La via verso l'alto: autonomia dell'anima e politica nella Repubblica di Platone

10. I vincoli della politica: cultura e propaganda

Il vincolo più gravoso, per un progetto politico che si dice fondato sull'autorità della conoscenza, è quello dell'asimmetria di sapere fra educatori ed educandi, fra governanti e governati, fra filosofi e non-filosofi. Questa asimmetria rende parzialmente inefficace la legittimazione fondata sul sapere: chi non sa, non ha gli strumenti per distinguere fra un ordine legittimo e un ordine illegittimo, e subisce comunque il potere come qualcosa di opaco e di esoterico. Ma se si cerca di por rimedio a questo problema con la menzogna propagandistica, si produce una contraddizione gravissima fra politica e filosofia. 27

Il ricorso alle bugie per giustificare il programma di accoppiamenti eugenetici (459c-d) nella famiglia collettiva tocca qualcosa che per Platone è secondario e non intacca l'anima razionale. Non si può dire lo stesso, però, del racconto fenicio, la "nobile menzogna" volta a far accettare ai cittadini una gerarchia politica che dovrebbe essere fondata secondo ragione.

Ci si deve anche chiedere come il racconto fenicio possa conciliarsi con la paideia illustrata nell'allegoria della caverna, la quale riconosce il discente come essere razionale autonomo. L’insegnamento, in questo caso, non ha nulla a che vedere con la propaganda, ma è una tecnica di conversione, nel senso letterale del termine: non si tratta di dare alle persone informazioni o capacità che non possiedono, ma di indurle a voltarsi dalla parte giusta, in modo da permetter loro di far uso di una facoltà che già hanno. La capacità di conoscere, che non può essere infusa dall’esterno, è dunque una espressione genuina dell’autonomia delle persone. Ma se i custodi della Repubblica non disdegnano il ricorso alla manipolazione propagandistica, come sarà possibile la paideia?

Ci si deve, tuttavia, fare anche la domanda opposta: se Platone mette per iscritto il carattere ingannevole della sua propaganda, lasciandolo dunque circolare per le mani di tutti, come può sperare di farla passare per vera?

- Non sai che ciò che è, per così dire, veramente una menzogna, lo odiano gli dei e gli uomini? -

- Che cosa vuoi dire? -

- Questo: nessuno è volontariamente disposto ad essere ingannato in ciò che è capitale di se stesso, e sulle questioni capitali (kyriotàta), anzi è proprio lì che quanto mai si teme. -

- Non capisco nemmeno ora. -

- Perché pensi che io stia proferendo chissà quale vaticinio (semnòn); ma dico solo che di venir ingannati nell’anima su ciò che è, di essere ingannati ed essere ignoranti, ed di avere dentro di sé e possedere il falso, nessuno lo accetterebbe e tutti lo detestano soprattutto in questo. -

- Certo. -

- Ma allora si può appunto chiamare, come dicevo, veramente una menzogna l’ignoranza che è nell’anima di chi è ingannato: perché quella che è nei discorsi è solo una imitazione (mimema) dell’affezione che è nell’anima, una parvenza (eidolon) venuta ad essere successivamente, e non menzogna schietta. - (382a-b)

Nel II libro, Socrate usa queste parole per spiegare ad Adimanto come mai la divinità, nei miti usati a scopo educativo, non dovrebbe essere rappresentata come mentitrice. Il suo discorso ha un senso tutt’altro che esoterico: nessuno desidera essere ingannato; nessuno vuole avere l’anima occupata da una illusione di conoscenza, che è veramente una falsità. Nessuno accetta volontariamente e consapevolmente di essere indottrinato.

Platone sceglie di dichiarare la menzogna propagandistica come tale. La pubblicazione in forma scritta è per lui una scelta consapevole e non banale, che comporta l' esposizione del suo testo al punto di vista esterno ed essoterico di un qualsiasi lettore. Ma una simile scelta, per ciò stesso, espone il suo progetto politico al fallimento, se dovesse essere intrapreso a partire dall'antropologia della via discendente. Non si può, però, dire lo stesso a proposito del progetto filosofico: chi segue la via ascendente può fondare la città nella sua anima, come suggerito da Resp. 592b, in piena sincerità. L'unica politica filosofica che rimane, coerentemente, praticabile è quella che prende le mosse dall'autonomia dell'anima razionale.



[ 27 ] L'asimmetria dell'educazione prefilosofica teorizzata nel II libro, ove degli adulti hanno di fronte dei bambini, può dirsi tanto provvisoria quanto inevitabile. Ma così non è per la propaganda politica nei confronti di cittadini adulti.

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