Tetradrakmaton

Il Fedone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Socrate e la filosofia della natura (96a-99d)

Socrate racconta di essersi appassionato, da giovane, alla cosiddetta historia o indagine sulla natura, alla maniera dei presocratici: gli sembrava magnifico conoscere le cause di tutto, e cioè perché ogni cosa è, viene a essere e perisce (96a).

Così si chiedeva per esempio se la putrefazione dovuta al caldo e al freddo facesse nascere e crescere gli esseri viventi; o se pensassimo con il sangue, l'aria o il fuoco; o se invece fosse il cervello a fornire le percezioni della vista, dell'udito e dell'odorato, da cui derivano la memoria, le opinioni e quindi la conoscenza (90b).

Socrate era stato accusato di empietà sulla base del decreto di Diopite indirizzato contro i filosofi naturali che intendevano i corpi celesti come fenomeni da spiegare e non come divinità; era stato, pregiudizialmente, rappresentato come sofista e filosofo naturale nelle Nuvole di Aristofane. Platone ha inserito questa digressione autobiografica anche per dare una risposta articolata alle accuse contro il suo maestro.

Socrate si rese conto ben presto di non essere portato per quegli studi, che avevano l'effetto di fargli quasi disimparare quanto già sapeva (96c). Fra l'altro, 43 finì per risultargli oscuro in che modo il numero si applica agli oggetti. Quando sommo un'unità a un'altra e ottengo un due, è il primo addendo della somma che diventa due, oppure il secondo (96e)? Come fa ciascuno dei due addendi a essere uno quando è separato dall'altro e a diventare due quando vengono reciprocamente accostati? E perché se invece prendo un'unità e la divido a metà, questa diviene, da uno, due (97a)? E come fa un'unità a venire a essere, a distruggersi e a esistere (97b)? 44

Un giorno Socrate sentì qualcuno leggere da un libro 45 attribuito ad Anassagora che è un nous (mente, intelligenza) a ordinare e causare tutte le cose. Fu immediatamente attratto da questa teoria, perché sembrava offrire un ordine razionale del mondo, secondo cause che fungono a un tempo da spiegazione e da giustificazione (97c-d). Anassagora - questa era la sua speranza - gli avrebbe offerto delle descrizioni accurate del mondo - per esempio se la Terra è piatta oppure sferica -; quindi gli avrebbe mostrato la loro causa e la loro necessità e infine gli avrebbe indicato perché questo stato di cose fosse il migliore (97e). Se viviamo in un cosmo governato da un'intelligenza, una teoria delle cause dell'ordine del mondo può permettersi non solo di descriverlo e di spiegarlo, ma anche di giustificarlo (98a).

Con questa speranza Socrate si era immerso nella lettura dei libri di Anassagora, per rimanerne rapidamente deluso (98b). Il teorico del nous ordinatore, infatti, non faceva mai agire l'intelligenza come causa, ma sempre qualcos'altro, come l'aria, l'acqua o l'etere. Era come se Anassagora, dopo aver annunciato che Socrate fa tutto quello che fa con il suo nous, spiegasse il fatto che egli si trova seduto in carcere con cause di carattere fisiologico e meccanico connesse alla sua struttura scheletrica e muscolare (98c); e la sua discussione con gli amici con cause pertinenti alla fisiologia della fonazione e alle leggi fisiche che governano la propagazione delle onde sonore nell'aria (98d). Spiegazioni di questo tipo, pur non essendo inesatte, non sono tuttavia esaurienti perché non comprendono le «cause vere»: che Socrate è in carcere perché gli Ateniesi l'hanno processato e condannato e perché lui ha deciso di non sottrarsi alla pena (98e). Le sue ossa e i suoi tendini sarebbero da un bel pezzo a Megara o in Beozia, seguendo le medesime leggi fisiologiche che lo fanno stare seduto in carcere, se solo avesse deliberato diversamente, scegliendo l'evasione e la latitanza (99a).

È vero, aggiunge Socrate, che i suoi movimenti dipendono dalle sue ossa e dai suoi tendini e da ciò che li fa funzionare, ma, nel momento in cui viene riconosciuta un'intelligenza nel mondo, è grossolanamente inaccurato trascurare proprio la causa finale e negare il ruolo determinante della sua deliberazione (99b). Se non ci si accontenta della descrizione e della spiegazione, occorre andare oltre la filosofia naturale per interrogarsi sul senso delle cose, cioè su che cosa sia il bene che le lega e le tiene insieme tutte. Socrate, dunque, rendendosi conto che la filosofia naturale non era in grado di mantenere le sue promesse e non trovando risposta alle sue questioni né in altri né in se stesso, abbandonò Anassagora per cominciare una seconda navigazione (99c) - verso una filosofia in grado di includere il mondo della cultura e di investire l'intero universo con la sua richiesta di senso.

Dalla natura alla cultura

I pensatori presocratici si interessavano prevalentemente alla natura, tentando di spiegarla con il logos invece che raccontarla con il mito. Un celebre aneddoto su Talete rappresenta il filosofo come un eccentrico socialmente inetto, che, assorto a contemplare le cose che stanno in cielo, da non riuscire a vedere quelle che gli stanno sotto i piedi. Le loro incursioni nel mondo umano erano rare e occasionali; un altro aneddoto su Talete racconta come il filosofo, stanco di essere preso in giro dai concittadini, dimostrò la propria avvedutezza finanziaria inventando uno strumento derivato ante litteram.

