La via verso l'alto: autonomia dell'anima e politica nella Repubblica di Platone

2. La via verso l'alto: una proposta interpretativa

La Repubblica comincia con una discesa di Socrate al Pireo su cui è stata fatta molta letteratura. 9 Il «discesi [kateben] al Pireo» (327a) è sembrato significativo a Eric Voegelin, perché richiama il kateben (Odissea, XXIII, 252-53) con il quale Odisseo racconta la sua discesa all'Ade. Secondo Voegelin, la discesa di Socrate al Pireo è una katabasis - un viaggio verso il basso - in un Ade sociale e culturale. 10

Mario Vegetti ricorda che il verbo greco katabaino (scendo) ha anche un significato quotidiano e banale. Tuttavia, secondo lo stesso Vegetti, l'impegno stilistico di Platone nella composizione della sua opera e la presenza, nel dialogo, di altri temi "catabatici" - nel mito di Gige, nell'allegoria della caverna e nel racconto di Er - fa pensare che questo incipit non sia frutto di una scelta casuale. Alla discesa iniziale corrisponde una risalita finale: nelle ultime righe del libro X, Socrate riprende la parola, dopo aver concluso il racconto di Er, per esortare a «seguire sempre la via verso l'alto» [tes ano odou, 621c]. 11

Platone ha scelto di parlare di politica facendo scendere Socrate al Pireo, per metterlo a confronto con gli homines oeconomici Cefalo e Polemarco e con il sofista Trasimaco, per il quale la politica è un gioco a somma zero che si vince solo prevaricando sugli altri. Sembrerebbe, quindi, che la filosofia politica di Platone non prenda le mosse dalla sua metafisica, bensì dalla sua antropologia – giocoforza storicamente condizionata. La filosofia, nella Repubblica, subentra solo in seconda battuta, e quasi forzatamente, quando si tratta di costruire una classe dirigente immune da conflitti di interessi e capace di imbrigliare la cittadinanza in un disegno educativo e propagandistico.

Charles H. Kahn, in un articolo del 1993, 12 nota che il senso filosofico della Repubblica come progetto complessivo è in realtà presente fin dal primo libro. Platone usa la composizione prolettica, per la quale il senso di una immagine ricorrente si rivela e si arricchisce via via tramite successive ripetizioni. Per esempio la definizione della giustizia di Polemarco, dare a ciascuno ciò che gli è dovuto, anticipa oscuramente la definizione socratica secondo cui si ha giustizia quando ciascuno fa ciò che gli è proprio.

José Trindade Santos, 13 con una felice intuizione, applica al Menone un criterio di lettura solo apparentemente opposto: il Menone si può capire se si prende sul serio il concetto di anamnesis o reminiscenza e se ne tenta una ermeneutica retroattiva, che faccia cioè retroagire quanto si trova alla fine su quanto lo precede. Il testo contiene degli argomenti il cui senso diviene comprensibile solo a una seconda lettura, se si ricorda ciò che è posteriore nella sequenza.

Platone, nel Fedro, ci mostra il rotolo di un discorso di Lisia, che viene ripreso in mano e riletto. 14 L'uso della scrittura permette a Socrate e a Fedro di rivedere questa composizione, di cui conoscono già la conclusione, per discuterla e capirne meglio la struttura e le connessioni interne. Il testo scritto, per quanto produca – come la rappresentazione di una tragedia – una sequenza di argomenti, offre al suo fruitore la possibilità di ritornare sui suoi passi e di rimeditare quanto ha già letto.

All'epoca di Platone i libri erano rotoli e non codici; questa forma faceva sì che lo scrolling, cioè lo scorrere un testo avanti e indietro, fosse una operazione tanto "naturale" quanto quella di far scorrere una pagina web sullo schermo del proprio computer con il mouse. Se ci liberiamo dal pregiudizio codicistico, possiamo apprezzare la struttura interconnessa dei dialoghi platonici – il loro nessi bidirezionali di prolepsis e anamnesis - semplicemente trasformandoli in ipertesti che ne mettano in luce i collegamenti interni. 15

Perché non sottoporre anche la Repubblica al vaglio della lettura retroattiva? 16

All'inizio del primo libro, Socrate racconta di aver seguito una via in discesa per recarsi al Pireo. Alla fine del decimo libro, egli invita a seguire la via verso l'alto (Resp. 620d ss.), attraverso la quale anche noi potremmo rammentare quanto Er ha avuto il privilegio di ricordare. Se prendiamo questa indicazione alla lettera, la via in discesa della Repubblica consisterebbe nell'affrontare il testo alla maniera del pubblico di una tragedia, come se fosse una sequenza unidirezionale, cioè partire dal tema iniziale, quello antropologico e politico, per cercare di legittimare la filosofia come arte del governo. La via in salita, più difficile, dovrebbe viceversa condurre a incontrare la politica – che già è nella nostra esperienza - cominciando dall'autonomia dell'anima e dal suo amore per la conoscenza.



[ 9 ] V. per esempio E.L. Harrison, «Plato's Manipulation of Thrasymachus», Phoenix Vol. 21, No. 1. (1967), pp. 27-39,

[ 10 ] E. Voegelin, Order and History, III, Baton Rouge, Lousiana State University Press, 1966, p. 53; v. anche J.E. Seery, «Politics as Ironic Community: On the Themes of Descent and Return in Plato's Republic», Political Theory, Vol. 16, No. 2. (1988), pp. 229-256

[ 11 ] M. Vegetti, Katabasis, in Platone, La Repubblica, Napoli, Bibliopolis, 1998, vol. I, pp. 93-104

[ 12 ] C.H. Kahn, «Proleptic Composition in the Republic, or Why Book 1 Was Never a Separate Dialogue», The Classical Quarterly, Vol. 43, No. 1. (1993), pp. 131-142.

[ 13 ] J. Trindade Santos, La struttura dialogica del Menone: una lettura retroattiva in G. Casertano (a cura di di), La struttura del dialogo platonico, Napoli, Loffredo, 2000, pp. 35-50.

[ 14 ] Si veda M.C. Pievatolo, Il Fedro di Platone (Bollettino telematico di filosofia politica, 2004-2005).

[ 15 ] Questa operazione è stata fatta nel mio ipertesto Il Menone di Platone, Bollettino telematico di filosofia politica, 2005-2007.

[ 16 ] Si veda su questo il mio ipertesto La Repubblica di Platone, Bollettino telematico di filosofia politica, 2007.

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