Tetradrakmaton

La Repubblica di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

La prima ondata: due argomenti a favore dell'uguaglianza sessuale

L’uguaglianza di Platone non va intesa come una condizione, in senso attuale e descrittivo, ma come un poter essere, in senso virtuale e prescrittivo. Non importa come le donne sono ora; per sapere quello che possono essere dobbiamo dar loro le stesse possibilità reali degli uomini – lo stesso accesso alla politica e la stessa educazione – e il modo in cui saranno dipenderà dalle effettive potenzialità di ciascuna (455d). Nella Repubblica questa tesi viene sostenuta con due argomenti:

  1. l’argomento della marginalità funzionale del sesso biologico: c’è motivo per assegnare funzioni differenti sulla base del sesso biologico? Se si considerano gli animali che lavorano nel contesto culturale umano, a questa domanda si deve rispondere negativamente. Per esempio, alle femmine dei cani da guardia sono assegnati gli stessi compiti di caccia e di custodia assegnati ai maschi, e non vengono lasciate in casa come adynatoi (prive di potenzialità, incapaci), per la generazione e l’allevamento dei cuccioli. Nel caso dei cani da guardia, la divisione del lavoro non avviene in ragione del sesso, ma in ragione della differente forza fisica – distinzione, questa, le cui linee di confine non coincidono necessariamente con quelle del sesso. E non è possibile servirsi di più animali per un medesimo uso, se non diamo loro il medesimo allevamento e la medesima educazione (451d ss.). L’educazione, dunque, ha un ruolo decisivo: perfino i cani non sono creature predeterminate come tali dalla natura, ma richiedono un addestramento per sviluppare alcune loro potenzialità, che altrimenti rimarrebbero inespresse. La stessa cultura che discrimina gli esseri umani in base al sesso biologico, tratta, contraddittoriamente, questo elemento come non essenziale quando ha a che fare con degli animali che hanno un ruolo nel suo contesto.

  2. l’argomento della rilevanza della differenza: la tesi platonica si presta all’obiezione tradizionalista per la quale le donne devono essere destinate a lavori diversi da quelli maschili, perché la loro natura differisce da quella degli uomini. Lo stesso progetto politico della Repubblica abbraccia un principio di divisione tecnica del lavoro sulla base delle attitudini di ciascuno: che ragione c’è di derogarvi, in questo caso particolare? (452b ss.) Il Socrate della Repubblica risponde con un argomento esemplare: è vero che i calvi sono diversissimi da quelli che hanno i capelli, ma, se capita che i calvi facciano i calzolai, non c’è comunque ragione di impedire l’esercizio di questo mestiere a quelli che hanno i capelli. Infatti, avere o no i capelli è del tutto irrilevante rispetto all’esercizio del mestiere del calzolaio.

    Analogamente, possiamo riconoscere che maschio e femmina sono diversi per quanto riguarda la sfera riproduttiva. Ma questa differenza non è rilevante per quanto concerne le capacità in altri campi, a meno di non voler sostenere che attività poco importanti, e casualmente in mano alle donne, come la tessitura e la cucina, siano tipicamente femminili. Al massimo, se c’è differenza fra uomini e donne, questa differenza può essere nel grado e non nella specie, e va verificata, di volta in volta, fra individui e non fra generi, nel senso che la semplice appartenenza di qualcuna al genere femminile non permette di derivarne che questa singola donna è per ciò stesso inferiore, a priori, in un qualche ambito, a un qualche singolo uomo, anche qualora si fosse convinti che le donne, in generale, sono inferiori agli uomini. Possiamo dunque concludere che le donne possono fare le stesse cose che fanno gli uomini. Quello che sono le donne e quello che sono gli uomini non è legato a differenze assolute, ma viene in luce sempre storicamente e relativamente, in connessione a criteri che spetta a noi, di volta in volta, chiarire.

... non c’è quindi nessuna attività di coloro che amministrano la città che sia della donna in quanto donna, né dell’uomo in quanto uomo, ma le nature (physeis) sono ugualmente disseminate in ambedue gli animali, e di tutte le attività partecipa (metéchei) la donna secondo natura, e di tutte del pari l’uomo; solo che la donna è più debole dell’uomo. (455d)

Questo modo di ragionare comporta che le differenze fra gli esseri umani non debbano essere assunte a priori come costitutive, ma prese in considerazione, di volta in volta, relativamente alle questioni particolari rispetto alle quali rilevano. Nessuna differenza ci possiede e ci determina totalmente. Questo vale anche per la differenza sessuale, per quanto molti la considerino determinante. Ma da ciò segue che nessun sapere – sia esso tessitura o filosofia – possa legittimamente venir controllato e monopolizzato sulla base di differenze intese come assolute. Non nasciamo filosofe o tessitrici, ma possiamo variamente diventarlo, se filosofia e tessitura sono intese come saperi non differenziali, bensì liberi, aperti alla nostra capacità di afferrarli e di svilupparli.

Quando si afferma la comunanza si deve accettare l’uguaglianza, almeno nelle condizioni di partenza: se il sapere della filosofa e quello della tessitrice fossero riservati a una qualche categoria – per esempio a uomini o a donne – le cose delle amiche non sarebbero comuni. Ma una uguale accessibilità dei saperi comporta che a tutti venga data una uguale educazione. La discriminazione di chiunque relativamente all’educazione e alla vita pubblica non può essere giustificata. Per questo la comunanza conduce ad una forma radicale di uguaglianza di opportunità, perfino nella prospettiva platonica, che è meritocratica e non ugualitaria.

Erizein e dialegesthai

All'obiezione di chi tenta di metterlo in difficoltà a causa del contrasto fra sua giustizia, che richiedeva la divisione tecnica del lavoro sulla base delle attitudini di ciascuno, e la sua idea dell'uguaglianza fra i sessi, Socrate risponde trattando questa osservazione come un esercizio di arte della contraddizione (454a).

Il difetto di questa obiezione - a prima vista niente affatto pretestuosa - è dovuto al fatto che essa non distingue (diaireo) kat'eide (secondo la forma o specie) ciò di cui si sta parlando e dunque non può essere finalizzata al dialegesthai, ma solo all'erizein. L'erizein è il disputare volto a prevalere sulla controparte; il dialegesthai è invece la discussione scientifica, che ha come passo preliminare una definizione chiara, solida e concordata dell'argomento su cui si sta indagando. Per ottenere questa definizione, si aggiunge ora, occorre produrre distinzioni concettuali rigorose. Nel caso particolare: quando parliamo di diversità di physis fra i sessi in relazione al problema dell'assegnazione delle occupazioni, non è sufficiente invocare il fatto della differenza sessuale, ma bisogna anche dimostrare in che misura questa differenza è pertinente e rilevante per le incombenze da attribuire.

Bibliografia e URL rilevanti

Platone. La Repubblica 457b-.

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