Tetradrakmaton

La Repubblica di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

La Repubblica di Platone

Maria Chiara Pievatolo

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25-05-2016


Indice

Introduzione biografica

Platone (428/7-347) aveva circa ventotto anni, quando assistette al processo che condusse alla condanna a morte di Socrate, la cui autodifesa conosciamo attraverso la sua interpretazione. Socrate era figlio di uno scalpellino e di una levatrice. Platone apparteneva a una delle grandi famiglie aristocratiche ateniesi; il padre, Aristone, si vantava di discendere dal mitico re di Atene Codro; la madre, Perittione, discendeva da Solone ed era sorella di Carmide e cugina di Crizia, che fecero parte dei Trenta Tiranni. Dopo la morte di Aristone, Perittione si era unita in seconde nozze a Pirilampe, stretto collaboratore di Pericle. Platone, dunque, conosceva da vicino la vita politica ateniese, sia dalla parte aristocratica, sia da quella democratica.

Platone diede una testimonianza diretta della sua vita nella VII Lettera, a circa settantacinque anni d'età. Si tratta di un resoconto prezioso, perché le più antiche biografie platoniche pervenuteci - quelle di Apuleio e di Diogene Laerzio - risalgono al II e III secolo d.C. La condanna di Socrate, «un amico più anziano di me, un uomo che non esito a dire il più giusto del mio tempo» (324d-e) fu l'evento decisivo, che fece deviare la vita di Platone dal percorso tipico di molti giovani aristocratici.

Da giovane pensavo, come tanti, di dedicarmi alla politica non appena fossi divenuto padrone di me stesso. (324c)

Nel 404, ad Atene, ha luogo un colpo di stato oligarchico, appoggiato dagli Spartani vittoriosi 1 , che conduce al regime dei Trenta Tiranni

Alcuni di questi erano miei familiari e conoscenti, che mi fecero subito capire, invitandomi anche esplicitamente ad intraprenderla, che la vita pubblica mi si confaceva. (324d)

Platone, da giovane aristocratico quale allora era, fu tentato dall'offerta, ma alla fine si risolse a non accettarla: «non tardai ad accorgermi che costoro facevano sembrare oro, in confronto, il governo precedente.» (324d) Decisivo per questa presa di coscienza fu l'episodio dell'ingiusto arresto del democratico Leonte di Salamina, al quale i Trenta Tiranni cercarono vanamente di costringere Socrate.

Caso volle che, in seguito, alcuni potenti trascinassero in giudizio il nostro amico Socrate, agitando contro di lui un'accusa la più infamante per disonestà e la più lontana dalla sua indole; lo perseguirono infatti per empietà, lo condannarono, l'uccisero, lui che non aveva voluto prendere parte alla cattura illegale di uno dei loro amici, al tempo in cui anch'essi soffrivano delle miserie dell'esilio. Indotto di nuovo a riflessione su queste vicende, su chi si occupa di politica, sulle leggi e sugli usi in generale, quanto più passava il tempo e andavo avanti nell'età facendo di queste considerazioni, tanto più mi sembrava difficile riuscire a far qualcosa con la politica. Senza amici e compagni, impossibile realizzare niente... (325c-d)

Socrate aveva scelto di astenersi dalla politica e di portare la filosofia per strada, senza scrivere nulla, perché era convinto che il dialogo con le persone in carne ed ossa fosse l'unica politica praticabile per la filosofia. Platone, ammaestrato dalla vicenda di Socrate, imbocca un'altra via: visto che è impossibile il dialogo nella città, esso va portato fuori dalla città, in una triplice maniera:

  • nel testo scritto

  • in progetti riformatori, teoretici e pratici (gli sfortunati viaggi a Siracusa del 389, 367, 360 a.C.)

  • tramite la fondazione di scuole 2

Se non è possibile una filosofia per la città, occorre creare una città per la filosofia.

...alla fine compresi che tutte quante le città esistenti erano malgovernate - perché erano quasi incurabili, per quanto riguarda le loro leggi, senza un qualche mezzo eccezionale unito alla fortuna - e fui costretto, lodando la corretta filosofia, a dire che da quella si discerne quanto è giusto, sia politicamente sia per quel che concerne i privati: infatti per le generazioni umane non sarebbero cessati i mali finché non fosse pervenuta alle cariche politiche la classe di chi fa filosofia [lett.: ama il sapere] in modo corretto e vero, oppure la classe al potere nelle città non fosse diventata davvero filosofica per un qualche destino divino [theia moira] 3 (326a-b)

Bibliografia e URL rilevanti



[ 1 ] V. la scheda storica Le guerre del V secolo

[ 2 ] L'Accademia, fondata da Platone, sopravvisse fino al 529 d.C., anno in cui fu soppressa per volere di Giustiniano.

[ 3 ] La theia moira allude, come nella conclusione del Menone, al carattere contingente e umanamente incontrollabile della politica, quando non è fondata sulla scienza.

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