Tetradrakmaton

Il Politico di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Rivoluzioni mitiche (268c-274e)

Avendo riconosciuto che la sua procedura non ha affatto isolato il politico nella sua purezza, il forestiero eleatico propone di cambiare, provvisoriamente, il metodo dell'indagine, ricorrendo a una specie di gioco infantile (paidia) (268d). Questo gioco consiste nella narrazione di un mito artificiale, il quale combina spunti tratti da due miti effettivamente presenti nella tradizione greca: un episodio 13 dell'interminabile contesa fra Atreo e Tieste e la leggenda dell'età di Kronos.

Perché si ricorre al mito? Nel secondo libro della Repubblica, il mito era la forma riservata all'educazione dei bambini. Anche qui l'eleatico insiste sul carattere infantile della sua narrazione (paidia), chiedendo al suo giovane interlocutore di prestarle orecchio come fanno i bambini (268e): la favola dovrebbe servire a imprimere nella mente di chi l'ascolta una immagine anteriore a ogni consapevolezza razionale e non ancora elaborata filosoficamente, ma capace di rimanere nella memoria.

Per il primo mito, Zeus produsse un mutamento (metabolé) al sorgere e al tramontare del sole e degli altri astri, portandoli alla configurazione attuale, per dare testimonianza del suo favore nei confronti di Atreo (269a). Così, se prima il sole sorgeva a ovest e tramontava a est, ora avviene il contrario: l'intervento di una divinità in una controversia politica ha rovesciato il corso del mondo.

Il secondo mito narra che gli uomini nell'età di Kronos nascevano dalla terra 14 e non l'uno dall'altro (269b).

Secondo il forestiero eleatico le due vicende, tramandate da due miti diversi, dipendono dal medesimo evento, per quanto la consapevolezza di questa connessione sia andata perduta nel tempo.

Il ciclo di Kronos

Talvolta, la divinità (o theos) cammina e ruota con l'universo (pan), indirizzandolo, e talvolta, quando i cicli hanno raggiunto la misura di tempo che gli spetta, lo lascia di nuovo ruotare spontaneamente (automaton) in direzione opposta, perché è un essere vivente e dotato di intelligenza (phronesis) da parte di chi, in principio, l'ha composto (synarmosantos) 15 (269c-d)

Questo ritornare, secondo l'eleatico, è necessariamente connaturato all'universo. Infatti, solo le cose più divine rimangono sempre immobili e identiche a se stesse, perché, essendo perfette, non possono né migliorare né peggiorare. Le cose corporee, soggette al mutamento, non sono invece perfette. Il cosmo, pur avendo molte qualità, partecipa però della natura corporea e, non essendo immune al cambiamento, è anche soggetto al movimento. Questo movimento consiste nel ruotare su se stesso, nell'uno o nell'altro senso. Il cosmo, essendo imperfetto, non può muoversi da sé e non è capace di imprimersi da solo una rotazione continua. Abbiamo dunque due possibilità: quando il mondo è guidato da una causa diversa da sé e divina, ruota in una direzione, e riceve dal suo artefice 16 la vita e una immortalità restaurata; quando è lasciato a se stesso, si muove nella direzione opposta (269d-270a). Questa inversione nella rotazione dell'universo è, fra i mutamenti del cielo, quello più grande e completo, e dovrà perciò produrre anche i più grandi cambiamenti - spesso massimamente distruttivi - anche per chi vive entro la sua volta (270b-d).

In particolare, dopo il rivolgimento del corso del cosmo, si bloccò e si invertì il processo di crescita e di invecchiamento degli esseri viventi, che cominciarono a ringiovanire fino a ridiventare bambini e infine a scomparire (270d-e).

Nell'età di Kronos, precedente al rivolgimento, gli esseri viventi non si riproducevano l'uno dall'altro, ma spuntavano dalla terra e ad essa ritornavano, per iniziare un nuovo ciclo vitale (271b). La divinità governava e curava l'intero corso del cosmo, e ogni sua regione era governata da dei. Anche gli esseri viventi, divisi in greggi secondo le specie, avevano come pastori altre divinità minori (daimones). Così gli animali non erano selvatici, non si mangiavano l'un l'altro e non esistevano né guerre né lotte intestine. (271d) Quanto agli uomini:

li pascolava la divinità stessa, presidiandoli, proprio come gli uomini, essendo animali diversi e più divini, pascolano adesso altre specie a loro inferiori. E sotto la sua cura non c'erano costituzioni (politeiai) né possesso di donne e bambini, perché tutti rivivevano dalla terra, immemori della vita di prima. 17 In luogo di questo, avevano frutti abbondanti dagli alberi e dall'altra ricca vegetazione, prodotti senza agricoltura spontaneamente dalla terra. E dimoravano per lo più all'aria aperta nudi e scoperti, perché le stagioni erano temperate senza dolore per loro e avevano letti morbidi nell'erba che cresceva abbondante dalla terra. (271e-272a)

