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Università, scienza e politica nel Conflitto delle facoltà di Kant

Bollettino telematico di filosofia politica
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4. Il “conflitto” tra le facoltà: princìpi e condizioni

Il termine Streit si traduce, letteralmente, con “conflitto”, “controversia”; Kant definisce il concetto che dà il titolo all'intera opera nelle due sezioni che chiudono la prima parte del saggio: una è dedicata al «conflitto illegale» tra le due classi di facoltà; l'altra, al «conflitto legale» tra le stesse. Quest'ultimo, in particolare, consiste nella disputa in merito alla verità delle dottrine che il governo «pubblica» come statuti, e che vede gli scienziati della facoltà inferiore contrapporsi ai Gelehrter delle facoltà superiori. Con “conflitto”, dunque, Kant non intende altro che il dibattito scientifico. Ma perché si serve di questa espressione?

Per rispondere alla domanda, è necessario ricostruire il significato del termine nel vocabolario del tempo; alla voce «Streit» dello Zedlers Universal-Lexicon del 1740 48 , è compresa un'ampia sotto-definizione dedicata al «conflitto degli uomini contro i loro nemici spirituali» 49 ; il conflitto, vi si legge, non è necessariamente militare, ma può riguardare anche il campo dello spirito e delle scienze. Il termine Streit compone un'altra espressione tecnica, “Streitsschriften” (scritti polemici), con la quale si intendeva «una tipologia di scritti che ricerca la verità o la falsità di una materia che è stata esposta da un altro» e le dimostra pubblicamente seguendo regole che non possono che essere apprese dalla ragione 50 . Gli scritti polemici traevano origine dall'Elenchus (dal greco elengkhos, confutazione) della Kontroversientheologie cristiana, un metodo 51 e una pratica 52 che assunsero un significato e una forza particolari nella chiesa luterana, dove alla libera interpretazione dei testi si accompagnava la confutazione delle tesi degli avversari sia in privato, sia in pubblico 53 .

E' possibile spiegare sulla base di questa consuetudine l'enorme quantità di “scritti polemici” del tempo e lo sviluppo di una pratica scientifica orientata alla ricerca della verità e dell'interpretazione corretta dei testi: la recensione di un libro, ad esempio, non serviva tanto a farlo conoscere al pubblico, né era scritta (come oggi avviene spesso) per fare pubblicità all'autore o all'editore e invogliare i lettori all'acquisto; essa era invece finalizzata a discutere criticamente le tesi di colleghi all'interno di una comunità che aveva in comune l'interesse della scienza e che sottostava a regole condivise. Pubblicare scritti era, in tale contesto, un modo per provare le proprie tesi, rendendole accessibili all'intera comunità cristiana ed esponendole alla confutazione scientifica, cui gli eruditi (filosofi, letterati, filologi, teologici, giuristi che fossero) partecipavano tramite Streitsschriften.

Nell'usare il termine Streit, Kant indica dunque una precisa modalità di dibattito scientifico, sulla quale deve fondarsi il confronto dialettico tra le facoltà. Egli ne considera in primo luogo la controversia illegale. Una controversia pubblica di opinioni è illegale, «o a causa della materia; se non sia cioè permesso essere in conflitto su una tesi pubblica, perché non è permesso giudicare pubblicamente su questa o sul suo contrario 54 ; o semplicemente per la forma»; in questo secondo caso, la controversia non viene condotta mediante motivi oggettivi, ma soggettivi (volti a condizionare il giudizio dell'avversario) come l'astuzia o la violenza (Streit A 29, tr. it. p. 246). Il conflitto, spiega in apertura della sezione, avviene allo scopo di trovare il modo migliore per promuovere la salvezza del popolo; e dunque la controversia si gioca su come questo sia possibile.

