Tetradrakmaton

Il Protagora di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Socrate e Ippocrate

Un risveglio precoce (310a-311a)

Socrate racconta di essere stato svegliato di soprassalto e buttato giù dal letto, prima dell'alba, da Ippocrate figlio di Apollodoro e fratello di Fasone, il quale ha saputo che Protagora è arrivato ad Atene ed è impaziente di incontrarlo (310a-b). «Perché?» - chiede Socrate scherzosamente - «Forse ti ha fatto qualche torto?» Ippocrate, altrettanto scherzosamente, risponde che l'unico torto che ha ricevuto da Protagora è che questi è sapiente (sophos) ma non rende tale anche lui, e si sente ribattere: «Farà sapiente anche te se, dandogli quattrini, lo persuaderai» (310d).

Le battute di Socrate rappresentano il sapere sofistico come competitivo e mercantile. Affermare che Protagora si fa convincere con i soldi significa mettere in discussione la sua autorità di sapiente: come credere a una persona le cui idee sono in vendita al miglior offerente?

Ippocrate vorrebbe essere accettato come allievo da Protagora perché questi è lodato da tutti ed è espertissimo nel parlare (310e) - abilità, questa, di grandissima importanza nella democrazia diretta ateniese - e chiede a Socrate di intercedere per lui. Il suo desiderio è ispirato dalla reputazione del sofista presso gli altri e dall'ideale di successo politico e umano professato comunemente ad Atene.

Protagora è ospite a casa di Callia figlio di Ipponico: 2 Socrate propone di incamminarsi lentamente verso quella meta, con l'intento sottaciuto di esaminare il suo giovane amico non su quello che pensano gli altri, ma su quanto egli stesso sa e pensa.

L'esame di Ippocrate (311b-314c)

Secondo Socrate (311b), l'esame a cui si accinge a sottoporre il suo giovane amico serve a mettere alla prova la sua forza o potenza (rome), che nella prospettiva dell'intellettualismo etico equivale alla solidità del suo sapere. Ippocrate, recandosi da Protagora, da chi crede di andare e che cosa vuole diventare?

Se si adotta, secondo una similitudine cara a Socrate, il modello della techne, si dovrà dire che chi vuole studiare dal fondatore della medicina, Ippocrate di Coo, lo farà per diventare medico, e chi va da Fidia o da Policleto lo fa per diventare scultore. Analogamente, chi diventa allievo di Protagora, che è un sofista, desidererà diventare sofista. La conclusione fa arrossire il giovane Ippocrate, che si vergogna di presentarsi ai Greci con questo nome (312a).

I sofisti avevano una cattiva fama sia perché facevano commercio, ad uso di chi pagava, di qualcosa - la capacità politica - che in una democrazia diretta per definizione apparteneva al cittadino in quanto tale, sia perché, mettendo in mano a una minoranza gli strumenti per la manipolazione del consenso, corrompevano la democrazia. Ippocrate, che non vuole passare per uno spin doctor al servizio del miglior offerente, spiega che studierebbe dal sofista come si studia dal maestro di lettere, di musica e di ginnastica, non per diventare un professionista ma per ottenere la paideia che si addice a un uomo libero (312b). 3

Sei consapevole di quanto stai per fare, o ti rimane nascosto? (312b)

Questa domanda posta da Socrate è il cuore dell'intellettualismo etico platonico, per il quale la radice del male non sta in un difetto della volontà, bensì in un difetto della conoscenza. Ippocrate sta per affidare la cura della sua psyché a un sofista, probabilmente senza neppure sapere che cosa un sofista, di preciso, sia.

Ippocrate risponde che un sofista, come dice il nome stesso, è una persona che conosce «cose sapienti» (ton sophon epistemona) (312c). Socrate, usando implicitamente la struttura della tassonomia, gli domanda di specificare la sua definizione. Quando abbiamo a che fare con delle technai non ci accontentiamo di dire che il pittore o l'architetto sono esperti di «cose sapienti», ma indichiamo l'oggetto della loro competenza, cioè rispettivamente la pittura e la scienza delle costruzioni. Ippocrate risponde che il sofista rende abili nel parlare (312d). Socrate, adottando ancora una volta la sua tipica strategia tassonomica, gli chiede una specificazione ulteriore: ciascun tecnico è abile nel ragionare sull'oggetto specifico della sua competenza. Il sofista, su che cosa insegna a ragionare? Ippocrate confessa di non saper rispondere (312e).

Socrate propone una similitudine fra anima e corpo che si trova anche nel Gorgia, e, in coerenza col suo intellettualismo etico, gli fa notare che, se si trattasse di affidare il suo corpo a un medico o a un allenatore, egli si informerebbe accuratamente prima di compiere una scelta che potrebbe danneggiarlo. Invece per l'anima si rivolge spensieratamente, e pure a pagamento, a un sofista che non conosce e del quale non sa nemmeno dire che cosa insegna (313a-b).

Socrate riprende una battuta che aveva già fatto, osservando che un sofista, come un qualsiasi commerciante, magnificherà la merce che vuole vendere indipendentemente dalla sua qualità, anche quando smercia mathemata o nozioni (313c). E questo lo rende particolarmente pericoloso: la ricerca della verità non può essere soggetta alla competizione e al mercato senza tradire la propria vocazione. Un sapere che può essere cambiato e distribuito a pagamento non è più sapere, bensì manipolazione e propaganda.

Mentre le merci sono separate da noi e possono essere portate a casa per essere analizzate prima di essere consumate, l'informazione entra a far parte di noi non appena viene acquistata, e provoca in noi cambiamenti determinanti, se considerati nella prospettiva dell'intellettualismo etico (314b), per la quale l'ignoranza e la disinformazione sono la differenza decisiva fra il male e il bene. 4

Bibliografia



[ 2 ] Protagora, viene detto, passa la maggior parte del suo tempo al chiuso (311a), a differenza di Socrate, che va in giro a parlare con la gente. Infatti, fu proprio la sofistica a separare lo studio e l'istruzione dalla vita quotidiana.

[ 3 ] Qui per uomo libero si intende chi non è schiavo o costretto a lavorare per vivere e dunque ha il tempo libero per compiere scelte disinteressate, non imposte da una necessità esterna.

[ 4 ] Nel Menone la critica di Anito alla sofistica non viene presa sul serio perché l'interessato non sa di che cosa sta parlando; qui il medesimo argomento viene usato contro un apprezzamento della sofistica che risulta altrettanto infondato: il combinato disposto dei due testi suggerisce che la sostanza dell'intellettualismo etico è il metodo e non il merito.

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