Tetradrakmaton

La Repubblica di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

A. La via ascendente: un'ipotesi interpretativa

Come può Platone teorizzare la menzogna politica entro un regime che fonda la sua legittimità sul primato del logos e sull'amore per la conoscenza?

Questa aporia - talmente evidente da sembrare voluta - ha turbato gli interpreti del secolo scorso al punto che molti hanno assimilato la Repubblica di Platone a un progetto totalitario e sono giunti a rigettare la teoria in nome di una prudenza meramente empirica. La nostra interpretazione ha cercato di spiegare l'aporia con l'ermeneutica del primato del punto di vista esterno.

José Trindade Santos suggerisce di leggere il Menone platonico prendendo sul serio il concetto di anamnesis, cioè facendo retroagire ciò che è alla fine su quanto lo precede. 76

La Repubblica comincia con una discesa e si conclude con l'indicazione di una via ascendente, seguendo la quale, si dice, anche noi potremmo rammentarci di quanto Er ha avuto il privilegio di ricordare.

Dal punto di vista della struttura del testo, la via ascendente che Socrate invita a imboccare potrebbe essere, anche nel caso della Repubblica, quella di una lettura retroattiva. Quando Socrate è sceso al Pireo, ha preso le mosse dal tema più facile, quello antropologico e politico, per cercare di legittimare la filosofia come arte del governo; ma come apparirebbe la politica, se, seguendo la strada in salita, si prendessero le mosse dall'autonomia dell'anima e dal suo amore di conoscenza?

Il mito di Er suggerisce che Platone non prende affatto sul serio l'antropologia: quello che conta è la libertà dell'anima razionale, dalla quale discende anche l'adozione di questo o quel paradigma di vita - anima che si identifica con l'amore per la conoscenza. Platone sorride di quanto, oggi, viene detto drammaticamente "identità": essere uomo, donna, aquila, guerriero o artigiano è una situazione molto temporanea e contingente, rispetto all'orizzonte di ciò che è sempre su cui si misura l'amore per il sapere.

Tuttavia, una volta lanciati nell'avventura del nascere, nella natura e nella storia, dobbiamo affrontare il problema politico, sia entro la nostra anima, sia nella relazione con gli altri.

Noi facciamo esperienza dell'anima non in quanto disincarnata, come nel mito di Er, bensì nella forma del Glauco marino ricoperto di incrostazioni dovute all'ìmmersione prolungata nel medium della natura e della società: ed è con questa concrezione che bisogna fare i conti, quando ci occupiamo di politica. Collettivamente, la nostra cultura si forma nell'oscurità delle tradizioni e dei luoghi comuni delle società: tutti noi nasciamo in una caverna. E anche con questo chi si occupa di politica deve fare i conti. Se abbandoniamo la metafisica dell'intero, collettivo o individuale che sia, il problema politico è il medesimo, sia sul piano intrapsichico sia su quello interpsichico: in che rapporto sta la ragione con la natura e con la storia?

Nel mondo storico, una collettività può evitare di adagiarsi sulla tradizione e può sviluppare il pensiero razionale con un esplicito progetto di paideia, affinché in ciascuno si sviluppi un reggitore divino e saggio. Questo progetto, 77 per il quale la gerarchia sociale sarebbe di per sé provvisoria, e sarebbe dunque possibile pensare una città ancora migliore della politeia si deve però confrontare con almeno tre vincoli:

Questi tre vincoli, il cui contenuto si definisce relativamente alla situazione della città antica, producono, in un ambiente teorico di uguaglianza potenziale, una disuguaglianza effettuale, che Platone fronteggia col pharmakon della menzogna politica - un pharmakon tanto più coerente ed efficace quanto più viene somministrato nella prospettiva del punto di vista esterno. La teorizzazione pragmatica è, proprio perché pensata relativamente al contesto antico, la parte contingente della Repubblica di Platone.

La filosofia politica di Platone propone due vie: la prima facile, in discesa, e la seconda difficile, in salita. Possiamo cioè partire da premesse antropologiche e politologiche, per porci dianoeticamente il problema di ordinare la collettività in modo da superare il conflitto di interessi in chi detiene il potere: in questo caso partiamo da ipotesi empiriche e storicamente contingenti - ipotesi con le quali chi fa un progetto politico deve tuttavia fare i conti: qui però bisogna essere consapevoli che il nostro progetto sarà storicamente condizionato. Oppure possiamo procedere dialetticamente da ciò che nell'anima è incondizionato, l'orizzonte dell'amore per il sapere, per mettere in discussione le stesse ipotesi che il politologo empirico accoglie acriticamente dalla natura e dalla storia, e i progetti politici fondati su di esse. Il racconto di Er indica chiaramente quale delle due vie, per Platone, sia quella più capace di sopportare la misura dell'eternità.



[ 76 ] All'epoca di Platone i testi scritti erano rotoli e non codici; questa forma faceva sì che lo scrolling. cioè lo scorrere un testo avanti o indietro fosse una operazione tanto "naturale" quanto quella di far scorrere una pagina web sullo schermo del proprio computer con il mouse.

[ 77 ] Quando Socrate dice che la sua città, anche se di difficile realizzazione, esiste tuttavia come paradigma celeste per l'ordine dell'anima, non sta ripiegando su una posizione politicamente rinunciataria, ma sta enunciando le condizioni psichiche del suo progetto politico.

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