Se le facoltà superiori delegano ai professionisti le decisioni sulle dottrine che vengono impartite al popolo e sulle leggi a cui quest'ultimo deve obbedire, allora sorge un conflitto tra le due classi di facoltà. Si tratta di una controversia illegale, in quanto le facoltà superiori non lasciano a quella inferiore lo spazio per la critica.

Kant ribadisce nuovamente qual è il compito degli scienziati e quale quello dei professionisti (l’ecclesiastico, il funzionario della giustizia, il medico), che nel testo vengono definiti ingannatori e manipolatori 55 . Essi non sono altro che «tecnici del sapere» che si occupano del lato pratico di quanto hanno appreso all'università ma non hanno l'autorità di decidere dei princìpi della religione, del diritto, del modo di vivere in salute dei cittadini. Affidarsi alla loro tutela conduce agli errori che sono elencati in conclusione del paragrafo: «per esempio, in materia teologica, all'opinione che 'credere' letteralmente, senza indagare (persino senza comprendere bene) ciò che dev'essere creduto, sia di per sé salutare e che, mediante l'adempimento di certe formalità conformi alle disposizioni, possono essere immediatamente cancellati dei delitti; o, in materia giuridica, all'opinione che l'osservanza letterale della legge dispensi dal ricercare l'intenzione del legislatore»(Streit, A 34-35, tr. it. pp. 247-8).

Una controversia in cui le facoltà superiori affidano il potere legislativo in campo scientifico al governo (e precisamente nelle mani dei suoi strumenti, cioè dei professionisti, i quali hanno un ruolo meramente esecutivo) è, oltre che illegale, irrisolvibile, e conduce all'annientamento della facoltà inferiore.

Esiste tuttavia un altro conflitto, legale e necessario. Nel primo paragrafo della sezione a esso dedicata, il filosofo motiva l'inevitabilità della controversia tra le facoltà, sulla base del seguente argomento: quale che sia il contenuto delle dottrine che il governo promulga come statuti, esse saranno sempre storicamente determinate e, in quanto tali, modificabili; al governo non potrà perciò non importare come vengono a formarsi; è dunque anche nel suo interesse se la disputa al riguardo sarà accompagnata dal permesso di una piena libertà del loro pubblico esame da parte della facoltà filosofica, che le sottopone al vaglio della ragione; e per tale motivo, il conflitto tra le facoltà è in primis necessario, e, in secondo luogo, legale. Una controversia tra le facoltà è non soltanto un diritto, ma anche un dovere; esso non consiste nel dire in pubblico l'intera verità, «ma di badare che tutto ciò che, detto in pubblico, viene eretto a principio, sia vero.» (Streit, A 36-7, tr. it. p. 248)

La facoltà filosofica non analizza i contenuti delle dottrine delle facoltà superiori, ma deve saggiarne l'origine e la materia del fondamento (cioè la correttezza del metodo in base al quale sono costruite), quando la fonte di tali dottrine sia storica, razionale o estetica (Ibidem). In che modo ciò debba avvenire è chiarito nel seguito, in cui sono elencati i princìpi formali per la condotta di una tale controversia, e le conseguenze che ne risultano, in quattro punti.

  1. La disputa non può né deve risolversi con un accordo amichevole (amicabilis compositio); viceversa, essa ha bisogno di un tribunale e di una sentenza. Il conflitto, scrive Kant con una terminologia che non si discosta da quella utilizzata nello Zedlers, dev'essere condotto come un processo, secondo leggi (della ragione) di fronte a un giudice (della ragione), allo scopo di trovare la verità.

  2. Il conflitto «non può mai smettere, e la facoltà filosofica è quella che deve essere armata per questo in ogni momento» (Streit, A 37, tr. it. p. 249). Nell'affermare ciò, il filosofo aggiunge un punto particolarmente importante: gli scienziati che lavorano come professori della facoltà filosofica, non sono soltanto autorizzati a esprimersi pubblicamente su determinate questioni; essi sono tenuti a farlo.

