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Online Journal of Political Philosophy

Partizione della metafisica dei costumi in generale (239-243)

I (239). I doveri di virtù si distinguono dai doveri di diritto perché per essi non è possibile una legislazione esterna: essi, infatti. riguardano il fine dell'agente che, essendo identico alla legge stessa, è allo stesso tempo un dovere. L'adesione a un fine, infatti, è un atto interiore e non può essere imposta da una legislazione esterna.

Perché la morale si occupa in primo luogo di doveri - si pensi per esempio al De officiis di Cicerone - e non di diritti, dal momento che doveri e diritti sono in reciproca corrispondenza? Kant connette il primato dei doveri all'unica via attraverso la quale conosciamo la nostra libertà, vale a dire l'imperativo morale. Anche per Kant, come per Socrate, scopriamo la nostra libertà soltanto in un limite.

II. La dottrina dei doveri rappresenta l'essere umano sotto un duplice aspetto:

  1. homo phaenomenon: è l'essere umano così come appare nella nostra esperienza sensibile, soggetto alle determinazioni naturali;

  2. homo noumenon: è l'uomo in quanto capace di libertà, e dunque meramente sovrasensibile e intelligibile

Il diritto, che si occupa esclusivamente di azioni esterne, opera sull'homo phaenomenon. L'homo noumenon, invece, è di competenza dell'etica, che si occupa dei fini.

Tabella 3.1. Partizione in base al rapporto oggettivo fra legge e dovere
Dovere verso se stessi Dovere perfetto Dovere verso gli altri
1. Diritto dell'umanità nella nostra propria persona - di diritto 2. Diritto degli uomini
  Dovere:  
3. Fine dell'umanità nella nostra propria persona - di virtù 4. Fine degli uomini
Dovere imperfetto

I doveri di diritto concernono le azioni e non le intenzioni: riguardano, cioè, solo quello che facciamo e non i fini per i quali scegliamo di farlo. Per questo essi sono definibili con precisione, senza latitudine, e meritano il nome di "doveri perfetti". 72 I doveri di virtù hanno a che vedere con i fini e non con le azioni: poiché uno stesso fine può essere perseguito con più azioni diverse, meritano il nome di "doveri imperfetti" quando non s'identificano con azioni univocamente definite. 73

Tabella 3.2. Partizione secondo la relazione soggettiva fra obbliganti e obbligati
1. Relazione giuridica dell'essere umano con esseri che non hanno né doveri né diritti 2. Relazione giuridica dell'essere umano con esseri che hanno doveri e diritti
3. Relazione giuridica dell'essere umano con esseri che hanno solo doveri 4. Relazione giuridica dell'essere umano con esseri che hanno solo diritti

Mentre lo schema precedente classificava i doveri in quanto oggetto della metafisica dei costumi, questo ulteriore schema prende in considerazione i soggetti, per stabilire con quali soggetti possiamo istituire una relazione giuridica.

  1. Nel riquadro 1 non c'è relazione giuridica perché i suoi soggetti sono entità prive di ragione che non possono né obbligare né essere obbligati.

  2. Si può propriamente parlare di relazione giuridica solo nel riquadro 2: qui, davanti a noi, abbiamo un soggetto portatore di diritti e doveri, il quale dunque, come noi, può obbligare ed essere obbligato.

  3. Il riquadro 3 ci metterebbe di fronte a schiavi e servi della gleba, con i quali la relazione giuridica sarebbe asimmetrica: relazioni di questo genere sono esistite nel diritto positivo, ma Kant ne esclude il carattere giuridico perché incompatibile con il diritto secondo ragione.

