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Università, scienza e politica nel Conflitto delle facoltà di Kant

Bollettino telematico di filosofia politica
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5. Università, scienza e politica

La risposta di Kant al rescritto regio del 1794 è dunque più articolata e complessa di quanto non trasparisse dalla semplice lettura delle lettere pubblicate dal filosofo nella prefazione 58 . Un ruolo importante è rivendicato per gli scienziati nel concorrere al fine della salute dello stato, del benessere e della concordia dei suoi membri. I professori universitari, in particolare, hanno una funzione fondamentale non solo nella comunità scientifica, ma anche e soprattutto nella società civile. L'università si fonda su un'idea della ragione ed è istituita dal governo per i suoi scopi: ai docenti dell'università, che diversamente dalle Accademie (finalizzate allo studio delle arti e delle scienze), devono formare la classe dirigenziale dello stato e delle chiese (la burocrazia, i funzionari, i medici, gli ecclesiastici) è affidata un'importante funzione pubblica e un'alta responsabilità. Così, anche se il filosofo prussiano chiarisce più volte che sta trattando del conflitto tra le facoltà universitarie, e che governo e politica non sono né materia, né attori del contendere, al centro dell'opera si trova il rapporto tra la comunità scientifica (in generale, e in particolare accademica) e il governo.

Anche il rapporto tra le scienze viene posto come questione politica. La dinamica di potere interna all'istituzione universitaria (tra le due classi di facoltà) si riflette infatti nella società per tramite dei professionisti, che possono comportarsi da tutori, «taumaturghi», «tribuni del popolo» e «sobillatori».

La riflessione sul metodo della conoscenza scientifica (in senso lato, filosofica) e sullo statuto della facoltà inferiore nella struttura degli studi universitari viene riformulata come problema del rapporto tra scienza “di base” e scienza “applicata”. L'esistenza della facoltà filosofica e i princìpi su cui si fonda (l'autonomia e l'indipendenza della ricerca di base da interessi particolari, e l'interdipendenza tra ricerca e insegnamento) garantiscono l'esistenza di una sfera dell'uso pubblico della ragione; i professori che fanno parte della prima facoltà, in particolare, non solo possono, ma devono confutare le dottrine delle facoltà superiori all'interno di un dibattito pubblico, le cui regole sono generalmente condivise all'interno della comunità scientifica; poiché si tratta di uno spazio aperto (lo spazio di un'intelligenza collettiva e distribuita che, in principio, è illimitato), possono accedervi anche gli intellettuali e gli scienziati che non fanno parte dell'università. Perciò è possibile affermare che l'esistenza della facoltà inferiore è condizione dell'autonomia degli eruditi in generale, fuori e dentro le università e in un ambito virtualmente cosmopolitico.

In che modo la facoltà filosofica contribuisca al corretto funzionamento della comunità scientifica e dello stato, lo si è osservato 59 . Kant sembra ben lontano dal credere che l'università debba essere abolita; al contrario, essa è uno strumento essenziale della comunità politica e di quella scientifica, pur senza detenere in alcun modo il monopolio della verità; egli rifiuta dunque una tendenza che privilegia l'attrazione dell'istruzione e della formazione nell'ambito di altri interessi, e la funzionalizzazione della ricerca ai mestieri, anticipando una visione e una tendenza che troverà ampio spazio nella importante riforma humboldtiana dell'università di due decenni dopo 60 .



[58] Si noti che il ministro Wöllner viene definito polemicamente «un ecclesiastico, più tardi elevato alla carica di ministro del dipartimento per il culto»; è evidente il riferimento al fatto che colui dal quale il sovrano si faceva consigliare fosse, in sostanza, un professionista, un «tecnico del sapere», vale a dire un intellettuale “organico”, non imparziale.

[59] La figura sottostante riproduce la struttura della repubblica scientifica, con la divisione dei poteri rispetto all'ambito conoscenza. Le frecce in uscita, dalle sezioni del cerchio che corrispondono al popolo e ai Gelehrter, stanno ad indicare che non si tratta di insiemi chiusi, e che è possibile passare dall'uno all'altro. Nella repubblica scientifica non c'è coazione; l'ambito in cui i ricercatori di base esercitano il loro potere è quello del “conflitto”, delle dispute tra gli scienziati.

[60] Sull'influsso di Kant sulla riforma humboldtiana, cfr. T. Bahti, “Histories of the University: Kant and Humboldt”, cit.


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