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Breaking barriers

Ecco il testo del discorso pronunciato il 9 luglio 2021 da tre portavoce degli allievi della classe di Lettere della Scuola Normale Superiore di Pisa durante la cerimonia di consegna del loro diploma. La stampa ne ha enfatizzato la denuncia della disparità di genere, a cui è più facile dare una parvenza di risposta o con una politica di quote o con l’impossibilità legale di applicarla – come se prendere le studiose sul serio fosse così difficile da non riuscire a dar loro spazio se non per costrizione amministrativa. Ma questa denuncia è a conclusione di un argomento più difficile, che riguarda, oltre il caso particolare, ancorché estremo, della Normale di Pisa, l’università italiana nel suo complesso.

Bibliotheca Alexandrina

Istituzioni come la biblioteca di Alessandria, i monasteri e le università hanno concentrato i testi nello spazio, li hanno estesi nel tempo e vi hanno costruito attorno comunità di conoscenza ora lasciando la polis per sottomettersi all’impero, ora allontanandosi dal consorzio civile, ora aggregandosi in corporazioni o in accademie, ora dividendosi in raggruppamenti disciplinari: ogni volta, per ottenere questo scopo, hanno rinunciato a qualcosa – dal consorzio con la città fino a quello con la società – ma hanno ottenuto l’essenziale, vale a dire la possibilità di tramandare e coltivare un sapere relativamente indipendente e pubblico in virtù del controllo della propria “biblioteca”. Ora, però, la biblioteca, divenuta digitale, è governata ed elaborata da macchine cognitive la cui automazione – la potenza delle procedure basate su un sapere passato che pare esonerare gli umani dalla comprensione – induce a credere che non più di comunità di conoscenza ci sia bisogno, ma solo di inseritori di dati.
Karen Maex, rettrice dell’università di Amsterdam, in un discorso per nulla di circostanza analizza i rischi e i possibili rimedi di quest’ultimo sviluppo, che la pandemia ha reso più veloce ed evidente.

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Trundholm sun chariot

Una strategia di negoziazione con gli oligopolisti dell’editoria scientifica mirata particolaristicamente all’accesso aperto invece che sistemicamente alla scienza aperta ha condotto finora, anche e soprattutto in Italia, a contratti svantaggiosi, quali quello con Elsevier e quello con Springer-Nature. Se, infatti, un articolo su “Nature” rimane fondamentale per il prestigio e la carriera dei ricercatori, il suo editore, com’è riuscito a imporre un prezzo oltraggiosamente alto per gli abbonamenti, può anche chiederne uno paragonabilmente alto per la pubblicazione.

Possiamo – realisticamente – permetterci di continuare a essere realisti? Il progetto Plan I – Towards a sustainable research information infrastructure spiega perché è più che mai indispensabile rispondere di no.

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250 Jahre Immanuel Kant

La filosofia politica moderna, a partire da Hobbes, ha fatto uso del concetto di sovranità statale con un’ambiguità peculiare: da una parte, essa si giustifica come la forma di un ordine politico a garanzia delle libertà individuali, dall’altra, però, la sua stessa assolutezza produce un potere smisurato, assai più forte di quelli degli individui immaginati nel disordine pre-statuale dello stato di natura. Sull’arena internazionale, così, si replica l’alternativa fra stato di natura e assolutismo nella forma potenziata della contrapposizione fra disordine mondiale e dispotismo internazionale, ove, paradossalmente, difensori della sovranità quali C. Schmitt si schierano a favore del primo per timore del secondo. Kant, però, ha una soluzione diversa.

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I would prefer not to

Paola Galimberti offre un resoconto dettagliato della strategia della Statale di Milano per la scienza aperta, in un ambiente che le indifferente se non ostile, eccezion fatta per quanto imposto dai bandi dell’Unione Europea, in Italia indebitamente assunti a surrogati del finanziatore ordinario. Dobbiamo però chiederci se è possibile superare la logica dell’adempimento burocratico, ancorché attuato in modo trasparente, efficiente e sistematico, per trasformare la scienza aperta in una pratica di ricerca così diffusa e condivisa da non aver più bisogno di essere un obiettivo amministrativo.

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