  4. Nel riquadro 4 avremmo una relazione con Dio, che ha solo diritti e nessun dovere perché la sua volontà è santa e non subisce la legge morale come un imperativo. Non ci può essere un dovere giuridico nei confronti di Dio perché sarebbe un dovere trascendente, cioè al di sopra delle nostre capacità cognitive: Dio, infatti, è qualcosa che la ragione pensa come un'idea, ma che non può trovare nessuna incarnazione empirica come soggetto esterno che ci obbliga giuridicamente. Dal punto di vista etico, invece, dal momento che il fine è solo pensato e non apprezzabile nel foro esterno, l'idea di Dio può avere un uso appropriato.

Divisione della morale come sistema dei doveri in generale (242)

Due legislazioniCome spiega Kant nella Critica della ragion pura, la dottrina degli elementi ha il compito di fare l'inventario di materiali di cui si serve chi vuole costruire un edificio, che in questo caso è quello della metafisica dei costumi. Gli elementi di questo edificio sono i doveri, che vengono classificati secondo la tassonomia illustrata qui a fianco.

La dottrina del metodo riguarda le condizioni della costruzione dell'edificio edificato con i materiali preparati dalla dottrina degli elementi. Nel caso della metafisica dei costumi, la dottrina del metodo si occupa del modo in cui gli elementi vanno applicati alla prassi. In particolare, la didattica si occupa dell'insegnamento della virtù, mentre l'ascetica 74 del modo in cui debba essere esercitata. Questa costruzione - aggiunge Kant - implica anche una forma architettonica che è l'arte di connettere insieme diversi elementi, con metodi appropriati, per farne un sistema.

Per quanto concerne gli elementi, a quanto già noto lo schema aggiunge, nella sezione dei doveri di diritto, la distinzione fra diritto pubblico e privato. Secondo Kant, il diritto di natura (Naturrecht) o diritto secondo ragione non va diviso in diritto naturale e sociale, bensì in:

  1. diritto naturale (natürliches Recht) o diritto privato; 75

  2. diritto civile (bürgerliche Recht) o diritto pubblico.

La suddivisione fra diritto naturale e sociale, infatti, presuppone che lo stato di natura non sia uno stato sociale - che, dunque, gli esseri umani siano attualmente dotati di logos prima di esser parte di una società -, ma sia in esso concepibile un diritto. La divisione di Kant, invece, presuppone che lo stato di natura sia già sociale e vi sia possibile un diritto, ancorché solo privato, perché gli esseri umani, in quanto razionali, non hanno bisogno della polizia e dei tribunali per interrogarsi sul giusto e sull'ingiusto. Il passaggio al diritto civile, cioè l'istituzione di uno stato (civitas) nel quale sia reso vigente un sistema di leggi pubbliche coercitive serve in questo caso solo per garantire il diritto, e non per istituire la società. Una società, infatti, esiste anche prima del pactum unionis civilis, anche se non è civile perché ciascuno, essendo giudice in causa propria, è strutturalmente in conflitto di interessi e dunque ogni controversia è esposta a risolversi con l'uso, attuale o potenziale, della forza.



[ 72 ] Il carattere rigoroso dei doveri di diritto li rende gerarchicamente superiori ai doveri di virtù - cosa, questa, particolarmente ricca di conseguenze quando l'agente è un uomo politico.

[ 73 ] La Fondazione della metafisica dei costumi (1785), Ak IV 421-423 indica quattro esempi che corrispondono a ciascuna delle categorie dello schema presentato sopra. Una traduzione italiana è disponibile qui. In questo testo Kant precisa che un dovere è perfetto quando esclude ogni eccezione a favore dell'inclinazione: pertanto possono esistere anche doveri perfetti interni.

[ 74 ] Anche se oggi si intende prevalentemente in senso religioso, "ascetica" deriva dalla parola greca askesis, che originariamente designava l'esercizio o l' allenamento di un atleta.

[ 75 ] Correttamente Landolfi Petrone suggerisce di distinguere anche nella traduzione Naturrecht da natürliches Recht, in quanto posti tassonomicamente a livelli diversi.

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Immanuel Kant, La metafisica dei costumi by Maria Chiara Pievatolo is licensed under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
Based on a work at https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_mds