  3. La controversia ha luogo tra le facoltà, e il governo si limita ad assistervi. Kant chiarisce tuttavia in che modo il governo e la politica siano coinvolti in tali dispute, e in che misura debba restarne fuori in questo lungo e denso paragrafo.

    Il governo è impegnato, è vero, nei confronti delle dottrine che escono dalle facoltà superiori. Esso non lo è tuttavia nell'interesse di tali facoltà intese come società scientifiche (als gelehrten Gesellschaften), ma solo nel suo proprio interesse, e per tale ragione non entra nel merito dei contenuti delle loro dottrine, giocando esso stesso allo scienziato. Le responsabilità delle facoltà superiori nei confronti del governo consistono nel fatto che esse hanno il compito di formare i professionisti, che «vanno in mezzo al pubblico, come comunità civile (als bürgerliche gemeines Wesen), e, dal momento che potrebbero recare danno all'influenza del governo su di lui, sono perciò sottoposti a questa sua sanzione». Kant qui distingue tra il pubblico inteso come comunità civile, e come comunità erudita (gelehrten gemeines Wesen). Soltanto il secondo si interessa di questioni teoretiche, lasciandone fuori sia l'altro pubblico, sia il governo, che «non trova per sé conveniente occuparsi di liti scientifiche» (Ibidem) 56 . Si noti che la distinzione tra i due tipi di pubblico è speculare a quella, introdotta nell'Illuminismo, tra l'individuo considerato come professionista e als Gelehrter; nell'esercizio della sua funzione (di ecclesiastico, ufficiale, insegnante), egli deve attenersi agli ordini che gli sono impartiti e fare un uso privato della ragione; in qualità di studioso, deve essergli tuttavia consentito di confutare le dottrine alle quali deve in altra sede obbedire, e di sottoporre le proprie tesi al pubblico dei lettori. Il pubblico in quanto comunità scientifica è dunque il mondo dei lettori (Leserwelt) animato da uno spirito imparziale che ricerca la verità scientifica e che prende parte, su tale base, al dibattito pubblico; a esso, che materialmente coincide col pubblico inteso come comunità civile, sono rivolti gli scritti scientifici.

    In conclusione, Kant precisa quale sia il ruolo della facoltà filosofica nella repubblica della conoscenza scientifica, usando una metafora politica:

    La classe delle facoltà superiori (come il lato destro del parlamento della scienza [Gelehrtheit]) difende gli statuti del governo; invece in una costituzione tanto libera quale deve essere quella in cui si ha a che fare con la verità, deve esserci anche un partito di opposizione (il lato sinistro), che è il banco della facoltà filosofica, poiché, senza il suo esame rigoroso e le sue osservazioni, il governo non sarebbe sufficientemente informato su ciò che potrebbe essere utile o dannoso per lui stesso. (Streit, A 41, tr. it. pp. 249-50)

    Abbandonata in questo inciso la gerarchia tradizionale “superiore-inferiore”, si suggerisce l'adozione di un modello repubblicano-parlamentare francese e rivoluzionario 57 per rappresentare il corretto processo di formazione di un sapere che non è mera erudizione, ma utile per il raggiungimento del bene pubblico: il ruolo dei filosofi è fare opposizione alle facoltà superiori in un processo deliberativo che mira a raggiungere una conoscenza influente per le decisioni del governo.

  4. Un simile circolo virtuoso potrà condurre, al limite, a eliminare ogni forma di limitazione del dibattito pubblico:

    Questo conflitto può benissimo sussistere insieme alla concordia tra la comunità scientifica e quella civile sulle massime, la cui osservanza deve produrre un costante progresso delle due classi di Facoltà verso una maggior perfezione e prepara infine attraverso la discrezione del governo, la libertà del giudizio pubblico all'eliminazione di tutte le limitazioni (Streit, A 42, tr. it. p. 250).