Questo racconto dipinge l'età di Kronos come un'epoca senza politica e senza storia. Gli uomini nascevano e vegetavano come piante, senza scarsità e senza conflitto, guidati direttamente dalla sapienza di un governante sovraumano. E' questa la condizione che Platone rimpiange? Il forestiero eleatico, invitato da Socrate il Giovane a chiarire se fossero più felici 18 gli uomini dell'età di Kronos o quelli dell'età attuale, dà una risposta ironicamente evasiva:

Ebbene, se i figli adottivi di Kronos, che avevano tutto questo tempo libero (scholé) e la facoltà di conversare non solo con gli uomini ma anche con le bestie, si valevano di tutto ciò per l'amore del sapere (epi philosophian), parlando con le bestie e tra loro e imparando da ogni natura se mai qualcuna, grazie a una sua capacità peculiare, avesse percepito qualcosa di distinto dalle altre per guadagnare intelligenza, allora è facile giudicare che gli uomini di allora erano infinitamente più felici di quelli di adesso. Se invece, mentre si rimpinzavano di cibi e di bevande, si raccontavano tra di loro e con le bestie miti come quelli che appunto anche adesso si narrano su di loro, anche in questo caso - se almeno posso esprimere la mia opinione - è molto facile decidere. Lasciamo, tuttavia, cadere la questione finché non ci sarà un informatore in grado di dirci quale dei due tipi di desiderio avevano gli uomini di allora sulla scienza e sull'uso dei discorsi. (272b-d)

La scholé o tempo libero era un elemento essenziale della libertà degli antichi: siamo uomini liberi solo nella misura in cui siamo padroni del nostro tempo, cioè non siamo dominati dalla necessità economica del lavoro, come avviene per i poveri e per gli schiavi. Per un filosofo antico, il miglior uso di questa libertà non poteva che essere una vita dedicata all'amore disinteressato per il sapere. Nell'età di Kronos non esisteva scarsità: gli esseri viventi erano dunque padroni della totalità del loro tempo. Non è però dato - e neppure importante - conoscere che uso ne facessero. Sofisticare sui miti è un passatempo ozioso: il racconto dell'eleatico, evidentemente, serve solo a proporre un termine di confronto immaginario - quello di una umanità senza storia, senza politica e senza economia - e non a introdurre una possibilità reale, meritevole di essere presa sul serio.

Il passaggio dall'età di Kronos all'età di Zeus avvenne quando, dopo un numero prestabilito di cicli di reincarnazioni, il dio pilota (kybernetes) 19 del mondo si ritirò dalla sua guida, seguito da tutte le altre divinità che governavano le sue parti. Il cosmo cominciò a girare nella direzione opposta. Dopo grandi scossoni e terremoti, si assestò, dapprima cercando di ricordare, per quanto possibile, gli insegnamenti del suo artefice e padre, e poi con una crescente discordia, finché l'intervento della divinità non darà inizio a un nuovo ciclo (272a-273e). Dovendo ora il tutto contare solo su se stesso, gli animali non nascono più dalla terra, ma si riproducono per via sessuale (274a).

Le origini della storia

Gli uomini, dopo essere stati abbandonati dal daimon che li pasceva, rimasero privi di mezzi e di tecniche, perché nell'età di Kronos nessun bisogno li aveva costretti. Erano dunque incapaci di procurarsi da mangiare ed esposti agli attacchi degli animali inselvatichiti. Furono soccorsi da alcune divinità, che lasciarono loro dei doni e l'istruzione necessaria per farne uso: Prometeo portò loro il fuoco, Efesto e Atena le technai, altri dei l'agricoltura. Ma da allora gli uomini dovettero amministrarsi e curarsi da sé, proprio come deve fare l'universo che li contiene e che essi imitano e seguono (274b-d). Finito il tempo del mito, comincia la storia.

