Anvur: criteri, parametri e liste

Il decreto “Criteri e parametri”, appena uscito sul sito del Miur, dovrebbe indicare i criteri per valutare i candidati che aspirano a ottenere l’abilitazione scientifica nazionale – in modo da poter sperare di passare accademicamente di grado, diventando professori associati se ricercatori e professori ordinari se associati – e per accertare la qualificazione dei commissari che dovrebbero attribuirla.

Agli umanisti, provvisoriamente al riparo dalla bibliometria, interessa in particolare l’allegato B. Riporto qui sotto il secondo comma, per l’uso di chi, a causa dell’esperienza pregressa, conservi una passione insana per le liste. I grassetti sono, naturalmente, miei.

2. Per ciascun settore concorsuale di cui al numero 1 l’ANVUR, anche avvalendosi dei gruppi di esperti della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) e delle società scientifiche nazionali, effettua una suddivisione delle riviste su cui hanno pubblicato gli studiosi italiani in tre classi di merito:

a) le riviste di classe A sono quelle, dotate di ISSN, riconosciute come eccellenti a livello internazionale per il rigore delle procedure di revisione e per la diffusione, stima e impatto nelle comunità degli studiosi del settore, indicati anche dalla presenza delle riviste stesse nelle maggiori banche dati nazionali e internazionali;

b) le riviste di classe B sono quelle, dotate di ISSN, che godono di buona reputazione presso la comunità scientifica di riferimento e hanno diffusione almeno nazionale;

c) tutte le altre riviste scientifiche appartengono alla classe C.

Per quanto l’Anvur continui a pensare alla ricerca come se fosse il campionato di calcio, con le sue serie A, B e C, è relativamente confortante vedere che ha almeno rinunciato a definire la scientificità d’autorità. La serie C – “tutte le altre” riviste su cui hanno pubblicato gli studiosi italiani – sembra infatti una classe aperta.

Humpty DumptyLa classifica sarà compilata dall’Anvur, “anche avvalendosi dei gruppi di esperti della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) e delle società scientifiche nazionali”. Ora, che cosa significa “anche”? “Anche sì” ma “anche no”? Se il senso della frase è che l’Anvur consulterà gli esperti dei gruppi di valutazione e le società di studi e poi farà di testa sua, ci troveremmo, ancora, di fronte a un nuovo esempio di riviste all’indice, designate incostituzionalmente da un organo di diretta nomina governativa.

Inoltre, i criteri veramente discriminanti (*) presentati nell’allegato sono tutti “reputazionali”. Perfino la selezione dei database di riferimento è consegnata all’aggettivo “maggiori”. Se “maggiori” non è un eufemismo per indicare i database proprietari WoS e Scopus – e non invece, per avventura, il Doaj – quali saranno queste banche dati verrà stabilito dal vertice dell’Anvur, cioè, ancora, incostituzionalmente, da un organo di diretta nomina governativa.

Che titolo ha – se lo chiedeva, per esempio, Pier Paolo Giglioli – l’Anvur per fotografare reputazioni in nome di tutti noi? Se la “reputazione” rispecchia una conoscenza diffusa nella comunità scientifica in modo analogo a quello in cui la consapevolezza del significato delle parole è diffusa in una comunità linguistica, non c’è per l’Anvur altra legittimazione se non quella che Humpty Dumpty invocava per sé:

“When I use a word,” Humpty Dumpty said, in rather a scornful tone, “it means just what I choose it to mean—neither more nor less.”

Ossia, tradotto, pur senza la vidimazione dall’Anvur: “Quando io uso una parola” – disse Tombolo Dondolo in tono piuttosto sprezzante – “significa esattamente quello che io scelgo che significhi, né più né meno”.

(*) Il criterio della diffusione è misurato, con una certa arretratezza, sul sistema della stampa cartacea. Chiunque abbia una rivista on-line ad accesso aperto con qualche consuetudine di presenza in rete e guardi i log del suo server può constatare di essere letto internazionalmente. Tutte le riviste di questo tipo meritano la serie A? Per quanto, in conflitto d’interessi, la cosa ci possa apparire attraente, non crediamo che questo fosse l’intendimento del decreto.

Per il resto, quante sono le riviste accademiche che, pur avendo una certa continuità di pubblicazione, sono prive di ISSN e non sono presenti in nessun database?

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7 thoughts on “Anvur: criteri, parametri e liste”

  1. Merita segnalazione anche l’articolo di F. Sylos Labini Anvur, scienza di regime, visibile qui – il quale dice cose che, da queste parti, si sostenevano da un po’.

  2. Ecco qualche aggiornamento per chi passa di qui in cerca di mediane.

    L’Anvur, dopo il decreto di cui parlo sopra, ha nominato una corte consultiva se non segreta, discreta per stabilire che cosa s’intenda per opera scientifica e no e per formulare criteri per la classificazione delle riviste in tre serie, A, B e C.

