Tetradrakmaton

Il Menone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Maestri di virtù: i politici ateniesi

Usando il metodo ipotetico, Socrate è pervenuto a sostenere che, se la virtù o eccellenza è insegnabile, vi devono essere maestri di virtù. Per sapere se tali maestri esistono, Socrate sceglie di interrogare una persona perbene come Anito - cioè proprio colui che, nel suo futuro, sarà il principale spalleggiatore dell'accusa contro di lui. Per comprendere il dialogo con Anito, bisogna ricordare che i due interlocutori non hanno concordato una definizione della virtù, e che il problema dell'esistenza di maestri di virtù è posto all'interno di un sillogismo ipotetico.

Socrate propone ad Anito il modello della techne (90b), cioè di una disciplina settoriale che ha il suo proprio oggetto, le sue proprie procedure e i suoi propri criteri interni di validità: nei casi della medicina, dell'arte di fabbricare scarpe o di quella di suonare il flauto, esistono degli esperti che sono in grado di insegnarle. Ma se vogliamo imparare quella sophia e areté con la quale si amministra bene la polis e la casa, ci si prende cura dei propri genitori e si sanno accogliere e congedare cittadini e forestieri, a chi dobbiamo rivolgerci? (91a) Il modello della techne suggerisce che le persone più indicate siano coloro che si definiscono, per eccellenza, esperti: i sofisti. Anito nega con sdegno questa ipotesi: i sofisti corrompono i giovani. Dall'esame di Socrate risulta però che Anito si scaglia contro i sofisti senza averne avuta nessuna esperienza diretta. (92b) La sua posizione si basa sul sapere tipico della cultura orale: un sapere fondato sull'autorità della tradizione e non sull'esperienza in prima persona - sapere che viene rafforzato dalla sua ideologia democratica, che lo porta ad affidarsi acriticamente alla vox populi. 14

Nella prospettiva democratica di Anito, un qualsiasi Ateniese kalos kagathos (perbene) è in grado di trasmettere l'eccellenza, (92e). Il principio espresso da Anito, 15 che sancisce la competenza dei cittadini ateniesi in quanto tali, è - incidentalmente - anche il principio fondamentale della democrazia diretta ateniese. Socrate gli presenta vari esempi di uomini politici ateniesi eccellenti - Temistocle, Aristide, Pericle - i quali non sono stati capaci rendere virtuosi neppure i loro figli. Anito coglie nelle affermazioni di Socrate soltanto un attacco politico, 16 non si rende conto che Socrate sta affrontando, sulla base di questi esempi, anche il più ampio problema dell'insegnabilità della virtù intesa nel senso tradizionale - come addestramento e abitudine dovuta alla consuetudine - e risponde minacciosamente:

Mi sembra, Socrate, che sei facile a dire male della gente! Se vuoi darmi retta, ti consiglierei di andarci cauto. Se in altre città è facile fare del bene e del male alla gente, nella nostra è facilissimo. Anche tu, credo, lo sai! (94e ss.)

Bibliografia e URL rilevanti

Maria Chiara Pievatolo. Il caso Socrate.



[ 14 ] La provocazione di Socrate, che propone ad Anito proprio i sofisti come maestri di virtù, contiene anche una critica implicita alla democrazia: se la democrazia, infatti, si fonda sulla fiducia nella vox populi e reprime la critica scientifica, essa sarà inevitabilmente il terreno ideale per la retorica sofistica.

[ 15 ] Il medesimo principio e i medesimi argomenti ricorrono nel Protagora.

[ 16 ] Lo stesso Anito, in 92b-c aveva ammesso che i suoi giudizi durissimi nei confronti dei sofisti non dipendevano da nessuna sua esperienza personale; questo, tuttavia, non gli impediva di proferirli. Socrate allude probabilmente a questo comportamento quando conclude: «Ma se un giorno saprà che cosa vuol dire dir male della gente, si calmerà.» (98a)

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