Tetradrakmaton

Il Simposio di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Il discorso di Aristofane (189a-193e)

Aristofane riesce a farsi passare il singhiozzo applicando un rimedio - la stimolazione allo starnuto - suggeritogli da Erissimaco, il cui nome, a bella posta, significa "combattente contro il rutto". Il comico, prendendo in giro il medico, osserva che - curiosamente - l'ordine armonioso (kosmion) del suo corpo si è ripristinato solo col rumore e col solletico (189a).

Erissimaco gli dice scherzosamente che se comincia a far ridere ancor prima di offrire il suo discorso, sarà costretto a fargli da custode (phylax) per evitare che si renda ridicolo anche quando potrebbe parlare in pace (189b).

Nella sua autodifesa, Socrate afferma che Aristofane, con le sue Nuvole, gli ha costruito un'immagine extraprocessuale che pregiudica lo stesso processo. La Repubblica teorizza il controllo dell'attività poetica da parte dei filosofi-governanti, chiamati "custodi" (phylakes). Su questo sfondo, lo scambio di battute fra Erissimaco e Aristofane appare allusivo: bisogna stare attenti a quanto racconta il poeta comico Aristofane, perché il suo discorso può imporre cliché e suscitare reazioni emotive prima che la ragione possa intervenire a controllarle.

Aristofane ritira la sua battuta, e chiede a Erissimaco di non fargli da custode, perché teme di essere preso in giro. Il medico gli consiglia di parlare come se dovesse dar ragione di tutto quello che dice (189b), aggiungendo che certamente lo scagionerà, ma solo se lo vorrà (189c). Il rendere ragione o logon didonai è, nella Repubblica, un elemento fondamentale della dialettica platonica. Qui gli si accosta un verbo tipico della procedura penale: rappresentare il mondo al modo dei poeti, senza curarsi di dar conto di quanto si dice, può essere deleterio non solo filosoficamente, ma anche politicamente, come sa chiunque ricordi l'influenza della commedia sul processo di Socrate. Di nuovo, leggere il corpus platonico come una rete di associazioni restituisce valore aggiunto anche a scambi di battute apparentemente innocenti - ma non così innocenti da indurre Aristodemo a ometterli e Apollodoro a tralasciarli.

Aristofane spiega, imitando scherzosamente lo stile dei medici, che l'eros ha un valore terapeutico ed è fonte della più grande eudaimonìa per gli esseri umani. Per capirlo, però, bisogna comprendere la natura umana e le sue affezioni. La nostra natura originaria era diversa da quella attuale (189d), perché aveva tre generi invece di due: maschile, femminile e androgino (189e). Le unità individuali - come si vede in questa immagine - erano composte da quelli che oggi sono due uomini, due donne o, nel caso degli androgini, di un uomo e una donna, derivando, se maschi, dal sole, se femmine dalla terra e se androgini dalla luna. Erano straordinariamente vigorosi e superbi, al punto da attaccare gli dei (190b) - proprio come i giganti Efialte e Oto di cui racconta Omero (190c).

"Che fare di loro?" - si chiese Zeus -. Sterminarli, come aveva fatto con i Giganti, o fulminarli non sarebbe stata una buona soluzione, perché gli dei avrebbero perso gli onori e i sacrifici che ricevono dagli uomini. 18 Il padre degli dei, dopo matura riflessione, escogitò un modo per indebolirli senza sopprimerli (190c): tagliarli in due, trasformandoli in bipedi, in modo da ottenere anche il vantaggioso effetto di moltiplicarli. "E se poi" - considerò il dio - "continueranno a comportarsi da arroganti, li taglierò ancora, costringendoli a saltellare su una gamba sola come nella corsa degli otri" (190d). 19

Zeus cominciò a tagliare, chiedendo ad Apollo di girare il volto di ciascuna metà dalla parte del taglio e di ricucirne la pelle a formare l'ombelico, in modo che la sua punizione le fosse sempre sotto gli occhi (191a). Le metà, però, cercavano disperatamente di ritornare intere tentando di ricongiungersi con l'altra parte, fino a morirne. Zeus, per evitare l'estinzione della specie, spostò gli organi genitali sul davanti - prima erano all'esterno, perché gli esseri umani originari si riproducevano direttamente con la terra - (191b), in modo che l'accoppiamento fra uomini e donne generasse figli e quello fra maschi producesse sollievo e permettesse il ritorno alle occupazioni normali (191c). Per questo l'eros reciproco è innato negli esseri umani, perché riunifica la natura antica facendo di due uno e curando la natura umana com'è oggi. Ciascuno di noi è solo un symbolon dell'uomo, essendo stato tagliato in due, ed è alla ricerca del symbolon che più gli si adatta (191d).

L'espressione symbolon designa quello che i Romani chiamavano tessera hospitalis: un segno di riconoscimento in grado di far rivivere una relazione antica - paragonabile al vincolo ospitale - che soltanto chi ne è parte può riconoscere.

I discendenti degli androgini sono eterosessuali, quelli degli interi maschili o femminili omosessuali (191e). I maschi che preferiscono i maschi - dice Aristofane proprio come Pausania - non sono svergognati come sostengono alcuni, ma sono i migliori per audacia, coraggio (andreia) e virilità, ed eccellono nella politica (192a). Se due metà si ritrovano, desiderano stare insieme con un'intensità che non si può spiegare solo con l'unione amorosa (192c): l'anima di ciascuno vuole qualcosa che non riesce a dire, ma solo oscuramente presagire. E se Efesto si offrisse per riattaccare fra loro i due amanti, essi accetterebbero (192e). Questo avviene perché la nostra natura originaria era intera - e l'epithymia dell'intero è chiamata eros. Stando così le cose, bisogna aver cura di comportarsi in modo ordinato nei confronti degli dei, per evitare di essere tagliati ancora e dover affrontare una ricerca di completamento ancor più difficile (193a ss.).

Eros, nel mito di Aristofane, è il tentativo di riempire una mancanza; questa rappresentazione presagisce una tesi successivamente sviluppata da Socrate. 20 Se, tuttavia, la giudichiamo con i criteri suggeriti dal testo tramite Erissimaco, scorgiamo immediatamente i suoi limiti: Progressione presocratica

  1. il momento della perfezione è posto - com'era tipico di buona parte della cultura greca - nel passato: non c'è dunque progresso, ma solo il conato di un - impossibile - ritorno alle origini

  2. la divinità è rappresentata in modo volontaristico: perché Zeus merita rispetto? Solo per il suo potere?

  3. perché l'integrità merita di essere perseguita? Solo per una prescrizione del passato, tramandata con un mito?

Letture consigliate



[ 18 ] Gli dei, infatti - insegna la commedia Gli uccelli - vivono del fumo dei sacrifici.

[ 19 ] Dalla Suda: la corsa degli otri era una gara in onore di Dioniso che veniva disputata in occasione della festa dell'Askolia.

[ 20 ] Il mito di Aristofane suggerisce indistintamente un'immagine non atomistica della persona, che si ritrova anche nella Repubblica.

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