Tetradrakmaton

Il Fedone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

La terra vera (108d-115a)

Socrate dice che per esporre il suo mito non è necessario possedere l'arte di Glauco 55 - anche se neppure quest'arte, che è divinatoria, sarebbe in grado di dimostrarne la verità (108d). La terra, secondo il mito, è una sfera in equilibrio al centro dell'universo (108e-109a) e ha molte cavità. Platone usa questo espediente mitico per rappresentare - nonostante la sua cosmologia geocentrica - il punto di vista umano come relativo.

Chi, come gli esseri umani, si trova a vivere in una di queste cavità crede di essere sulla superficie del pianeta, e pensa che la volta immediatamente superiore sia il suo cielo - esattamente come una creatura del fondo del mare crede che la sua volta celeste sia la superficie dell'acqua (109c), alla quale, per inerzia e debolezza, non è mai arrivato (109d). Anche noi, per inerzia e debolezza, non riusciamo ad andare oltre la sfera dell'aria e ci tratteniamo, senza giungere alla vera luce e alla vera terra, in uno strato in cui, come nel fondo del mare, tutto è incrostato e corroso (110a).

La superficie vera della terra è l'aria e la sua atmosfera è lo strato dell'etere; è iridescente e multicolore e tutto ciò che vi si trova - pietre, animali, esseri viventi e anche dei e corpi celesti - è molto più netto e brillante di quanto è nelle profondità in cui noi ci troviamo (110c ss); e tutto si vede com'è in realtà (111c).

Più in basso, prosegue Socrate, ci sono abissi e fiumi, di lava, di fango o d'acqua, che scorrono secondo un sistema di circolazione interna (111d ss). La cavità principale è il Tartaro, un abisso senza fondo che attraversa la terra da polo a polo, e nel quale fluiscono e defluiscono tutti gli altri fiumi terrestri (112a). Fra questi, i principali sono i seguenti:

La maggior parte delle anime dei morti, la cui vita è stata in una posizione intermedia fra bene e male, restano nell'Acherusiade. Ma le anime incurabili, che hanno commesso molti e grandi sacrilegi, o molti assassinii ingiusti e paranomoi, vengono scaraventate nel Tartaro, per sempre. Chi ha commesso colpe gravi ma perdonabili, per esempio ha fatto violenza a un genitore ma se n'è pentito (113e), o ha ucciso in un impeto di collera, sta nel Tartaro un anno e poi, se omicida, viene rigettato nel Cocito, se violento nel Piriflegetonte. Quando i due fiumi sfiorano l'Acherusiade, devono implorare il perdono dalle loro vittime. Se l'ottengono escono dal flusso; se non l'ottengono devono ricominciare il ciclo (114a-b). Solo coloro che hanno vissuto con filosofia hanno il privilegio - sfuggendo dunque alla ruota delle reincarnazioni - di accedere al livello superiore, quello dell'etere e della terra vera, la cui bellezza Socrate ora non ha tempo di descrivere (114c).

Socrate riconosce che non si può sostenere che il suo mito sia vero, ma che, una volta dimostrata l'immortalità dell'anima, gli piace crederci e ripeterselo come un incantesimo (114d), nella convinzione che un'anima che si adorni degli ornamenti a lei propri - sophrosyne, giustizia, coraggio, libertà, verità - sia preparata per la traversata all'Ade (115a). 56

Approfondimenti



[ 55 ] Nella Repubblica il Glauco marino incrostato e corroso dalla salsedine rappresenta l'anima racchiusa entro la sua incarnazioni terrene, che rendono difficile discernere la sua parte divina. Qui la medesima condizione viene usata per illustrare i limiti cognitivi di un'anima trattenuta in un corpo.

[ 56 ] Come ha osservato A.E. Taylor (Plato The Man And His Work cit., pp. 176 ss) lo scopo dell'argomento di Socrate è principalmente morale: l'immortalità dell'anima è, per i greci, una componente della sua divinità. Credere in essa è dunque credere nella dignità della coscienza razionale: per l'esercizio d'indagine, o, come avrebbe detto Socrate, per la cura dell'anima vale la pena vivere e e vale la pena anche morire, di una morte corporale che, comunque vada, risparmierà il meglio di noi.

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