planisphaerium copernicanum

Autonomia della ragione e diritto


Bollettino telematico di filosofia politica
bfp
Home > Didattica > Autonomia della ragione e diritto
Ultimo aggiornamento 25 marzo 2003

La svolta del Copernicanesimo.  Il problema critico dell’esperienza sensibile


Tra il 1543, anno della pubblicazione del De revolutionibus orbium coelestium di Copernico, e il 1687, in cui appaiono i Philosophiae naturalis principia matematica di Newton, si compie nell’ambito del sapere occidentale, quella svolta che viene comunemente chiamata “rivoluzione scientifica”. E’ dalla profonda intersezione di scienza, teologia, filosofia etc., che, nell’arco di poco più di un centinaio di anni, ha luogo una radicale ridefinizione delle premesse, dei fondamenti e delle condizioni di possibilità del pensiero in generale; il che condurrà all’abbandono della chiusa cosmologia medievale e alla concezione dell’universo infinito.

Se il De Revolutionibus costituisce certamente il momento iniziale e decisivo di tale svolta, è certo che molti altri devono essere annoverati come importanti protagonisti di quella profonda rivoluzione che mutò i fondamenti e gli schemi stessi del nostro pensiero e di cui la scienza e la filosofia moderne, sono al contempo la radice e il frutto. Questa rivoluzione è stata chiamata “crisi della coscienza europea” (cfr. A. KOYRÉ, Dal mondo chiuso dell’universo infinito, tr. it. di L. Cafiero, Milano, Feltrinelli, 1984, p. 7).

Entro due fondamentali coordinate, quella cioè a) della distruzione della chiusa cosmologia medievale e b) quella della geometrizzazione dello spazio, Koyré, mette in luce, nella fattispecie, l’intrinseca connessione che viene a stabilirsi tra questioni scientifiche e teologiche. Le indagini sulla struttura della materia e sulla natura dello spazio, gettando luce sull’uniformità del mondo naturale e sulla regolarità delle sue leggi –ovunque e sempre valide per tutti gli esseri-, nonostante le loro specificità ontologiche, vengono pertanto a costituire i presupposti per la formulazione di un nuovo orizzonte assiologico e per nuovi modelli etici.

S’intende come le questioni implicate dall’infinitizzazione dello spazio etc., fossero troppo complesse e radicali per dar vita ad un progresso lineare. A partire da Bruno Copernico, attraverso Keplero, Henry More, Malebranche, Descartes, Newton, Spinoza e Leibniz, si sviluppa pertanto un complesso dibattito scientifico che segna una svolta epocale e che non può essere riassunto alla stregua di un hortus conclusus: “In effetti, un’esposizione completa ed esauriente di questo processo sarebbe lunga, involuta e complessa; dovrebbe prendere le mosse dalla storia della nuova astronomia, del suo passaggio dalle concezioni geometriche a quelle eliocentriche e dei suoi sviluppi tecnici da Copernico a Keplero, e da quella della nuova fisica, con la sua coerente tendenza alla matematizzazione della natura e la conseguente e relativa enfasi posta sull’esperimento e sulla teoria.

Andrebbero inoltre considerate la ripresa di antiche teorie filosofiche e la nascita di nuove, alleate od ostili alla nuova scienza e alla nuova visione cosmologica; si dovrebbe dare una spiegazione del formarsi della “filosofia corpuscolare”, strano connubio di Democrito e Platone, e della disputa tra “vacuisti” e “pienisti”, nonché di quella fra i sostenitori e gli avversari del meccanicismo strettamente inteso e dell’attrazione; infine, bisognerebbe esaminare le vedute e l’opera di Bacone, e Hobbes, Pascal e Gassendi, Tycho Brahe e Huygens, Boyle e Guericke, e di moltissimi altri.

Comunque, malgrado il tremendo numero di elementi, scoperte, teorie e polemiche che formano, con le loro connessioni, il complesso e tumultuoso retroscena della grande rivoluzione, la linea principale del grande dibattito, i passi salienti della strada che dal mondo chiuso porta all’universo infinito emergono chiaramente dall’opera di pochi grandi pensatori che, con profonda comprensione della sua fondamentale importanza, dedicarono tutta la loro attenzione al problema basilare della struttura del mondo […], dando vita ad una discussione strettamente collegata”(Ibid., p. 12). Alla complessità del processo storico e teorico che conduce a questo evento possiamo in questa sede  soltanto fare brevi accenni. Numerosi sono i fattori che interagiscono dando vita alla nascita della scienza moderna: la nuova collaborazione che si sviluppa, fin dal Rinascimento, fra tecnici e scienziati; il rilievo preminente e originale che viene dato all’osservazione della natura; la nuova concezione della ricerca scientifica, in primis e i suoi metodi che, lo si è visto, matura con la riflessione filosofica di pensatori come Bacone, Galilei, Cartesio, Newton; l’adozione di modelli meccanici nella spiegazione della realtà naturale; l’uso della verifica sperimentale come criterio di verità alternativo al principio di autorità. Infine devono essere ricordati i formidabili successi conseguiti dalle principali discipline scientifiche del tempo: oltre che dall’astronomia, dalla fisica, dalla meccanica, dagli studi medici e fisiologici di Harvey,Malpighi, Hooke, van Leeuwenhoek; dalla matematica, i cui grandi sviluppi culminano, alla fine del secolo, nella scoperta del calcolo infinitesimale, ad opera di Leibniz, Spinoza, Newton.
Ma il tratto saliente della rivoluzione scientifica è soprattutto il suo essere una riforma del metodo. Mentre nel Cinquecento il concetto di scienza è ancora confuso con quello, qualitativo, di “concezione del mondo”, nel Seicento si affermacon chiarezza l’idea di un sapere scientifico metodologicamente regolato e pubblicamente controllabile, fondato sui metodi razionali e quantitativi della matematica e del controllo sperimentale. Il conseguimento della certezza dimostrativa, dell’esattezza del calcolo astratto, nonché l’utilizzo di tecniche e di strumenti di precisione rispondono, più in generale,  al tentativo di rendere accessibili in senso scientifico, i fatti naturali come fenomeni, tanto quelli infinitamente piccoli che quelli infinitamente grandi.

 
Ricerche locali Notifica degli aggiornamenti