Gli uomini dell'età di Kronos avevano processi vegetativi come le piante; le loro vite avevano un senso univoco, di cui non si occupavano loro, bensì il daimon che li presidiava. L'età di Kronos sembra il sogno di un antidemocratico estremo. Il IV secolo, peraltro, stava assistendo a un rinnovato interesse per la monarchia - si pensi, per esempio, alla Ciropedia di Senofonte, il cui incipit (1.1.2) riprende la similitudine del pastore -: il mito narrato dall'eleatico può anche essere visto come una risposta di Platone a questa rivalutazione del dispotismo di cui egli stesso era stato vittima nei suoi tre sfortunati viaggi a Siracusa. 20

A dispetto delle nostalgie tiranniche, 21 il forestiero eleatico colloca l'età di Kronos in un'epoca mitica della quale non sappiamo nulla. L'epoca che conosciamo è quella della storia, ove l'uomo, privo di dotazioni biologiche, sopravvive grazie ai suoi ritrovati culturali - che trascendono le individualità e vengono perciò trattati come doni divini - in un mondo disincantato e disordinato. Il tempo della storia è il tempo delle scelte. E', dunque, anche il tempo della politica e della libertà: l'uomo, abbandonato dal daimon, deve imparare a governarsi da sé.

Mentre nell'età di Kronos la società poteva essere pensata come un dato naturale e provvidenziale, nell'età storica la condizione umana è incerta: 22 ma proprio questa incertezza permette di superare il regno della natura per entrare in quello della libertà. Platone è stato accusato, nel corso del '900, di aspirare ad una dittatura dei filosofi fondata su una dottrina naturalistica e metafisica della società. Il mito narrato nel Politico, però, è molto lontano da questa tendenza: non ci è possibile produrre una teoria della società stabile e compiuta perché, soggettivamente, siamo esseri umani il cui sapere è sempre in discussione e, oggettivamente, ci troviamo a vivere in un mondo reso contingente dalla sua stessa storicità.

Letture consigliate



[ 13 ] Atreo aveva promesso di sacrificare ad Artemide la sua pecora migliore. Avendo scoperto che nel suo gregge c'era un agnello dal vello d'oro, lo regalò alla moglie Erope per sottrarsi al suo impegno. Erope, però, diede l'agnello in dono a Tieste, fratello di Atreo, di cui era amante. Fu così che Atreo perse il diritto a salire al trono di Micene, che aveva accettato di far dipendere dal possesso di una pecora dal vello d'oro, della quale pensava erroneamente di essere ancora proprietario. Per riottenere il trono, su consiglio di Zeus, Atreo propose a Tieste di riconoscere la validità della sua successione a meno che il sole non avesse invertito il suo corso. Tieste, ritenendo l'evento impossibile, accettò. Zeus, allora, fece immediatamente sorgere il sole da dove era solito tramontare, risolvendo così la contesa a suo favore.

[ 14 ] Come i cittadini del racconto fenicio nella Repubblica. Il fatto che questo racconto sia presentato come un mito di legittimazione completamente falso, indica che, nella prospettiva del Politico, la stessa costituzione progettata nella Repubblica appartiene al ciclo del mondo storico e cerca di imitare un ordine naturalistico che non c'è più.

[ 15 ] Il verbo synarmozo non designa un creare dal nulla, ma il comporre o sistemare insieme una materia già data. Il dio di cui parla l'eleatico è immanente rispetto al mondo e non lo trascende, come il Dio della tradizione ebraica, cristiana e islamica.

[ 16 ] Il demiourgos o artigiano di cui parla l'eleatico non è un creatore dal nulla ma la figura che, come si narra nel Timeo, media tra la materie informe, già data, e le idee, altrettanto date, plasmando la prima secondo i modelli delle seconde.

[ 17 ] Il tema della metempsicosi si ritrova in altri importanti dialoghi platonici, come il Menone e la Repubblica.

[ 18 ] L'aggettivo eudaimon indica una persona benedetta da quel successo e quella realizzazione personale, che la tradizione connetteva alla presenza di un buon daimon a presiedere il suo destino. Si veda su questo il mito di Er, nella Repubblica.

[ 19 ] Il kybernetes - parola da cui deriva il latino gubernator - era stato usato nella Repubblica come parte di una fortunata metafora nautico-politica.

[ 20 ] M. Miller, The Philosopher in Plato's Stateman, Las Vegas, Parmenides Publishing, 2004, pp. 46 ss.

[ 21 ] Aristotele (Ath. Pol. 16.7) racconta che molti dicevano che il periodo in cui ad Atene fu al potere il tiranno Pisistrato era come l'età di Kronos perché questi, monopolizzando il potere politico, aveva prodotto una pacificazione sociale ed economica: i sudditi, espropriati dell'autodeterminazione politica, erano anche esonerati dal peso delle scelte e dei conflitti.

[ 22 ] Il mito dell'età di Kronos potrebbe essere letto come una ironica versione antica della Leggenda del Grande Inquisitore, che contiene la riflessione dello scrittore russo Fiodor Dostoevskij sul peso della libertà.

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