Tetradrakmaton

Il Menone di Platone

Bollettino telematico di filosofia politica
btfp

Che cos'è la virtù? Primo tentativo di definizione

Invitato da Socrate (71d) a definire che cos'è la virtù, Menone risponde elencando una serie di esempi, nello stile dell'etica tradizionale (71e):

Questo elenco non risponde alla domanda di Socrate, che afferma di andare in cerca dell'ousia o essenza. (72b) Che cos'è la virtù? Che cosa fa sì che termini così diversi possano essere detti tutti "virtù"?

Socrate si spiega: in uno sciame, ci sono molti esemplari di api, ciascuno differente dall'altro per grandezza, bellezza e così via. Ma quello che fa essere tutte le api una uguale all'altra è quel carattere che, se sono api, hanno necessariamente in comune: l'ousia dell'ape. Se si vuole spiegare che cosa è un'ape, non si devono esporre le differenze fra un'ape e l'altra, ma si deve indicare quel carattere comune il quale permette di dire, di vari esemplari di insetti, che sono tutte api. Lo stesso discorso si deve fare per le virtù: per dire che esempi diversi di virtù sono, appunto, virtù, si deve indicare un solo eidos (forma, modello) comune a tutti, in virtù del quale una collezione di casi può essere ricondotta sotto un solo termine. (72c)

Quanto si dice per le api, si deve dire anche per la virtù: ci deve essere un unico modello di virtù che deve valere per tutti gli esemplari di virtù precedentemente indicati. Ne segue che la virtù nell'uomo e la virtù nella donna devono essere, in quanto virtù, la stessa cosa. Menone ha difficoltà ad accettare questa conclusione, non tanto a proposito di proprietà fisiologiche come la salute, la grandezza, la forza, bensì proprio in merito ad una qualità etica, come la virtù (73a). Per quanto allievo dei sofisti, dà talmente per scontata la gerarchia e la differenza sessuale, da rifiutare, in questo caso particolare, le conseguenze di un ragionamento cui egli stesso, per tutti gli altri casi, ha consentito.

In questo scambio di battute, emerge con chiarezza il carattere sovversivo dell'elenchos socratico: in un mondo eticamente e socialmente gerarchizzato e stratificato, la semplice ricerca di coerenza nelle definizioni mette radicalmente in discussione quanto sia la vecchia sia la nuova cultura - nella misura in cui aveva di mira semplicemente l'efficacia retorica - davano per scontato. Se si predica, di termini diversi, la stessa idea, questi termini devono avere in comune quello che corrisponde all'idea in questione; se non si riesce a mostrare che cosa questi termini hanno in comune, la nostra definizione è semplicemente una definizione di comodo.

Perché Socrate pretende una definizione unitaria?

Menone avrebbe potuto ribattere che la sua definizione "plurale" di virtù era sociologicamente corretta, cioè descriveva in modo accurato il sentimento condiviso nella società greca del tempo, mentre la definizione unitaria di cui Socrate va in cerca avrebbe avuto conseguenze socialmente inaccettabili, come l'uguaglianza fra uomini e donne. Perché Socrate, da parte sua, pretende una definizione unitaria?

Questa domanda è lasciata senza risposta, come esercizio critico per il lettore.

Glossario

Elenchos

Il verbo elenchein significa "confutare", ma la sua eredità semantica, dalla tradizione omerica, comprende anche lo svergognare, il far fare una brutta figura. L'elenchos o confutazione è lo strumento di corroborazione tipicamente usato da Socrate per mettere alla prova le affermazioni dei suoi interlocutori. Una tesi si può dire solida solo se, analizzata ed esplicata criticamente, si rivela internamente coerente ed esternamente non contraddittoria rispetto a quando complessivamente sostenuto da chi la sostiene.

Bibliografia e URL rilevanti

Maria Chiara Pievatolo. Il caso Socrate.

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