Emanuele Pinelli, Charles Lemonnier dall’ordine cosmico all’ordine europeo

Se abbiamo parlato con chiarezza, il lettore avrà capito che il principio sul quale si fonda la creazione degli Stati Uniti d’Europa, ossia l’istituzione giuridica di una federazione di popoli, è lo stesso principio della Repubblica, il quale non è altro che il principio stesso della morale. Quindi non possiamo, nelle nostre case e nelle nostre scuole, dare una buona educazione ai nostri figli senza che gli insegniamo, implicitamente, gli Stati Uniti d’Europa. Non possiamo essere giusti verso i nostri operai, verso i nostri capi, verso i nostri padroni, verso i nostri servi, senza che facciamo germogliare gli Stati Uniti d’Europa.

Chi studia Kant conosce il pacifista e pioniere del federalismo europeo Charles Lemonnier (1806-1891) anche per la sua interpretazione del controverso secondo articolo definitivo della Pace perpetua, di cui è stato presentatore e traduttore. L’articolo di Emanuele Pinelli, reso disponibile dall’archivio Giuliano Marini, esplora le radici filosofiche del suo ideale di Europa, molto diverso, ormai, dall’Europa di cui oggi facciamo esperienza.

Tags:

Accessi: 154

Claudio Baglietto, Kant e l’antifascismo

Depositato nell’Archivio Marini, il documento contiene un saggio incompiuto di Claudio Baglietto, filosofo normalista morto prematuramente nel 1940, che scelse l’esilio a Basilea a causa della sua obiezione di coscienza contro il servizio militare e contro il fascismo. Il saggio è preceduto da una presentazione di Aldo Capitini, suo compagno di studi e d’idee, e seguito dagli scritti religiosi composti dai due in collaborazione. Questi ultimi due testi sono tratti da Antifascismo fra i giovani (1966).

Il primo brano, in particolare, è di grandissimo interesse perché racconta come, sotto un regime autoritario che negava la libertà dell’informazione e fra pensatori che erano allo stesso tempo ambigui uomini di potere, Capitini e Baglietto maturassero una coscienza critica grazie al principio kantiano dell’ “assoluta distinzione tra spirito e realtà”, da cui seguì una “riluttanza ad accettare il facile storicismo giustificatore del fatto compiuto, accoglitore della realtà della potenza, seguace di ciò che da astratto ideale si fa movimento di moltitudini, peso concreto nella storia, istituzione, governo” (p. 6). Questo principio è riflesso puntualmente nell’interpretazione di Baglietto, che rappresenta Kant come punto di partenza di un percorso fin dall’inizio deviante rispetto a quello che condurrebbe all’idealismo gentiliano. “Alla base del pensiero kantiano c’è la distinzione della ragione intesa come ciò che noi siamo in dignità dalla ragione intesa come ciò che noi siamo di fatto: la distinzione netta della ragione dalla natura, i due termini che tutta la mentalità illuministica identificava. E perciò quell’affermazione kantiana della ragione che sembra ed è in parte pensata nella direzione di tutto l’Illuminismo, è, veduta più profondamente, il suo superamento completo” (p. 14).

Il saggio incompiuto di Baglietto, Il cammino della filosofia tedesca nell’Ottocento, fu pubblicato su carta negli “Annali della S.N.S” del 1950. I testi sono stati digitalizzati dal matematico trentino Claudio Fontanari che ha così reso disponibili per l’uso pubblico della ragione scritti altrimenti di non facile accesso.

Tags:

Accessi: 159