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“The World Wide Web - Past, present, future. Exploring Universality” di Tim Berners-Lee

In una recente lezione in Giappone 11 Tim Berners Lee ha impostato una discussione filosofica sul principio a fondamento del World Wide Web, l’universalità.

Il concetto del Web ha integrato molti diversi sistemi informativi disparati, creando uno spazio immaginario astratto in cui le differenze tra essi fossero ininfluenti. Il Web doveva includere ogni sorta di informazione su qualunque sistema. L’unica idea comune necessaria a mettere ciò assieme fu identificare un documento tramite lo Universal Resource Identifier (URI). Direttamente da ciò sono come piovute architetture (design) di protocollo (come http) e di formati di dati (come HTML) che hanno permesso ai computer di scambiarsi informazioni mappando i propri formati locali in standard in grado di offrire interoperabilità globale.

In termini semplificati, Berners-Lee spiega che il Web non è un programma ma un insieme di protocolli, e richiede a ciascuno di assegnare un nome unico ai propri documenti. Si tratta di una richiesta inaggirabile e necessaria al funzionamento del Web, ma ampia: è infatti l’unico limite che l’architettura del Web impone alla rappresentazione e alla organizzazione dei dati.

Nella sua lezione, Berners-Lee insiste sul fatto che il passato, il presente e soprattutto il futuro del WWW dipendono dal modo in cui l’universalità di tale sistema è e sarà garantita e protetta. Sul piano tecnico, ciò è stato e sarà possibile postulando la separazione tra contenuto dell’informazione e forma in cui essa viene veicolata da due punti di vista principali: in primo luogo, mantenendo valida la condizione che ha permesso la nascita della ragnatela ipertestuale su Internet, vale a dire la sua indipendenza dal sostrato materiale (hardware) e dal modo in cui le idee sono codificate e veicolate (software); in secondo luogo, definendo con maggior rigore i confini tra “documents” e “data”, i primi dedicati alla lettura da parte degli uomini, i secondi interpretabili dalle macchine.

1. Passato e presente.Tim Berners-Lee ricorda l’esigenza che ha visto la creazione del World Wide Web, quella di mettere a disposizione degli ospiti del CERN di Ginevra un comune strumento che permettesse loro di condividere documenti in rete. È noto che il primo uso delle tecnologie a fondamento del Web fu la rubrica telefonica del Cern e che l’utilità di un sistema condiviso ha stentato ad essere compresa, dapprincipio. L’idea di Berners-Lee era piuttosto semplice: creare un sistema di condivisione dei documenti “leggero”, fondato sulla sottrazione, piuttosto che sull’addizione di requisiti; così operando, il sistema pensato dallo scienziato inglese sarebbe stato facilmente condivisibile dai diversi computer, sistemi operativi e programmi applicativi, e, in quanto tale, universale, cioè aperto a tutti coloro che volessero connettersi. Nella pratica, l’apertura del World Wide Web è garantita dalle specifiche del W3C, che raccomandano:

2. Presente e futuro. La riflessione di Tim Berners Lee si sposta su un topos della teoria informatica, la differenza tra cervello umano e macchina, tra “rima” e “ragione”. Se il cervello umano funziona tramite un complesso sistema di associazioni, e possiede la capacità di effettuare collegamenti che rientrino in un sistema coerente e consistente di conoscenze, le macchine, viceversa, hanno enormi capacità di calcolo, e possono processare l’informazione in forma di tabella, vale a dire gerarchicamente strutturata.

Per disporre di strumenti informativi più ricchi, l’architettura del Web deve definire con precisione i confini tra i “documenti” (i contenuti accessibili agli uomini) e i “dati”; una reale separazione permetterà alle macchine di processare le informazioni, una possibilità oggi resa complicata dal fatto che la gran parte dell’informazione collegata in ipertesto sulla ragnatela condivisa “World Wide”, contiene entrambi gli elementi mescolati 12

Lo scienziato inglese ha cura di precisare che non intende sostenere la possibilità di un’intelligenza artificiale - e il presupposto su cui si fonda il suo ragionamento, la netta differenza tra il funzionamento del cervello umano e della macchina, ne è una conferma. Egli vuole semplicemente sottolineare i notevoli vantaggi che la possibilità di trattare informazione semanticamente strutturata - favorendo l’interoperabilità, la portabilità e la durabilità dell’informazione (il riuso della conoscenza), e aprendo nuove possibilità di selezione del sapere – reca con sé.

Il discorso di Berners-Lee affronta la questione della selezione del sapere secondo criteri di “qualità”. Se “è noto che una raccolta di testi, come un insieme di report tecnici o una biblioteca, include soltanto quegli articoli che raggiungano un certo livello di qualità” e “alcuni ritengono l’assenza di simili sistemi una carenza insita nel Web, tuttavia”, precisa, è importante che il Web in sé non tenti di promuovere una singola nozione di qualità, ma continui a raccogliere il bello e il brutto, vero o falso che sia. Si tratta certamente di un limite, ammette, ma un’autorità centrale che esercitasse un controllo sulla qualità sarebbe assai più dannosa; e se nessuno dev’essere obbligato a leggere letteratura di bassa qualità, appunti oggi marginali potrebbero, un domani, essere a fondamento di nuove idee dalla portata rivoluzionaria. Il problema della selezione, dunque, può essere così riformulato:

Come possiamo fornire all’utente la percezione soggettiva di qualità elevata, e allo stesso tempo mantenere un Web aperto a persone i cui criteri di giudizio sono diversi?

La questione, risponde l’inventore del Web, dovrà essere affrontata dotando i lettori di strumenti di filtro in grado di sfruttare l’organizzazione semantica della conoscenza che li trasformeranno in veri e propri “battitori di piste” i quali, come nell’esempio di Bush, si scambieranno i percorsi e ne creeranno di nuovi, mantenendo comunque l’ipertesto comune svincolato da una autorità centrale che decida quale informazione è appropriata e per chi.



[11] “The World Wide Web - Past, present, future. Exploring Universality”” di T. Berners-Lee (2002): http://www.w3.org/2002/04/Japan/Lecture.html

[12] La formattazione dei dati in HTML non permette che l’informazione sia processabile dalle macchine; si tratta di un limite di HTML, che non permette di separare pienamente il contenuto dalla sua struttura. Tuttavia, la nascita di nuovi formati di codifica (XML) e le nuove tecnologie di cui il W3C si è fatto promotore (Web semantico) stanno favorendo l’accentuarsi di questa separazione.


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