Tetradrakmaton

Il Simposio di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Il racconto di Aristodemo (173e-177e)

Gli amici di Apollodoro gli chiedono di lasciar perdere le polemiche e di raccontare la storia. Apollodoro, però, rivelandosi un narratore accurato, prima di esporre la conversazione avvenuta nel convito ne riporta l'antefatto come riferito dalla sua fonte, Aristodemo (173e).

Aristodemo racconta di essersi imbattuto in Socrate e di averlo trovato, straordinariamente, ben vestito e calzato, perché doveva andare a cena da Agatone per celebrare la sua vittoria nell'agone tragico (174a). Socrate gli chiede di accompagnarlo, anche se non è stato invitato, facendo un gioco di parole sul nome di Agatone come ospite di agathoi (174b) e citando scherzosamente Omero, che aveva fatto partecipare il vile Menelao ai festeggiamenti dell'agathos Agamennone (174c).

Strada facendo, Socrate rimane indietro perché, assorto nei suoi pensieri, si è distratto. Aristodemo, che non è stato invitato alla festa, arriva da Agatone da solo. Il padrone di casa lo prega di restare e gli chiede di Socrate. Aristodemo, che credeva di averlo alle spalle, si accorge che non c'è più. Agatone lo fa cercare da uno schiavo, che lo trova, inamovibile, sotto il portico dei vicini (175a). Aristodemo dice di lasciarlo stare: a Socrate capita, infatti, di allontanarsi con la mente e di rimanere immobile; quando avrà concluso la sua meditazione, arriverà da sé (175b).

Nel Fedro, l'altro grande dialogo platonico dedicato all'eros, Socrate viene rappresentato come un pensatore urbano, che impara dagli uomini in città; qui, invece, come un personaggio inurbano, che gira trasandato e si assenta dalla società. Il collegamento dei due testi suggerisce, nel filosofo, un connubio di partecipazione e distacco che allude al tema principale del Simposio.

Socrate arriva a metà cena, facendosi aspettare meno del consueto. Agatone lo invita a sedersi vicino a lui, così da ricevere la sua sapienza (sophia) per contatto. Socrate gli risponde che sarebbe bello se il sapere si trasmettesse come se fosse acqua, che fluisce da un recipiente pieno a uno vuoto tramite un filtro (175d). 7 Se così fosse, però, sarebbe lui a trar vantaggio dalla vicinanza di Agatone, perché la sua sapienza è fragile e discutibile come un sogno, mentre quella del poeta è splendente e diffusa, e ha appena brillato davanti a trentamila Greci (175e).

Il lettore, se conosce la critica alla poesia della Repubblica, si rende conto che Socrate sta prendendo in giro il suo interlocutore, contrapponendo l'illusione di realtà costruita dalla poesia prima di ogni ragionamento al faticoso procedere della dialettica. Se ne accorge anche Agatone, che però rimane sul proprio terreno, invocando come giudice Dioniso, il dio dell'ebbrezza e del teatro, e chiamando scherzosamente Socrate hybristes (oltraggioso) (175e). La parola hybris designa la trasgressione rispetto all'ordine del mondo: il suo uso suggerisce che Socrate, schernendo il suo interlocutore, non sappia stare al suo posto.

Dopo il rituale delle libagioni (176a), dovrebbe cominciare la parte del banchetto dedicata al vino. Pausania, 8 però, prende la parola per annunciare che, avendo bevuto troppo il giorno prima, non desidera farlo ancora. Gli altri invitati convengono con lui (176b), mentre il medico Erissimaco coglie l'occasione per ricordare che l'alcol fa male (176c).

Gli invitati convengono di non ubriacarsi per forza e di bere ciascuno secondo la propria misura. Erissimaco propone di congedare la suonatrice di aulos, lasciandola a far musica da sola o per le donne di casa, e di dedicare la serata ai logoi (176e). Il simposio era un rituale maschile, in una società a forte segregazione sessuale: la conversazione successiva, fatte uscire le uniche donne la cui presenza era normalmente ammessa, lo è ancor di più.

Erissimaco propone come tema di discussione qualcosa di non suo, l'eros, riprendendolo dal retore Fedro, che partecipa al banchetto (177a). Perché nessuno ha mai pensato di celebrare una divinità così antica e venerabile come Eros? Si tratta, dunque, di lodare Eros nel modo più bello possibile: ciascun invitato farà un discorso su questo tema, procedendo secondo l'ordine in cui sono disposti attorno alla tavola, da sinistra a destra (177d). Socrate accetta, dicendo di non sapere nulla se non di erotika, e affermando che nessuno dei presenti potrebbe votare contro una simile proposta - né Agatone e Pausania, né Aristofane, che, come poeta comico, divide il suo tempo fra Dioniso e Afrodite (177e).



[ 7 ] Anche nel Protagora Socrate osserva che non è possibile, con il sapere, intrattenere il rapporto esteriore che si ha con una merce messa nel nostro sacco. Più avanti, nello stesso Simposio, si racconta del tentativo - fallimentare - di Alcibiade di ottenere il sapere di Socrate tramite una transazione.

[ 8 ] Pausania, originariamente erastes di Agatone, rimase legato a lui in una relazione a lungo termine che veniva considerata anomala, rispetto alla norma della pederastia.

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