Valutazione di stato e libertà della ricerca: una riflessione filosofico-giuridica

Particolare della Scuola di Atene di RaffaelloLa revisione paritaria (peer review) è una parte importante della procedura che conduce alla pubblicazione di un articolo in una rivista scientifica tradizionale, costruita e pensata per la tecnologia della stampa. A due o più studiosi di campi disciplinarmente pertinenti, selezionati discrezionalmente dalla redazione della rivista e protetti dall’anonimato, viene chiesto di pronunciarsi ex ante sulla pubblicabilità di un articolo. Quanto i revisori scartano non vede la luce; e, analogamente, rimangono nell’ombra i loro pareri e la loro eventuale conversazione con gli autori, che ha luogo solo per interposta persona. La revisione paritaria aperta ed ex post consente invece di rendere pubblica l’intera discussione e di riconoscere il merito dei revisori, i quali, come gli autori, rinunciano all’anonimato.
In questo spirito, il Bollettino telematico di filosofia politica propone due articoli:

Il primo testo critica la tesi esposta da Andrea Bonaccorsi nel recente La valutazione possibile. Teoria e pratica nel mondo della ricerca, Il Mulino, 2015, condensabile nella seguente affermazione: la valutazione è espressione degli imperativi istituzionali della scienza così come teorizzati da R.K. Merton. Per Roberto Caso, l’autore legge l’opera mertoniana in modo distorto e parziale e trascura la dimensione giuridica del rapporto tra norme formali poste dallo Stato nel processo valutativo e regole informali della scienza: è difficile trasformare quanto in Merton era l’ethos condiviso di una comunità scientifica autonoma in norme di diritto amministrativo senza alterarne profondamente la natura.  Infatti, il disegno della valutazione che Bonaccorsi rappresenta  come democratico, dialogico, condiviso e trasparente collide frontalmente con la prassi italiana dell’ANVUR, motore immobile di orrori giuridici nonché di un gigantesco contenzioso che consegna la vera e ultima valutazione ai giudici.

Il secondo testo si interroga sulle radici filosofiche di questi orrori. Per distinguere la riflessione della ragione teoretica e pratica dagli elementi empirici, prende le mosse da una concessione: fa finta  che il sistema di valutazione teorizzato da Bonaccorsi sia una fotografia – mertonianamente – fedele del modo in cui la comunità scientifica valuta se stessa. Ma, perfino con questa assunzione, la sua costruzione ha come esito un sistema di valutazione praticamente dispotico e teoreticamente retrogrado. Il sistema è dispotico perché trasforma un ethos informale e storico in una norma di diritto amministrativo fissa, che cessa di essere oggetto di scelta da parte della comunità scientifica; ed è retrogrado perché, stabilendo questa norma, cristallizza, come nel castello incantato della Bella addormentata nel bosco, l’evoluzione in un fermo-immagine non più superabile senza ulteriori interventi amministrativi. A questo argomento principale si aggiungono alcune parti accessorie: la prima si occupa della questione, proposta da Bonaccorsi, della verificabilità empirica di alcune tesi dei suoi critici; la seconda prende in esame un campione di citazioni addotte dall’autore a sostegno di alcuni passaggi argomentativi importanti.

Entrambi i contributi sono ispirati dalla prospettiva ideale e critica della scienza aperta, che è già in grado di orientare, perfino con gli strumenti attualmente esistenti, un sistema di valutazione più conforme al principio costituzionale della libertà  delle arti, delle scienze e del loro insegnamento.

Le istruzioni per chi desidera partecipare alla revisione paritaria aperta si trovano qui.

È ora possibile commentare entrambi gli articoli anche su SJScience.org, qui e qui.

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Roberto Gatti, Il popolo tra realtà politica e finzione ideologica

E’ on-line sul nostro sito dedicato alla revisione paritaria aperta un articolo proposto da Roberto Gatti, dal titolo Il popolo tra realtà politica e finzione ideologica.

Il senso del nostro esperimento è spiegato qui. Le indicazioni per i commentatori sono consultabili a partire da questo indirizzo.

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R. Giannetti, Democrazia e potere giudiziario nel pensiero di Tocqueville

E’ on-line sul nostro sito dedicato alla revisione paritaria aperta un articolo di uno storico del pensiero politico dal titolo Democrazia e potere giudiziario nel pensiero di Tocqueville.

