La via verso l'alto: autonomia dell'anima e politica nella Repubblica di Platone

3. Il principio: l'anima come philosophia

Chi segue la strada in discesa si trova di fronte al compito di mostrare a uomini (antropologicamente?) 17 interessati al denaro e al potere che la giustizia è preferibile all'ingiustizia, e che la filosofia ha una utilità politica, in quanto solo i filosofi - con alcuni accorgimenti istituzionali quali l'abolizione della famiglia e della proprietà privata - possono essere i governanti immuni da conflitto di interessi di cui la città ha bisogno. La via in salita, di contro, comincia con l'identificazione dell'anima con l'amore per la conoscenza. Il mito di Er suggerisce che Platone non prende sul serio il dato antropologico: quello che è importante è la libertà dell'anima razionale, dalla quale discende anche la sua scelta di un paradigma di vita davanti alle Moirai.

Parole della vergine Lachesi, figlia di Ananke: anime, che vivete solo un giorno (ephémeroi) comincia per voi un altro periodo di generazione mortale, portatrice di morte (thanotephòron). Non vi otterrà in sorte un dàimon, ma sarete voi a scegliere il dàimon. E chi viene sorteggiato per primo scelga per primo una vita, cui sarà necessariamente congiunto. La virtù (areté) è senza padrone (adéspoton) e ciascuno ne avrà di più o di meno a seconda che la onori o la spregi. La responsabilità è di chi sceglie; il dio (theos) non è responsabile (617d).

Nella mitologia greca, il dàimon è la creatura divina che presiede alla sorte di ciascuno. Ma in questo racconto, quello che siamo – dichiara l’araldo che parla a nome di una delle Moirai – dipende dalle scelte che facciamo. Platone sorride di quanto oggi si dice drammaticamente "identità": essere uomo, donna, aquila, guerriero o artigiano è una situazione temporanea e contingente, rispetto all'orizzonte di ciò che è sempre su cui si misura l'amore per il sapere.

Questo, infatti, è l'essenziale dell'anima. Ce lo suggerisce, molto chiaramente, l'immagine del Glauco marino. 18

...Non bisogna vedere quale [l'anima] sia in verità come la vediamo ora, guastata dalla comunione col corpo e da altri mali, ma si deve esaminare adeguatamente col ragionamento qual è una volta divenuta pura; il ragionamento la troverà molto più bella e ne distinguerà più chiaramente i tipi di giustizia e di ingiustizia e tutto ciò di cui abbiamo ora discorso. Ora, però, abbiamo detto il vero su come appare al presente: l'abbiamo vista nello stato paragonabile a quello di chi guarda il Glauco marino senza più scorgerne tanto facilmente la natura antica, perché le vecchie parti del suo corpo sono state le une spezzate, le altre corrose e completamente rovinate dai flutti, e con ulteriori escrescenze di conchiglie, alghe e sassi, così da somigliare più a una bestia che a quel che era per natura. In questo stato vediamo anche l'anima, a causa di miriadi di mali. Ma è lì, Glaucone, che si deve fissare lo sguardo. -

- Dove? - chiese

- Al suo amore di sapere (philosophia), e occorre comprendere a che cosa si dà e quali compagnie desidera, essendo congenere del divino, dell'immortale e di ciò che è per sempre, e come potrebbe diventare se lo perseguisse tutta... (611b-e)

Tutto il resto – i nostri caratteri biologici, storici, culturali – è incrostazione. Per questo motivo, Platone si permette di paragonare il singolo a una polis: ciò che l'anima ha di proprio e di autonomo è la parte razionale, mentre le altre due parti sono frutto dell'interazione con la natura e con la cultura. Da questo punto di vista, il rapporto della razionalità con gli appetiti e le ambizioni è sempre un problema politico.

La caratterizzazione dell'anima in quanto soggetto libero dell'attività teoretica è irrinunciabile. Se non si presupponesse almeno come possibile l'orizzonte dell'amore disinteressato per la verità, la conoscenza si ridurrebbe a tecnica e a retorica. Ma come è possibile costruire, da queste premesse filosofiche, una filosofia che sia anche politica, che sappia confrontarsi cioè non soltanto con l'anima puro amore di conoscenza, ma con quella incrostata, di interessi e fini contingenti?



[ 17 ] All'inizio del I libro (328a), quando l'imprenditore Polemarco invita Socrate a trattenersi al Pireo, usa l'espressione «synesòmetha [...] kai dialexòmetha» - staremo insieme e discuteremo - che può sia avere un significato ordinario, sia alludere alla comunità di conoscenza e di discussione propria dell'Accademia.

[ 18 ] La tradizione mitica narrava di un pescatore di nome Glauco, il quale mangiò il fiore di una pianta miracolosa che conferiva l'immortalità, saltò in mare e divenne un dio marino. Platone usa questa immagine per suggerire che l'anima è immortale non nelle accidentalità storiche e individuali che la rivestono e la occultano, bensì in quanto philosophia: è l'amore per il sapere che ci deve indurre a considerare l'eternità come orizzonte del pensiero, perché la verità scientifica, se è tale, non può essere pensata come relativa e contingente. Si veda T.A. Szlezàk, («Unsterblichkeit und Trichotomie der Seele im zehnten Buch der Politeia», Phronesis, XXI, 1976, pp. 31-58, secondo cui la prova dell’immortalità dell’anima del X libro della Repubblica concerne solo la parte razionale.

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