo tenetur: "nessuno è obbligato a seguire un consiglio".

[ 23 ] "Polizia", che deriva da politeia, designava, in senso più ampio di quello oggi consueto, l'amministrazione pubblica in quanto cura del bene comune di una collettività.

[ 24 ] Anche se Kant, in questo caso, non lo dice esplicitamente, è chiaro che i protocolli dell'arte medica fissati dagli ordinamenti sanitari vanno pensati come provvisori, perché esposti ad essere riscritti in relazione ai progressi della medicina, una volta riconosciuti dalla facoltà medica.

[ 25 ] Qui la menzogna è intesa nel senso pubblicistico del saggio sul diritto di mentire: uno studioso che mente avvelena la fiducia nell'uso pubblico della ragione, e dunque stessa possibilità di una società civile non costituita in primo luogo sulla forza, ma disposta a giustificarsi e migliorarsi razionalmente tramite la libertà della penna. Una penna in mano a studiosi che mentono per avidità o per paura non sarebbe più uno strumento di controllo pubblico, bensì un'arma di propaganda.

[ 26 ] Si tratta di facoltà quando l'insegnamento di una dottrina imposta dallo stato ha luogo per contratto: mi è moralmente lecito impegnarmi per contratto a insegnare una certa dottrina solo se, preliminarmente, la giudico anche vera.

[ 27 ] Kant qui riprende l'elaborazione dell'immagine della filosofia ancella della teologia dell'Articolo segreto della Pace perpetua.

[ 28 ] La ricerca di base si occupa di problemi che si pone da sé, e non di problemi che le vengono posti. V. Giuseppe Longo, «Science, Problem Solving and Bibliometrics», Roars, 19 ottobre 2013. Chi liquida il Conflitto delle facoltà come una perorazione dell'ormai desueto primato della filosofia si fonda su una lettura poco attenta e forse anche poco filosofica: a Kant non interessa affatto la filosofia in senso disciplinare, ma l'intera ricerca di base, come ricerca giustificata esclusivamente dall'approssimazione alla verità e non da altri interessi. Per qualche esempio degli effetti di una ricerca non disinteressata, si vedano i testi citati in nota in questo ipertesto, nello sviluppo del punto 1.

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Immanuel Kant: una critica dell'università by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
Based on a work at http://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_s