Il principale terreno di confronto della filosofia presocratica con il mondo umano era la teologia, che tradizionalmente era di competenza dei poeti. Così il maestro di Parmenide, Senofane di Colofone, si faceva beffe dell'antropomorfismo - se buoi e cavalli sapessero dipingere rappresenterebbero le loro divinità in forma bovina o cavallina - e, ben prima di Platone, criticava Omero ed Esiodo perché attribuivano agli dei difetti e vizi vergognosi. E anche senza una critica esplicita il fatto stesso di voler spiegare i fenomeni fisici naturalisticamente e non teologicamente può condurre a uno scontro, anche politico: lo mostra la vicenda di Anassagora, per il quale Diopite aveva proposto il decreto successivamente applicato contro Socrate.

La digressione autobiografica nel Fedone illustra la fase in cui, con Socrate, la filosofia assume come suo oggetto il mondo umano. Anassagora, per lui, merita di essere apprezzato perché vuole ridurre il mondo a razionalità e si rende conto che questa operazione può essere compiuta solo col presupposto di una mente intelligente e unitaria. Il suo difetto è di limitarsi alla spiegazione meccanicistica e di fermarsi alle soglie del mondo umano, disconoscendo il ruolo della mente e della sua finalità. Viceversa, Socrate apprezza i sofisti per aver varcato la soglia del mondo umano, ma, come si apprende dal Protagora, non ne condivide il metodo, perché è alla ricerca di una scienza che sappia affrontare la politica e la morale senza ridursi a retorica.

La filosofia umanistica di Socrate è anche una "scienza sociale": ha la società come oggetto ed è allo stesso tempo, riflessivamente, parte del suo proprio oggetto, perché svolge la sua indagine nella società. È anche per questo che il suo allievo Platone preferisce presentare, nel dialogo, la ricerca come conversazione e processo invece che come produzione.

Presentare l'opera come lavoro in corso è d'importanza vitale per la promozione di culture partecipative e lo sviluppo di comunità di conoscenza. Permettere all'opera di "perdersi" o incastonarsi nel tessuto di una conversazione in atto, in cui le connessioni laterali fra idee esistenti e nuovi contributi sono la norma è essenziale se lo studio accademico vuole ancora adempire al suo ruolo di provocare il discorso critico e far emergere punti di vista differenti. 46

Tabella 2. La svolta del V secolo
Fine VII secolo -VI secolo a.C. Scuola ionica (Talete, Anassimandro, Anassimene), Senofane, Eraclito, Pitagora Fisica, teologia
V secolo: fioritura della polis Parmenide, Empedocle, Democrito, Anassagora; Socrate, Sofistica Fisica, teologia; politica, morale, retorica
V secolo-IV secolo; morte di Socrate Platone  
IV secolo: tramonto della polis Aristotele  
III secolo: imperi ellenistici Epicureismo, stoicismo  

Glossario

Historia

Dalla parola historia deriva la nostra "storia", grazie all'uso di Erodoto nel proemio delle sue Storie: «Questa è l'esposizione dell'indagine (histories] di Erodoto di Alicarnasso, così che gli avvenimenti degli uomini non svaniscano col tempo e opere grandi e mirabili, di cui greci e barbari hanno dato prova, non restino senza gloria» (1.1.0)

Historia contiene la radice protoindoeuropea *wid, che designa il vedere e il sapere tratto dall'aver visto. Essendo usata indifferentemente per la natura e per le vicende umane, la parola historia si può tradurre come "indagine".

Fino al XIX secolo alla storia dell'umanità (historia rerum gestarum) si affiancava la "storia naturale" come parte osservativa di una scienza della natura la cui parte teorica riceveva il nome di "filosofia naturale".



[ 43 ] Socrate offre numerosi esempi delle sue convinzioni nel suo periodo "presocratico", destinati a essere ripresi nella successiva trattazione della teoria delle idee:

  • un uomo è più alto o più basso di un altro per la parte del corpo che sopravanza l'uno o l'altro;

  • dieci è maggiore di otto per il due che ha in più (96d-e).

[ 44 ] Questa è un'implicita critica - nello spirito dei paradossi di Zenone - al pitagorismo per il quale il principio della realtà è il numero. Tramite il numero, però, è possibile sia aggregare l'intero universo in un'unità, sia suddividerlo in una pluralità indefinita. Se, dopo aver compiuto queste operazioni, si chiede se l'universo sia unitario oppure molteplice, siamo costretti a rispondere: "È in entrambi i modi, a seconda di che cosa contiamo". Per concepire la realtà in modo univoco e definito non è sufficiente ridurla a numeri.

[ 45 ] Dell'ampia diffusione dei libri di Anassagora dà testimonianza la stessa Apologia (26d): Socrate dice di essere accusato di sostenere teorie accessibili a chiunque acquistasse questi testi, liberamente in vendita ad Atene.

[ 46 ] Avi Santo, «The Future of Academic Writing?», Transformative Works and Cultures; Vol 3 (2009), doi:10.3983/twc.2009.0163. Per i lettori attenti di Platone il futuro di cui parla l'articolo si ritrova nel passato.

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