Abbiamo già spiegato il senso del nostro esperimento nell’articolo precedente. Le istruzioni per i commentatori si possono leggere, in ogni caso, a partire da questo indirizzo.

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Open peer review: un esperimento

Come abbiamo scritto anche su queste pagine, la revisione paritaria tradizionale è da tempo in discussione. Perché dei giudici anonimi, scelti segretamente dalla direzione di una rivista, dovrebbero garantire una valutazione accurata e imparziale dei testi loro sottoposti?

Quando le comunità disciplinari sono piccole, coese e concordi sui paradigmi il loro controllo sugli esiti visibili del processo ne tempera i limiti. Questo, però, è più difficile quando la comunità si allarga, è plurale nei paradigmi ed esposta all’influenza di attori, come le multinazionali dell’editoria commerciale e i loro agenti non umani, il cui interesse primario è  lontano dall’ethos della ricerca. La rete ci rende possibile ampliare i nostri collegi invisibili ma ci espone, nello stesso tempo, al rischio di trovarci a lavorare in ambienti più simili a catene di montaggio o a piste da competizione che a comunità di dialogo e di sapere.

Usare la rete per aprire la peer review, trasformando gli aristocratici Pari in democratici uguali che si fanno valere sul campo, potrebbe essere una soluzione non nuova, anche se non semplice. La discussione libera – l’uso pubblico della ragione – è sempre stata il metodo dichiarato delle scienze, umane e no. Naturalmente, come sapeva il Socrate del Gorgia, la sua misura sta nel grado di adesione effettiva alle regole che ciascuna comunità riconosce a parole. In un sistema complesso ma  non gerarchico in cui ogni nodo è facilmente accessibile e collegabile, la trasparenza sulle procedure e sulle fonti può fare le veci dell’autorità.

I vincoli tecnologici ed economici del sistema della stampa imponevano di risolvere il problema della complessità del sapere con un metodo opaco, pericolosamente simile alla censura. D’altra parte, la revisione paritaria aperta può essere facilitata dalla rete, ma non ne è il frutto spontaneo. Può funzionare solo entro una comunità indipendente e motivata, che sappia riconoscere il valore della cooperazione e del dialogo critico e desideri proporre una conversazione scientifica in grado di ritrasformare l’informazione in sapere, tracciando piste per percorrere una foresta sempre più indefinita nei suoi confini e intricata nei suoi nessi.

Sperimentare.la revisione paritaria aperta in questo momento, in Italia, è difficile, non solo per i limiti interni di un mondo della ricerca decimato e impoverito, ma soprattutto perché si oppone a quanto sta cercando di imporci lo stato tramite l’Anvur, che è un’autorità di diretta nomina governativa. Il modello dell’Anvur è arretratissimo e tendenzialmente chiuso sia perché privilegia database proprietari o comunque inaccessibili, sia perché è costruito prevalentemente sul presupposto della mediazione editoriale commerciale. Proprio per questo è importante dimostrare che un’alternativa è possibile: piegarsi ai criteri dell’Anvur significa rinchiudersi in un recinto, oggi, ed esporsi al rischio di venir tagliati senza che nessuno se ne accorga, domani.

Si tratta, quindi, di un esperimento incerto, ma indispensabile, per sottrarsi a un destino in cui l’inaccessibilità conduce all’irrilevanza sociale e questa, a sua volta, facilita la cancellazione. Non dobbiamo, dunque, temere la rete, dobbiamo diventare la rete. 

In questo spirito, il bftp mette a disposizione le sue pagine per provare, come si sta facendo in paesi in cui la ricerca è più libera, la revisione paritaria aperta. 

Il primo articolo che proponiamo all’open peer review è una traduzione di un saggio di Fichte molto importante per la storia della proprietà intellettuale Prova dell’illegittimità della ristampa dei libri. Un ragionamento e una parabola. Alla fine del processo, una sua copia verrà donata a Wikisource, entro un’operazione più ampia i cuoi dettagli spiegheremo nei prossimi giorni.

Lo strumento del nostro esperimento è un plugin di WordPress. Commentpress, che permette di commentare un testo paragrafo per paragrafo. Le istruzioni per commentare l’articolo sono qui. Chi non fosse familiare con l’interfaccia può consultare anche la nostra guida per immagini.

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