Tetradrakmaton

Il Menone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Un destino divino

Se non esistono maestri di virtù, l'ipotesi che la virtù sia scienza e quindi possa essere insegnata appare non corroborata. Si deve concludere che coloro che sono virtuosi lo sono soltanto per opinione corretta.

Socrate: Poiché la virtù non è didakton (insegnata o insegnabile), essa non è, dunque, scienza? Menone: Non sembra. Socrate: E allora dei due elementi utili e buoni, uno viene a cadere: la scienza non può più essere considerata quale guida della prassi politica. Menone: Non mi sembra. Socrate: Non dunque per un certo loro sapere (sophia), non dunque perché sapienti 19 (sophoi), quei tali uomini si sono fatti guida delle città, i Temistocle e gli altri nominati da Anito. Per tale ragione, anzi, non sono riusciti a formare altri simili a sé, ché le proprie qualità non erano dovute alla scienza (episteme). Menone: Mi sembra, Socrate, che tu abbia ragione. Socrate: Se le loro azioni non erano, dunque, dovute alla scienza, non resta se non che le abbiano compiute per buona opinione (eudoxia). Mediante essa i politici dirigono le città, in nulla diversi, per ciò che riguarda la scienza, dagli indovini e dai vati; anche indovini e vati pronunciano molte verità, solo che nulla sanno di quello che dicono. Menone: Rischia che sia proprio così. Socrate: E allora, Menone, non è forse giusto chiamare divini tali uomini, che, pur non avendo intelletto (nous), con successo riescono in molte e grandi cose mediante l’azione e la parola? (99a-c)

Se le cose stanno così, prosegue Socrate, la loro virtù deve provenirgli da un destino divino (theia moira) 20 , (99e) ovvero, come diremmo noi più laicamente, dalla fortuna.

Nell'ironia di questa conclusione si nasconde una critica durissima alla struttura etico-culturale della democrazia ateniese. Né la tecnica sofistica, incarnata da Menone, né la cultura popolare, rappresentata da Anito, sono in grado di fondarsi su un modello di conoscenza come quello proposto nella teoria dell'anamnesis. La teoria dell'anamnesis ha suggerito che un complesso di nozioni sia veramente sapere solo se riesce ad essere intersoggettivo, sovrapersonale, condivisibile e acquisibile criticamente in prima persona. Se la cultura della democrazia non è in grado di adeguarsi a questo modello essa, semplicemente, non è sapere.

Che la tesi di Socrate sulla virtù come destino divino abbia una sfumatura ironica 21 , appare molto chiaro dalla sua conclusione:

A noi, se nel suo insieme il nostro ragionamento si è svolto con un esame e con un discorso ben condotto, risulta che la virtù non è per natura né è oggetto d’insegnamento, ma che in coloro nei quali fiorisce virtù essa proviene per destino divino; senza intelletto (nous), a meno che non si trovi un politico capace di formare altri politici. Se un tale uomo esistesse si potrebbe dire di lui che sarebbe, tra i vivi, quello che Omero dice fu Tiresia tra i morti, quando afferma che egli solo nell’Ade ha spirito (pepnutai), mentre gli altri come vane ombre svolazzano. Tale uomo, rispetto alla virtù, sarebbe, appunto, come un essere reale tra ombre. (99e-100a)



[ 19 ] Si veda, a contrario, il ruolo politico della sophia.

[ 20 ] La moira, propriamente, era il destino, come legge divina e impersonale della natura, che dava a ciascuno la parte che gli spettava. Si potrebbe quandi rendere più propriamente come "provvidenza", se non fosse per il fatto che la provvidenza implica l'intervento di un Dio personale e onnipotente, qui del tutto impensabile.

[ 21 ] Una sfumatura che Anito, il quale dà segni di nervosismo, coglie benissimo. (99e, 100b) La sua cultura democratica, d'altra parte, fa sì che egli percepisca come insulti quelli che un uomo pienamente immerso nella tradizione orale avrebbe considerato dei complimenti. La prassi democratica della discussione libera e della partecipazione civile richiede consapevolezza nelle scelte: Il conformismo di Anito è dunque già diverso da quello tradizionale.

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