    Sono poi uscite le mediane – anzi, sono uscite due volte – ma a oggi non è stata resa pubblica né la lista di riviste scientifiche per statuizione governativa, né la loro classifica. Sulla terza mediana, riferita alle riviste di serie A, l’area giuridica, a cui appartengono i costituzionalisti che hanno fatto ricorso, sta subendo vicissitudini ulteriori.

    L’Anvur ha invero fatto uscire un documento nebuloso sui criteri genericamente usati nella classificazione. Il testo sembrerebbe escludere le riviste ad accesso aperto, quelle annuali e quelle senza periodicità regolare. Così, per esempio, non sarebbe scientifico un articolo come questo; né lo sarebbero le riviste on-line che pubblicano il materiale via via che viene approvato, per evitare ad autori e lettori attese senza senso. La scienza, per l’Anvur, è questione di disciplina e cadenza.

    Sulla questione dell’accesso aperto pare che ci sia un equivoco dovuto a una formulazione infelice: l’Anvur ha inavvertitamente identificato la pubblicazione non con la pubblicità, bensì con la cessione dei diritti all’editore – evidentemente dimenticandosi che l’Open Access in Italia gode di un sostegno istituzionale almeno dal 2004.

    Il 5 settembre il TAR del Lazio deciderà sulla richiesta di sospensiva dei costituzionalisti. A quanto sembra, c’è una lettera al tribunale che spiega la procedura – opaca – che è stata seguita per stilare la tuttora misteriosa lista.

    Avevo intenzione di fare ricorso come i costituzionalisti. Non mi ero ancora mossa per pura pigrizia – mi piace molto di più leggere e studiare – ma a questo punto penso che la mia procrastinazione sia stata utile. Se l’Anvur avesse sul serio decretato come non scientifiche, unicamente per una questione di cadenza, delle riviste ad accesso aperto dotate di ISSN, incluse in database internazionali, nei cataloghi on-line di biblioteche di tutto il mondo, con redazioni e comitati scientifici composti da professori e ricercatori e con una reputazione accertabile contando, con una semplice ricerca in rete, i link che la rivista riceve da siti accademici e universitari, ci sarebbero davvero degli ottimi motivi per vincere la pigrizia.

  3. Sono Gaetano Passarelli direttore responsabile della rivista “Studi sull’Oriente Cristiano” dell’Accademia Angelico Costantiniana che ha 16 anni di vita e ha camminato con le proprie risorse. Attenzione ha ISSN 1127-2171… A tutt’oggi è presente in circa trecento biblioteche italiane e centosessanta estere, con articoli in italiano, inglese, francese e tedesco anche di nomi prestigiosi della ricerca storica, archeologica, liturgica e filologica. Con orgoglio posso dire che ho aiutato nei primi passi nuove promesse della ricerca internazionale. La meraviglia è stata grande quando ho constatato che la rivista non figura né nella lista della classe a né della b, presumo sia nella c… il motivo? boh! Sarà forse perché non ho mai accettato di avere un comitato scientifico con nomi roboanti, ai quali dare i meriti quando le cose vanno bene? Non essendo un presuntuoso tuttologo in tutti questi anni mi sono servito della consulenza di persone che ritenevo fossero le più preparate in materia anche se non facenti parte degli ambiti accademici, quindi consulenti e revisori li ho ampiamente utilizzati cum grano salis. Non ho certo mandato ad esaminare lavori di specialisti del settore, perché lo avrei ritenuto e lo ritengo quantomeno offensivo.
    Il peccato sarà, quindi, che non aver mai scritto la lista dei “revisori, censori”?
    Vengo alla domanda: Mi sapete indicare cosa debbo fare per far uscire la rivista da questo “ghetto”? Personalmente me ne infischierei alla grande perché ho tenuto e tengo sempre alla scientificità del lavoro, ma sono preoccupato per coloro che hanno pubblicato e dovranno affrontare i concorsi.
    Ve ne sono grato.

    1. Per quanto concerne la classifica delle riviste nella valutazione della ricerca, può trovare informazioni sulla procedura di ricorso all’Anvur, con tutti i suoi limiti, a questo indirizzo: http://www.roars.it/online/?p=8820

      E’ inoltre pendente, come dicevo sopra, un ricorso più serio, presentato dai costituzionalisti al Tar del Lazio, che verrà deciso a gennaio: http://www.roars.it/online/?p=11920

      Per quanto riguarda le abilitazioni, l’Anvur ha reso pubblica, al momento, solo la lista delle riviste di serie A. Di tutte le altre non si sa nulla o – meglio – si sa solo questo: http://www.roars.it/online/?p=12058 .

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