Tetradrakmaton

Il Politico di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

La metretica (283b-285c)

Il cammino per arrivare ad una definizione della tessitura che si sarebbe potuta dare anche subito è stato lungo e prolisso. Ma esistono dei criteri che ci permettono di qualificarlo con oggettività? Come sappiamo quale dovrebbe essere la giusta misura? (283b-c)

La risposta a questa domanda dovrebbe essere data da una tecnica che l'eleatico chiama metretica, la quale si occupa «della lunghezza e della brevità» (283c) e «dell'eccesso e del difetto» (283d). La metretica viene divisa in due parti, con il consueto metodo della diairesis:

  1. la prima parte riguarda «la comunione reciproca di grandezza e piccolezza»;

  2. la seconda «l'essenza (ousia) necessaria di ciò che viene ad essere (genesis)»(283d).

Socrate il Giovane chiede una spiegazione di queste parole di colore oscuro 26 .

Per quanto concerne la prima parte: per dire che una cosa è più grande o più piccola di un'altra non abbiamo bisogno di un terzo termine di paragone: ci basta, infatti, paragonare le due cose fra loro (283d-e). Se due elementi sono valutabili in termini quantitativi, sono anche reciprocamente paragonabili sul piano della quantità, senza bisogno di altro. Però - e questo concerne la seconda parte - noi diciamo anche che vengono effettivamente ad essere cose - discorsi e opere - che superano o sono superate dalla natura di ciò che è entro la misura (metrion); e usiamo questo stesso modo di esprimerci quando dobbiamo giudicare uomini buoni e cattivi (283e). In questo secondo caso, c'è un terzo termine di paragone, che funge da criterio di misura. Anche quando produciamo una valutazione morale, lo facciamo sulla base di una misura - di una regola - diversa dagli oggetti che confrontiamo. Il grande e il piccolo, in altre parole, possono essere giudicati in due modi: o relativamente l'uno all'altro, o in rapporto con il metrion, cioè con ciò che è entro la misura (283e).

Se tutte le valutazioni fossero relative e non ci fossero criteri di misura terzi, differenti dagli oggetti confrontati, dice il forestiero, verrebbero meno anche le technai - politica compresa 27 - perché verrebbe meno la possibilità di produrre un complesso comune di regole di azione e di valutazione. Le technai, grazie al metrion, riescono ad affrontare la difficoltà dell'azione in un mondo che travalica le loro regole senza negare la sua esistenza (284a).

Queste affermazioni del forestiero di Elea suonano, in verità, assai poco eleatiche. La visione tecnica del mondo presuppone una realtà imperfetta e mutevole, su cui l'uomo può operare attivamente. Parmenide di Elea, di contro, vedeva l'essere come un intero necessario, immutabile e immobile: le technai, in questa prospettiva, dovevano ricadere nell'ambito dell'apparenza, di ciò di cui si negava l'essere. Conseguentemente un seguace di Parmenide, Melisso, negò la possibilità del passaggio da uno stato all'altro - per esempio, dal malato al sano e viceversa - perché questo avrebbe comportato che l'essere non sia una totalità, non sia eterno, non sia necessario e non sia sempre uguale a se stesso.

La medicina - la techne che per prima raggiunse una propria consapevolezza teorica - dovette dunque giustificarsi come disciplina dotata di una specifica pretesa cognitiva contrapponendosi all'eleatismo: essa descrive se stessa come una conoscenza di un campo delimitato, che presuppone un mondo composto di oggetti in relazione reciproca nel tempo, e si propone di scoprire i corretti rapporti fra di loro, in modo da offrire una prognosi (Corpus hippocraticum, peri technes). 28 Non nega, in altre parole, l'esistenza dei corpi e delle malattie ma enuncia, come metrion, i criteri per riconoscere la buona salute e le azioni necessarie per approssimarvisi.

Il maggiore e il minore devono dunque divenir misurabili, conclude l'eleatico, non solo l'uno rispetto all'altro, ma anche in relazione al venire ad essere del metrion - di quanto è entro la misura. Altrimenti né il politico né nessun altro potrebbe avere scienza su ciò che concerne le azioni (284b-c). La seconda parte della metretica riguarda, come si era detto oscuramente, l'essenza necessaria di quanto viene ad essere perché produce i criteri razionali che legittimano e giustificano la nostra prassi, rendendo possibile un discorso scientifico perfino nel mondo, storico, dell'irrazionale e del molteplice. 29

In conformità a quanto detto, le due parti della metretica conterranno rispettivamente:

  1. technai che misurano il numero, le lunghezze, le profondità, le larghezze e la velocità rispetto al contrario;

  2. tecniche che valutano rispetto al metrion, all'adatto, all'opportuno (kairos), al dovuto e a tutto quanto viene posto, dagli estremi, nel mezzo (284e)

Questa partizione è l'esito di una corretta classificazione per specie (kat'eide), che richiede tanto la capacità di distinguere casi differenti in modo da non confonderli entro una sola categoria quanto la capacità di trovare ciò che è comune nel molteplice (285a-b). Contro la filosofia eleatica, è possibile ragionare su ciò che è storico, contingente, mutevole, molteplice, "misurando" il nostro agire tramite concetti. Il fatto che i concetti siano incommensurabili rispetto al mondo non è un ostacolo insormontabile: per avere un metro di giudizio, è sufficiente che essi siano punti di demarcazione a cui approssimarsi.



[ 26 ] Si veda però Kenneth M. Sayre, Metaphysics and Method in Plato's Statesman, Cambridge, Cambridge University Press, 2006.

[ 27 ] E questo, aggiunge l'eleatico, renderebbe difficile anche la ricerca dell'episteme basiliké o scienza regia, che presuppone la conoscenza della techne politiké (284b). Prima del mito dell'età di Kronos la competenza del politico e quella del re erano sovrapposte l'una all'altra, perché regalità e politica venivano trattate come sinonimi: qui, invece, sembra presupporsi una loro distinzione.

[ 28 ] G. Cambiano, Platone e le tecniche, Roma-Bari, Laterza, 1991, pp. 15-60

[ 29 ] Il forestiero (284d) dice anche che il principio del metrion, un giorno, sarà necessario anche per dimostrare l'esatto in sé (auto takribes): cioè, sarà anche utile sotto un profilo teoretico, diverso dall'interesse del Politico, che è prevalentemente pratico.

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