Tramite un siffatto sistema di condizioni, limiti e garanzie, sarà possibile giungere alla rimozione di ogni limitazione alla libertà di giudizio del pubblico, intendendo con esso sia la società civile, sia la comunità scientifica. Ciò porterà dunque finalmente a ribaltare la gerarchia che vede la facoltà filosofica come inferiore. Potrà così accadere che «gli ultimi diventino i primi (la facoltà inferiore divenga quella superiore) non certo nel detenere il potere, ma nel consigliare chi ha il potere (il governo), il quale troverebbe nella libertà della facoltà filosofica e nel discernimento che gliene deriva, meglio che nella propria autorità assoluta, mezzi per il raggiungimento dei suoi scopi» (Ibidem).



[48] «Streit, lat. Pugna», Zedlers Universal-Lexicon, Band 40, pp. 430 e ss.

[49] «Lat. Pugna hominis contra hostes spirituales», Zedlers Universal-Lexicon, Band 40, p. 431 e ss.

[50] Cfr. la voce «StreitsSchriften. Lat. Scripta polemica; scripta eristica», Zedlers Universal-Lexicon, Band 40, p. 473 e ss.

[51] Con «metodo polemico (Methodus polemica o elenctica)» si intendeva l'esposizione di una verità che viene difesa da interpretazioni errate. A un tal fine il metodo richiedeva un'attenta analisi degli argomenti degli avversari e, successivamente, una loro confutazione sulla base di argomenti fondati. Un altro requisito era che la polemica fosse indirizzata all'oggetto del contendere e non alla persona dell'avversario. Cfr. la voce «Widerlegungs-Methode», Zedlers Universal-Lexicon, Band 20, p. 676.

[52] Ursula Goldenbaum ricostruisce nove regole-guida che, senza avere la pretesa di essere esaustive, sono comuni a importanti dibattiti del tempo, che sono: «1) Esporre i propri argomenti 'senza riguardo alla persona'; 2) Argomentare orientato ai fatti; 3) Costruire il proprio giudizio in modo imparziale, senza riguardo alla propria appartenenza a una parte; 4) Obbligarsi soltanto alla verità e alla sua coscienza; 5) Essere sinceri nella scelta degli argomenti; 6) Lasciar dominare la mitezza nei confronti dell'avversario; 7) Attenzione a fraintendimenti malevoli dell'avversario; 8) Prendere in considerazione gli argomenti dell'avversario; 9) Divieto di ingiuriare la persona dell'avversario». U. Goldenbaum, Die öffentliche Debatte in der deutschen Aufklärung 1677-1796. Einleitung, in Id (a cura di), Appell an das Publikum. Die öffentliche Debatte in der deutschen Aufklärung 1687-1796, Akademie Verlag, Berlin 2004, p. 111.

[53] Tale strategia veniva legittimata sulla base del Vangelo, cfr. Matteo, 18, 15: «Ma se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16 se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come un pagano e un pubblicano». Su questo, cfr. U. Goldenbaum, Die öffentliche Debatte in der deutschen Aufklärung 1677-1796. Einleitung, cit, in particolare pp. 111-115; vedi anche P. J. Lambe, “Critics and Skeptics in the Seventeenth-Century Republic of Letters”, The Harvard Theological Review, Vol. 81, No. 3. (Jul., 1988), pp. 271-296.

[54] Se il contenuto è indecidibile o esula dai limiti della ragione (come, per esempio, una discussione sul sesso degli angeli).

[55] Persone «sufficientemente sfrontate per spacciarsi» da tali taumaturghi; «abili guide», ivi, A 32, tr. it. p. 247.

[56] «Se invece la controversia avvenisse davanti alla comunità civile (pubblicamente, dai pulpiti), come i professionisti (sotto il nome di praticanti) cercano volentieri di fare ... allora cesserebbe di essere una controversia scientifica». Ibidem, Amn.

[57] Il parlamento francese, a differenza di quello inglese che vede i banchi di governo e opposizione contrapposti frontalmente, assunse durante la rivoluzione francese l'attuale forma che vede contrapporre destra e sinistra.


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