La via verso l'alto: autonomia dell'anima e politica nella Repubblica di Platone

6. La provvisorietà della politica

Nel corso dell'esperienza terrena, qual è l'ambiente in cui l'amore di conoscenza può mantenere la sua autonomia? Per rispondere a questa domanda, bisogna fare i conti con le incrostazioni del Glauco marino, cioè con i nostri aspetti storici, culturali ed economici. L'anamnesis del racconto di Er insegna che non possiamo constatarli semplicemente come dati di fatto ineluttabili senza perdere la nostra autonomia. In questo caso, infatti, l'unica soluzione praticabile sarebbe il contrattualismo proposto da Glaucone nel II libro: le persone che non hanno la forza di prevalere sugli altri e temono che gli altri possano a loro volta sopraffarle, trovano vantaggioso mettersi d’accordo per non farsi ingiustizia a vicenda. Così hanno cominciato a porre leggi e a far patti fra loro, e hanno chiamato nòmimos (legittimo e conforme alle consuetudini) e dìkaios (giusto) ciò che è stabilito dal nomos (358e-359a ss.). Ma questa soluzione può funzionare solo col presupposto di una società della sorveglianza, perché nessuno - come mostra il mito dell'anello di Gige - ha interesse ad essere custode di se stesso quando è lontano dagli occhi altrui (366e-367a).

Rimane, tuttavia, il fatto che, storicamente, la nostra cultura si forma nell'oscurità delle tradizioni e dei luoghi comuni delle società - nella condizione rappresentata dall'allegoria della caverna all'inizio del settimo libro.

Nel mondo storico, una collettività può evitare di adagiarsi sulla tradizione e può sviluppare il pensiero razionale solo con un esplicito progetto educativo, affinché in ciascuno si formi un reggitore divino e saggio. Questo reggitore divino e saggio è, in interiore homine, l'anima razionale; ma può essere anche esterno, quando la ragione è debole, come avviene per esempio nel caso dei bambini, in attesa che siano in grado di governare se stessi (590d-e).

L'ordine dell'anima è costruito da Platone in analogia all'ordine della città, nella quale i filosofi, i guerrieri e gli artigiani fanno rispettivamente la parte della ragione, del thymos e degli appetiti. L'argomento di 590d ss. sembra addirittura suggerire che il governo esteriore possa essere pensato come provvisorio, e che altrettanto provvisoria sia la polis progettata da Socrate. Non a caso Glaucone, all'inizio dell'ottavo libro, ricorda che Socrate aveva affermato di considerare buona la polis e l'uomo che le somigliasse, «pur essendo, a quanto pare, in grado di parlare di una città e di un uomo ancora più belli» (543c-d).

Glaucone, alla fine del nono libro, obietta a Socrate che la città da lui progettata esiste soltanto nei discorsi, ottenendo una risposta apparentemente rinunciataria.

Ma in cielo forse ne esiste un esemplare [paradeigma] per chi voglia vederla, e vedutala fondare se stesso. Non fa nulla del resto se ci sia o ci sarà da qualche parte, perché solo di questa [l'uomo giusto] si curerebbe, e di nessun'altra (592b).

Questa replica, letta secondo l'ermeneutica della via discendente, suona come un abbandono della politica per rifugiarsi nell'etica. Ma se la riprendiamo in mano nella prospettiva della via ascendente ci accorgiamo che Socrate sta enunciando i presupposti psichici del suo progetto politico: la condizione di possibilità di una città costruita secondo ragione non è l'esperienza, bensì l'autonomia dell'anima razionale.

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La via verso l'alto: autonomia dell'anima e politica nella Repubblica di Platone by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
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